Donne e lavoro: sei mamma? Ti licenzio!

Le donne, il fulcro attorno a cui gira la vita ed il sostentamento familiare, molto spesso non riescono a conciliare carriera lavorativa e famiglia. La maggior parte delle donne, impegnate in ambito lavorativo, non possono lavorare se hanno in programma di avere un figlio.


E’ la notizia sorprendente e scoraggiante per il gentil sesso che è venuta fuori da un’indagine dell’Istat, in cui si attesta che quasi un milione di donne sono state costrette a dimettersi oppure sono state licenziate immediatamente dopo aver deciso di metter su famiglia. Non è noto come sia sempre più difficile essere madri al giorno d’oggi. Non può esistere una madre impegnata in ambito lavorativo. Secondo l’Istat la metà dei casi di abbandono è dovuta alla nascita di un figlio, mentre molte donne under 65 hanno lasciato il lavoro per matrimonio, gravidanza o motivi familiari.

Il campione femminile preso in esame dall’Istat comprende donne che hanno scelto di licenziarsi perchè interessate fortemente a diventare mamme. Figli e lavoro sono, a quanto pare, del tutto inconciliabili. Molte donne che non sono pronte a rinunciare al proprio lavoro ed alla carriera, indispensabile per il mantenimento del budget familiare, sono costrette a mascherare la gravidanza, fino a quando è possibile e poi a richiedere dei giorni di malattia quando nascondere il pancione è ormai impossibile. Quattro madri su dieci costrette a lasciare il lavoro non riescono più a riprendere l’attività, specialmente al sud.

L’Istat afferma che nel rapporto 2010 le donne sono la pietra miliare del welfare, in quanto reggono il peso maggiore per l’aiuto familiare, prestano ore d’aiuto ad altre famiglie, sono un sostegno imprescindibile per l’economia e la società. Le donne-madri sono sempre più impegnate nella cura di figli, genitori anziani, nipoti e non risultano essere più produttive per l’azienda per cui avevano la possibilità di lavorare. Nel 2010, secondo l’indagine, l’occupazione femminile è rimasta stabile, ma rimane una grossa disparità salariale tra uomo e donna, cresce il part-time ed il numero di donne sovra-istruite, che esercitano una professione con una qualifica più alta rispetto a quella necessaria per l’impiego.

Rispetto all’Europa, la partecipazione delle donne italiane al mercato del lavoro è molto inferiore, resta forte la disparità sulla scelta del part-time ed i licenziamenti di donne tra 30 e 40 anni, per gravidanza, sono davvero elevati. Tra nord e sud il divario si fa abissale e la maggior parte delle donne italiane è costretta alla vita da casalinga e non a carriere lavorative meritate, se decide di avere un figlio. Sembra davvero impossibile credere che la differenza tra uomini e donne, dopo anni di battaglie e rivendicazioni, resti invariata; sono sempre le donne a dover scendere a compromesso. L’indagine choc dell’Istat parla chiaro: se decidi di diventare madre vieni licenziata o costretta a dare le dimissioni. Questa la realtà decadente di un’Italia sempre più caustica in ambito lavorativo.



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