Diventare restauratore: esclusiva intervista a due importanti restauratrici italiane

Avete presente le splendide vetrate della facciata del Duomo di Milano? Pensate che siano lì da anni? Chi le ha sistemate con il passare del tempo? Un restauratore anzi, una restauratrice, Laura Morandotti, con l’aiuto della figlia, del Laboratorio Vetrate Artistiche Morandotti di Milano, attivo dal 1977.


Tra i lavori svolti: vetrate della Certosa di Pavia attribuite al Foppa; vetrate della facciata del Duomo di Milano; vetrate Liberty; vetrate del museo del Duomo.

Ma che cosa fa il restauratore? Come si acquisisce quella tecnica degli antichi artigiani che continua anche del XI secolo? Abbiamo intervistato per voi le due restauratrici direttamente nel loro laboratorio di via Commenda. Entrare nel laboratorio è già un’esperienza unica, con colori, vetrate, attrezzi, camici bianchi, ma anche tante foto ricordo di lavori passati. Ci sono fogli ovunque e un gran numero di libri. Sembra quasi che il laboratorio sia la loro seconda casa.

Ed eccole lì, Laura la mamma e Sara, la figlia, intente a lavorare ad un nuovo progetto per restaurare le vetrate del Museo del Duomo di Milano: Essere restauratore vuol dire passione, amore per tutto ciò che si fa. Per noi non ci sono giorni lavorativi. Se dobbiamo venire in laboratorio anche il sabato o la domenica non ci pesa.

Ma come si diventa restauratori? A rispondere è Sara: In Italia ci sono due scuole riconosciute: l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e la Scuola per il Restauro del Mosaico di Ravenna. Certo non basta però uscire da questa scuola per potersi dire restauratori. Si ha il titolo, ma non certo l’esperienza che si acquisisce solo andando “a bottega”. Un conto è studiare su carta e un conto è avere un pezzo da restaurare. Con la scuola hai il titolo, ma la capacità è data dall’esperienza. E’ lì che si imparano i segreti del mestiere. I maestri tramandano le loro tecniche attraverso la pratica. Nel 1972 è stata firmata la Carta Italiana del Restauro. Prima i lavori venivano fatti a caso, non rispettando alcun criterio. Grazie a questa carta invece, ci sono delle regole da mantenere. Ogni intervento deve essere documentato e riconoscibile attraverso una firma o deve comunque essere leggermente diverso dall’originale seguendo sempre la linea dell’oggetto che si ha davanti.

Tutti gli interventi poi devono essere reversibili. Le colle che usiamo infatti sono bicomponenti, che si possono togliere con acqua calda. Una caratteristica di questo lavoro è sicuramente il continuo contatto che abbiamo con varie figure come istituti scientifici e storici dell’arte, fondamentali per lo studio del degrado. Si parte da un rilievo-analisi di quello che hai davanti che documenti per iscritto e con foto. Poi puoi cominciare il lavoro. Puoi anche rimuovere un restauro avvenuto in precedenza, ma devi sempre fare un’analisi dell’originale e del restauro. Deve essere tutto documentato.

Ma se un giovane volesse aprire un’attività oggi? A che punto è il mercato? Qui interviene Laura, con tanti anni di esperienza e un laboratorio nato proprio dal nulla. Per quanto riguarda poi la possibilità per un giovane di avviare un’attività oggi è davvero difficile.

Non c’è uno stipendio fisso. Questo è un lavoro in itinere. Oggi un laboratorio avviato e abbastanza conosciuto riesce a stare in piedi. In passato sicuramente si aveva uno stipendio migliore, davvero dignitoso, ma la bellezza del lavoro ha sempre sopperito il problema di stipendio. Essere restauratore è un modo di essere. Se si ha questa passione, quasi tutto quello che si guadagna lo si investe nell’attività.

Per quanto riguarda l’Opificio di Pietre Dure di Firenze, diventata Scuola di Alta Formazione e di Studio nel 1998, i corsi durano cinque anni, comprendono lezioni teoriche ed attività tecnico-didattiche che si svolgono all’interno dei laboratori. La frequenza è obbligatoria.

L’accesso avviene tramite concorso pubblico internazionale, bandito annualmente dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Requisiti indispensabili sono il diploma e l’età tra i 18 e i 30 anni.

I percorsi formativi attivi ad oggi sono:

  1. Materiali lapidei e derivati. Superfici decorate dell’architettura;

  2. Manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile. Manufatti scolpiti in legno. Manufatti in materiali sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti;

  3. Materiali e manufatti in tessili e in pelle;

  4. Materiali e manufatti ceramici e vitrei. Materiali e manufatti in metallo e leghe

  5. Materiale librario e archivistico. Manufatti cartacei. Materiale fotografico, cinematografico e digitale

La sezione distaccata, la Scuola per il Restauro del Mosaico, è attiva dal 1984. Il corso ha durata quadriennale e vi si accede per pubblico concorso. Tra i requisiti richiesti per l’ammissione è necessaria un’età compresa tra 18 e 30 anni e il possesso di un diploma di scuola secondaria superiore.

Altro istituto è la Scuola di Alta Formazione per l’insegnamento del restauro, a Roma. Equiparato al diploma di laurea magistrale, ha durata quinquennale. I corsi sono a numero chiuso, con accesso per pubblico concorso bandito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Requisiti indispensabili per l’ammissione al concorso sono il possesso del diploma quinquennale di istruzione secondaria superiore (o quadriennale più un anno integrativo) e l’età non superiore ad anni 30 compiuti. Possono partecipare al concorso cittadini comunitari ed extracomunitari.

L’importo è suddiviso in due rate. La prima è di 400 euro, uguale per tutti gli studenti. La seconda varia in base al reddito. I corsi sono articolati in diverse aree di indirizzo specialistico:

1.Materiali lapidei e derivati. Superfici decorate dell’architettura;
2. Manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile. Manufatti scolpiti in legno. Manufatti in materiali
sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti;
3. Materiali e manufatti in tessili e in pelle;
4. Materiali e manufatti ceramici e vitrei. Materiali e manufatti in metallo e leghe.

nella foto: le restauratrici Laura Morandotti e la figlia Sara – foto di Michele Casagrande





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