Diventare interprete: formazione, requisiti, stipendio e opportunità di lavoro

Lavorare come interprete: le responsabilità del ruolo, il percorso di studi e i requisiti richiesti a chi vuole affermarmi come professionista del settore.

Quello di interprete è un lavoro che ancora oggi continua ad affascinare molte persone. Chi ama viaggiare e vede nell’apprendimento di una nuova lingua anche un’opportunità di crescita personale (oltre che professionale), probabilmente avrà già preso in considerazione questa attività. Per tutti gli altri che invece vogliono saperne di più, approfondiremo adesso l’argomento, soffermandoci in particolare su: i  titoli e requisiti necessari per lavorare come interprete, le responsabilità di questa mansione e le possibilità di carriera.


diventare interprete

 

Interprete: descrizione

Chi vuole intraprendere il mestiere di interprete deve, prima di tutto, imparare in maniera impeccabile almeno una lingua straniera. Per fare questo lavoro, però, non bisogna solo avere un’infarinatura generale o conoscere per sommi capi quelle che sono le espressioni più comuni della lingua parlata. Quello che fa un interprete, infatti, è occuparsi principalmente di traduzione orale, il che vuol dire fare da mediatore tra chi ascolta e chi parla. È il tipo di comunicazione che, di fatto, distingue l’interprete da tutti gli altri esperti di lingue. Si tratta cioè di un tipo di comunicazione veloce e dinamica che, all’atto della traduzione, deve sempre risultare chiara e poco confusionari.

Un interprete professionista, infatti, deve essere abile nelle comunicazioni orali prima di tutto, il che non vuol dire solo avere una buona parlantina e conoscere bene un idioma straniero. La gestione delle comunicazioni verbali (formali, colloquiali, con un pubblico più o meno vasto etc.), soprattutto per un traduttore professionale, implica tutta una serie di conoscenze e competenze che non tutti hanno. Persino quelli che si sentono particolarmente portati per questo tipo di attività hanno bisogno di studiare tanto e di fare molta pratica per risultare all’altezza. Non rimanere indietro durante la conversazione, sincronizzarsi con i vari interlocutori, rispettare le pause ed essere in grado di inserirsi tra un tempo morto e l’altro sono infatti doti che si acquisiscono solo dopo un preciso percorso di specializzazione.

Principali responsabilità

Quali sono oggi i principali compiti dell’interprete (e quindi le sue responsabilità)? Ebbene, generalmente, quello che fa un interprete è:

  • Tradurre dalla lingua di origine alla lingua di destinazione una o più conversazioni e/o interventi orali. La conoscenza di almeno due lingue è infatti presupposto base dell’attività di interpretariato. Questo vuol dire saper tradurre perfettamente espressioni generali, termini specifici e modi di dire di ognuna delle due lingue oggetto dell’interpretazione. Oltre ad una buona confidenza con la lingua straniera, dunque, è fondamentale avere un’ottima padronanza con quella che è la propria lingua di origine. Un ampio vocabolario personale, una buona dialettica ed eccellenti proprietà di linguaggio faranno in questi casi la davvero la differenza.  Fondamentale, inoltre, è che il professionista sia in grado di gestire (e quindi di interpretare) anche le conversazioni che implicano l’uso di una terminologia complessa. Basta pensare per esempio ad una interpretazione in tribunale o ad un convegno scientifico in cui, nella maggior parte dei casi, vengono utilizzati espressioni e vocaboli tecnici che un interprete deve sempre e comunque conoscere per potersi considerare un vero professionista.
  • Gestire e interpretare comunicazioni orali in maniera autonoma e senza difficoltà particolari. La traduzione a vista dell’interprete è ben diversa dalla classica traduzione preparata o simultanea con testo. In questi due ultimai casi, in particolare, le persone che si occuperanno di tradurre una conversazione, un colloquio, un’intervista etc. avranno a disposizione un testo su cui lavorare. In pratica si tratta della classica trasposizione con carta e penna alla mano, dove il traduttore ha la possibilità di rivedere (ed eventualmente correggere) l’elaborato prima di consegnarlo definitivamente. Quello che un interprete fa, invece, è parlare contemporaneamente all’oratore. Rapidità, empatia e padronanza delle lingue faranno dunque da padroni nella traduzione. Riconoscere un’espressione, uno stato d’animo o semplicemente il tono della lingua originale, quindi, può essere fondamentale in questi casi. Riuscire a gestire la comunicazione orale senza intoppi e tradurre senza perdere tempo è uno dei compiti principali dell’interprete che, per questo motivo, deve dimostrarsi impeccabile in questo.
  • Presenziare e dimostrarsi all’altezza dei vari eventi a cui viene inviato. Un interprete, poiché sarà chiamato a mediare la comunicazione tra due o più gruppi di persone, deve prima di tutto dimostrarsi in grado e all’altezza di ogni situazione. Che sia richiesto il suo intervento ad un evento mondano o a una manifestazione più o meno prestigiosa o più o meno formale poco importa. Professionalità e serietà dovranno sempre contraddistingue il suo lavoro. Ad una ordinata e corretta programmazione del lavoro, infatti, un bravo interprete deve necessariamente avere anche una buona flessibilità e ottime capacità di adattamento.
  • Collaborare con altri interpreti e coadiuvare la sua attività a quella degli altri professionisti coinvolti dal e nel suo operato. Un interprete, per quanto autonomo e indipendente sia nella gestione del proprio lavoro, non può permettersi di trascurare gli altri colleghi. La crescita personale e professionale, infatti, non può avvenire senza uno scambio reciproco di conoscenze, aiuti e opinioni. Per questo motivo, in ogni campo ma soprattutto in questo, collaborare con altri interpreti e confrontarsi con questi è sempre stato fondamentale per progredire e migliorare.

Formazione

Chiariti quelli che sono i compiti principali di un interprete e fatta chiarezza sul suo ruolo, arrivati a questo punto, c’è da chiedersi qual è il percorso di studi che garantisce oggi maggiori possibilità di carriera. L’ideale, sicuramente, sarebbe iniziare fin da subito a studiare una o più lingue straniere (per esempio iscrivendosi ad un liceo linguistico). Una volta preso il diploma di maturità, poi, bisognerà iscriversi ad uno di quei corsi universitari in traduzione e interpretazione o in mediazione culturale. Solitamente si tratta di lauree triennali che, una volta conseguite, permetteranno ai futuri dottori in lingue di iniziare a lavorare subito o di continuare il proprio percorso universitario. Una volta preso il diploma di laurea, infatti, sarà possibile accedere ai corsi di laurea specialistica (come per esempio i corsi di laurea specialistica in interpretazione di conferenza). Formarsi è fondamentale tanto per un interprete quanto per un traduttore ma, ad onor del vero, per riuscire ad avere una competenza linguistica avanzata, un ruolo importantissimo giocano anche la pratica e l’esperienza.

Per questo motivo lo studio di una lingua straniera, per dare i suoi frutti, deve essere messo alla prova in un contesto lontano dal proprio paese d’origine. Viaggi studio, semestri all’estero, progetti Erasmus sono tutte opportunità concrete che chi mira a fare questo mestiere non può e non deve lasciarsi sfuggire. Chi non ha le risorse economiche per affrontare un trasferimento in un altro paese, e questo bisogna sempre ricordarlo, può comunque usufruire oggi dei diversi contributi dell’Unione Europea (come il programma comunitario Socrates). Tanti sono infatti gli aiuti economici (spesso erogati sotto forma di borse di studio) destinati appunto a finanziare le attività di mobilità all’estero.

Un’altra buona idea per fare pratica con la lingua, e allo stesso tempo mantenersi, è quella dello stage all’estero. Vi sono infatti molte organizzazioni e imprese internazionali che, in diversi periodi dell’anno, accolgono studenti con o senza esperienza desiderosi di mettersi alla prova in questo senso. Il costante aggiornamento e perfezionamento, in fine, sono altri due elementi fondamentali per chi punta a lavorare a lungo come interprete. Di scuole per interpreti, private e non, ce ne sono in tutta Italia. Per evitare di perdere tempo, però, bisogna sempre cercare di affidarsi a chi è in grado di offrire servizi di traduzione e assistenza linguistica validi e di qualità. Per essere sicuri di stare scegliendo il meglio, dunque, basterà valutare per bene tutti i corsi per interpreti e traduttori che il mercato offre e, dopo aver valutato costi e benefici di ognuno, scegliere quello con il miglior rapporto qualità – prezzo.

Quanto guadagna un interprete?

Prima di capire a quanto ammonta lo stipendio medio di un interprete bisogna fare una precisazione, ovvero: si tratta di un lavoro che una persona può svolgere sia come freelance (e quindi come lavoratore indipendente) sia come impiegato (e quindi come lavoratore dipendente presso un’azienda). In entrambi i casi, ovviamente, i guadagni percepiti saranno diversi. Un lavoratore autonomo e con Partita IVA, infatti, è probabile che lavorerà solo in determinati giorni della settimana e non in maniera continuativa. Il compenso di quest’ultimo, dunque, sarà a prestazione o, più comunemente, a giornata/ore. In questo caso, in Italia, un interprete freelance può arrivare a guadagnare dai 200 ai 400 euro per un’intera giornata di lavoro. Come lavoratore subordinato, invece, lo stipendio medio di un interprete si aggira intorno ai 1.200 / 1.500 euro, ma in questo caso l’ammontare dipenderà soprattutto dal tipo di inquadramento e dal ruolo ricoperto dal singolo soggetto all’interno dell’azienda.

Competenze richieste

Quello di interprete è un lavoro che non tutti possono fare. Un vero professionista, oltre a una Laurea in Mediazione linguistica  o in Lingue Moderne, deve infatti possedere determinati requisiti, indispensabili per chi vuole fare questo mestiere. Un bravo interprete, nello specifico, deve avere:

  • alti livelli di concentrazione;
  • un’ottima conoscenza delle lingue;
  • eccellenti capacità comunicative e buone capacità interpersonali;
  • una buona preparazione culturale;
  • alti livelli di sensibilità;
  • ottime capacità analitiche;
  • destrezza manuale e buone capacità organizzative;
  • forse senso di responsabilità;
  • abilità nella gestione del tempo.

Offerte di lavoro come interprete

Le opportunità lavorative per un interprete sono diverse e sicuramente destinate a crescere. In una società multiculturale e in continuo fermento come la nostra, infatti, i continui flussi migratori (sia a livello europeo che internazionale) hanno permesso a più culture diverse di entrare a contatto. La comunicazione orale è fondamentale in qualsiasi ambito (commerciale, economico, politico, istituzionale etc.), dunque è facile capire perché la figura dell’interprete sia sempre più ricercata oggi come oggi.

Per iniziare a muoversi nel settore e per proporsi come interprete si può iniziare inviando per esempio il proprio CV ad una delle tante ONG o associazioni che operano in ambito internazionale. Enti e Istituzioni Comunitarie (in Italia e all’estero) sono poi quelli che a livello numerico garantiscono molte più possibilità di inserimento in questo settore. Da non sottovalutare, in fine, tutte quelle aziende o agenzie che si occupano di organizzazione di eventi. Fiere del libro, mostre, esposizioni e rassegne sono infatti spesso occasioni in cui gente nota e proveniente dall’estero viene invitata. Quando servirà qualcuno che faccia da mediatore e il pubblico è ad un interprete che i responsabili della manifestazione si rivolgeranno.

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