Diventare food designer

Dalla realizzazione di oggetti e packaging rivolti al settore alimentare, all’ideazione di nuovi concept per location dedicate al cibo, passando per l’organizzazione di servizi di catering ed eventi legati all’alimentazione e per la ricerca pura di nuove tendenze di settore.

Definire il Food Design e la professione di Food Designer non è semplice, si tratta un tema ampio che ha a che fare col cibo a 360 gradi, dalla produzione al consumo, dall’ideazione alla ricerca, dalla diffusione alla comunicazione.

Il Food Design”, ci ha spiegato Ivana Carmen Mottola, Concept Event&Food Designer di Roma e fondatrice di The.sign studio&food.house che ha ricevuto il premio speciale della giuria del concorso King of catering 2012 all’interno della manifestazione Pitti Immagine Taste a Firenze, “è una disciplina che si occupa del sistema-cibo non solo come materia o prodotto, ma analizza anche i bisogni e i mutamenti e le tendenze legati al cibo, e alla creazione di nuove modalità di fruizione del cibo”.

Per questo, il ruolo del Food Designer si concretizza in diversi settori: dal design industriale in senso stretto (colui che progetta strumenti legati al cibo, come nuove posate, nuove sedute o nuovi accessori, ad esempio), alla concettualizzazione di nuove aree per la fruizione del cibo, nuovi ristoranti, nuovi locali, e per farlo ha bisogno di analizzare le tendenze in corso, i bisogni dei clienti, le necessità dei ristorantori. Ma il Food Designer può essere anche colui che si occupa dell’eventistica, dell’organizzazione di iniziative legate al cibo, oppure di nuove soluzioni di consumo del cibo come nel caso dello “street food”, e può essere anche un esperto di comunicazione, magari un blogger, che sa come scrivere di cibo sul Web.

Ci sono Food Designer”, conferma Ivana Carmen Mottola, “che per formazione si occupano più della realizzazione di oggetti, altri di eventi, altri ancora di ricerca, per conoscere i bisogni esistenti nella comunità e trovare soluzioni. Per questo è un mestiere che richiede forte creatività e, prima di tutto, una vera e propria passione-ossessione per il cibo”.

Insomma, chi pensa che il Food Designer sia colui che compone un piatto in maniera artistica si sbaglia (questo, piuttosto, rientra nell’area dello “food styling”). Tra l’altro, per avvicinarsi a questo settore e diventare Food Designer di mestiere è possibile formarsi con master e corsi specifici, e successivamente si sceglie il percorso professionale a seconda delle proprie inclinazioni e soprattutto dalla propria formazione precedente. Ad esempio, ad aprile parte il Master in Food Designer allo Ied di Roma, formula week end, rivolto a professionisti, laureati in Architettura, Industrial Design, Interior Design, Product Design, ma anche a manager e responsabili del prodotto (alimentare, visual, allestitivo), organizzatori di eventi e chef.

Il Politecnico di Milano, invece, propone Corsi di alta formazione in Food Experience Design ed è molto legato allo sviluppo di nuovi concept e rivolto prevalentemente a laureati in Architettura,
Design o Ingegneria, e a professionisti che vogliano formarsi nell’ideazione, progettazione e arredamento di punti vendita innovativi.

Per essere bravi Food Designer”, spiega Vito Gionatan Lassandro, presidente di Fooda, associazione per il Food Design, “bisogna essere un po’ sociologi e un po’ psicologi, ma anche tecnici ed esperti di marketing: occorre una formazione a tutto tondo. Intanto Fooda sta ideando un museo itinerante, il FoodaM, che speriamo di realizzare per il 2015, in cui mettere in relazione arte, cibo e design, scardinando l’idea tradizionale di museo”.

Ma, una volta formato, dove cerca lavoro un Food Designer? Si può spaziare inviando curricula alle agenzie che organizzano eventi e a quelle specializzate in comunicazione, alle società di catering, alle aziende di produzione alimentare e alle aziende che si occupano di oggetti per la tavola, a seconda della propria formazione. “La mia”, racconta Ivana Carmen Mottola, “non è una formazione né industriale né in architettura, ma più manageriale e legata all’innovazione. Dopo aver aperto 7 anni fa un locale a Roma, il Supper Club, che univa la fruizione del cibo a quella dell’arte, ad esempio proponendo spettacoli durante le cene, ho sviluppato questa professione dal punto di vista della ricerca e dell’innovazione e mi occupo ora di eventi legati al cibo, creo concept e iniziative inerenti le attività espositive e i vernissage, i product lunch e le cerimonie, ma anche corsi come quello partito ai primi di marzo a Roma”.

Quali sono le possibilità di guadagno come Food Designer? Dipende. Dal tipo di progetto seguito, dai committenti, dai contratti. Il Food Designer può infatti lavorare come libero professionista o anche essere assunto direttamente da agenzie e società che organizzano eventi e comunicazione.