Diventare doppiatore: corsi, provini e tanta passione

La voce è la loro forza ed è grazie a loro se i personaggi di film e cartoni animati ci diventano familiari. Loro sono i doppiatori, ovvero degli attori che, tuttavia, in video non appaiono mai. Quello del doppiaggio è un mestiere affascinante e destinato a pochi “eletti”: per farcela ci vogliono indubbie doti, tanta determinazione (perchè è un mercato in crisi) e non guasta un po’ di faccia tosta.


Ma come si diventa doppiatori? Innanzitutto, frequentando un corso tenuto da una delle società di doppiaggio, o una scuola apposita. Ce ne sono diverse, soprattutto a Roma (patria del doppiaggio cinematografico) e a Milano (dove predomina il doppiaggio televisivo), e per accedervi è importante avere le potenzialità da attore, anche se non occorre avere concrete esperienze nella recitazione ma è utile avere seguito almeno dei corsi di recitazione e di dizione.

Tra le scuole di doppiaggio più rinomate di Milano c’è il Cta (Centro Teatro Attivo), che propone corsi di pre-doppiaggio (per sciogliere i dubbi e la confusione degli aspiranti doppiatori, instradandoli, se hanno doti e motivazione, al corso successivo) e di doppiaggio. Entrambi durano 4 mesi l’uno, e vengono avviati a settembre di ogni anno.

“Il corso di pre-doppiaggio”, spiega Paola Pucci, 29 anni, aspirante doppiatrice e affascinata sin da bambina dalla possibilità di trasmettere emozioni con il solo uso della voce, “si svolge ‘a leggio’, nel senso che non si è ancora all’interno di una cabina di doppiaggio, ma si ha l’opportunità di sperimentare e interpretare anelli, che è il nome convenzionale dato al frammento di scena da doppiare, tratti da cartoni animati, serie tv e film e di capire che per riuscire a trasmettere un’emozione bisogna prima di tutto sentirla, per primi, nel profondo”. Si accede al corso di pre-doppiaggio dopo un primo provino, e dopo il corso se ne deve superare un altro per accedere ai successivi 4 mesi di corso di doppiaggio “durante i quali”, prosegue Paola, “si entra finalmente in cabina e si prova a doppiare gli anelli, seguiti dal direttore che dà indicazioni relativamente alla recitazione e all’interpretazione, e da un fonico, che cura l’aspetto tecnico e del suono”.

Al Cta un corso dura 4 mesi e la frequenza è di una volta a settimana per 3 ore, mentre per quanto riguarda il costo, tra pre-doppiaggio e doppiaggio si parla di circa 2000 euro.

Ma come si fa, una volta finito il corso, ad avvicinarsi al mondo del lavoro?

“È qui”, spiega Paola, “che si iniziano veramente a mettere alla prova la volontà e la motivazione dell’aspirante doppiatore: si è doppiatore sulla carta, ma per esserlo di fatto si deve iniziare a seguire i turni di doppiatori professionisti nelle diverse sale di doppiaggio e quando ci si sente pronti e se ne ha l’opportunità, chiedere al direttore che ormai ci conoscerà almeno di vista, di poter sostenere un provino senza scoraggiarsi per eventuali insuccessi”. Insomma, un percorso in cui conta, oltre alla capacità, anche la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto.

“I vecchi del doppiaggio”, racconta Aldo Stella, direttore del doppiaggio al Cta e voce di Sàmi della Luce ne “I cinque Samurai” e di Teddy Ruxpin nell’omonima serie, solo per citarne due tra i molti, “dicevano che uno diventa doppiatore dopo fatto almeno 300 turni di doppiaggio perchè è un lavoro che si impara facendolo. Di fatto, il corso dà un’infarinatura e consente di esercitarsi un po’ al microfono, ma la fase più difficile viene dopo, considerato anche che da sempre il mercato assorbe pochissimi doppiatori”.

Nel concreto, terminato il corso di doppiaggio, la prassi prevede che si contattino le case di doppiaggio chiedendo di assistere ai turni. “Questa è la prassi”, prosegue Aldo Stella. “È così che si ruba il mestiere ai professionisti: osservando come lavorano dal vivo, assistendo ai turni con atteggiamento lucido, umile ma non sottomesso, e quando ci si sente pronti bisogna buttarsi e chiedere al direttore di poter fare un provino”. Spesso le stesse case di doppiaggio rispondono che non è possibile seguire i turni, allora il trucco è insistere, chiamare e richiamare finchè non si ottiene risposta positiva, o non si conosce qualche doppiatore che consenta di assistere al turno.

“Secondo me”, commenta Aldo Stella, “chi è determinato davvero, in qualche modo si inserisce. Ma non basta una bella voce, servono equilibrio e pazienza e voglia di imparare tutto ciò che serve. Ma quanto può costare alla fine? Dipenda da ogni persona: il costo dipende dal tempo, dalle energie, dalla pazienza. Ognuno conosce la propria situazione sia economica che di vita, e può valutare se iniziare questo percorso oppure no”.

Per quanto riguarda la carriera, questa è legata al numero di turni che un doppiatore fa: più un doppiatore è in gamba, e più turni segue, i personaggi che interpreta sono sempre più importanti e il numero di righe di testo da doppiare cresce. Questa professione prevede due modalità di pagamento parallele: un gettone di presenza di circa 72 euro, più un compenso per ogni riga che doppiata. Le righe dei dialoghi dei film sono pagate di più, a seguire quelle dei telefilm, delle soap opera e dei cartoni animati. Una riga di doppiaggio di un film del circuito cinematografico, ad esempio, è pagata 2,31 euro, mentre per un cartone animato si ricevono 1,54 euro a riga.

“Questo tariffario”, spiega Aldo Stella, “non impedisce a un doppiatore affermato di chiedere di più, tutto dipende dalla sua capacità”.

La categoria dei doppiatori è rappresentata dal Sai (Sindacato Attori Italiano), il loro è un lavoro da liberi professionisti con partita Iva, mentre i contributi vengono versati all’ex Enpals, ente che il decreto Salva Italia del governo Monti ha integrato nell’Inps.



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