Distacco dei lavoratori, presentata la riforma

Presentata dalla commissione europea la riforma sul distacco dei lavoratori. L'attuale norma è in vigore dal 1996.

La Commissione Europea ha presentato un progetto di revisione sulle norme in vigore sul distacco dei lavoratori, con la finalità di promuovere il principio della parità di retribuzione per lo stesso lavoro nello stesso posto. Cerchiamo dunque di comprendere quale sia il contesto normativo, e quali siano i principi ispiratori della riforma presentata dalla Commissione.


Cosa è il “distacco dei lavoratori”

Il distacco dei lavoratori è quella situazione in cui si prestano servizi a livello transfrontaliero all’interno del mercato unico europeo. Il lavoratore distaccato sarà dunque titolare di un contratto di lavoro in uno Stato membro ma – temporaneamente – viene trasferito dal datore di lavoro in un altro Stato membro per svolgere un incarico. Una situazione sempre più comune all’interno dell’Unione Europea tanto che – sostengono gli stessi dati della Commissione – tra il 2010 e il 2014 il numero di distacchi è aumentato di quasi il 45 %, e nel solo 2014 quasi 1,9 milioni di lavoratori europei sono stati distaccati in altri Stati membri. I settori più interessati dal distacco sono quelli edile, manifatturiero e dei servizi.

La norma attuale

La norma in vigore sul distacco dei lavoratori è una direttiva del 1996. La riforma di cui si discute è invece una integrazione della direttiva di applicazione del 2014, che i legislatori nazionali dovranno recepire entro giugno 2016 allo scopo di rafforzare i sistemi di protezione e di tutela contro le frodi e gli abusi e migliorare la cooperazione amministrativa tra le autorità nazionali competenti in materia di distacco.

Cosa prevede la riforma

La riforma ha il principale obiettivo di facilitare il distacco dei lavoratori in condizioni di concorrenza leale e nel rispetto dei diritti dei lavoratori con un contratto di lavoro in uno Stato membro che vengono temporaneamente trasferiti in un altro Stato membro dal datore di lavoro, garantendo condizioni salariali eque e parità di trattamento nel paese ospitante tra le imprese locali e quelle che distaccano i lavoratori. Il tutto, agendo su tre principali direttive interpretative: la retribuzione dei lavoratori distaccati, anche nel caso di subappalti, le norme sui lavoratori interinali e il distacco di lunga durata.

Sulla base della proposta di riforma, e come introdotto sullo stesso sito della Commissione, i lavoratori distaccati saranno di norma soggetti alle stesse norme che regolano il trattamento economico e le condizioni di lavoro dei lavoratori locali, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà e delle condizioni stabilite dalle autorità pubbliche e/o dalle parti sociali dello Stato membro ospitante. Si tratta di una sorta di estensione alla tutela già presente in alcuni settori, e che prevede che tutte le norme relative alla retribuzione che si applicano generalmente ai lavoratori locali dovranno essere applicate anche ai lavoratori distaccati. Ne consegue che oltre alle tariffe minime salariali, la retribuzione comprenderà anche altri elementi come i bonus o le indennità.

Tra le altre modifiche, anche l’evidenza dell’applicazione omogenea delle norme nazionali sulle agenzie di lavoro interinale alle agenzie con sede all’estero che distaccano lavoratori, e la previsione che, nell’ipotesi in cui la durata del distacco supera i 24 mesi, verranno applicate le condizioni stabilite dal diritto del lavoro degli Stati membri ospitanti, se queste sono più favorevoli per i lavoratori distaccati.



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