Disoccupazione, Istat: per uscirne ci vogliono più di due anni

Gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione, Per rientrare nel mercato del lavoro ci vogliono in media due anni e mezzo. Con tutti i problemi che ne conseguono.

Secondo gli ultimi dati Istat, la durata di un periodo di disoccupazione è in media di due anni e mezzo. In sostanza chi perde il lavoro e lo cerca per uscire dallo stato di disoccupazione impiega mediamente 24,6 mesi. Se invece si è alla ricerca del primo impiego il tempo necessario per trovare quest’ultimo consta di 34 mesi, difficoltà questa che colpisce palesemente i giovani (il cui livello di occupazione è calato). L’incidenza dei disoccupati di lunga durata (ovvero quelli in cerca di lavoro da più di un anno) ha raggiunto il 60% e lo stesso istituto di ricerca sottolinea come i tempi per trovare lavoro si stiano sempre di più allungando. Nel 2014 più 2,3 mesi rispetto all’anno precedente (più 3, per chi è alla ricerca del primo impiego).


Disoccupazione lunga: un fenomeno da combattere senza pietà

L’Istat definisce il drammatico fenomeno della disoccupazione lunga come una vera e propria “trappola”. Impossibile dissentire. Dei problemi generati dalla disoccupazione di lunga durata, la quale colpisce soprattutto il mercato del lavoro rivolto agli adulti, abbiamo più volte parlato, cercando di sviscerare sia quelli di natura economica, che quelli attinenti alla sfera psicologica e sociale. C’è infatti da tenere presente che la mancanza di un’entrata economica per lungo tempo non porta solo ad avere sempre maggiori diffcoltà ad arrivare a fine mese, ma anche che queste stesse difficoltà sono causa primaria di altri drammatici effetti, che incidono in maniera terribile sulla vita delle persone.

Cercare lavoro per molti mesi di fila genera ansia, paura di non farcela, scoraggiamento, sfiducia in se stessi. Sensazioni che, sottolineamo, vanno combattute sempre e comunque, perché esse stesse sono o comunque possono rivelarsi tra le cause della permanenza in disoccupazione. I loro effetti infatti possono concretizzarsi in minore impegno (invece bisogna provarci, sempre), mancanza di attenzione (con effetti negativi, ad esempio, sul redigere un curriculum o una lettera di presentazione), svogliatezza e indolenza.

Cresce l’occupazione adulta

Sebbene il dato non debba trarre in inganno e soprattutto non vada interpretato come antitetico a quello sulla disoccupazione di lunga durata, è un fatto, secondo i dati Istat, che il mercato del lavoro si stia sempre più orientando negli ultimi tempi sull’impiego di lavoratori adulti. Non così quindi quindi, avviene per quelli più giovani. Nel 2014 è stato infatti registrato un aumento di over 55 al lavoro, corrispondente a circa 320.000 unità (rispetto all’anno precedente), cifra che si contrappone al calo degli occupati under 25 (meno 46.000) e under 35 (meno 148.000).




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