Disoccupazione: in calo dall’inizio 2015

La disoccupazione è in calo dall'inizio 2015, ancora in positivo su base annua. Per Matteo Renzi i risultati sono buoni ma vanno migliorati

La disoccupazione è una problematica che riguarda ancora 3,22 milioni di italiani, ma ci sono segnali positivi che fanno ben sperare, nonostante i dati altalenanti. Il tasso di disoccupazione è sceso dello 0,2% da questo inizio anno, anche se su base annua è ancora in crescita dello 0,6%. Secondo il presidente del Consiglio Matteo Renzi, i risultati sono buoni ma tuttora insufficienti. La ricerca è stata condotta dall’Istituto di statistica, prendendo in esame il mese di gennaio 2015, l’ultimo trimestre del 2014, e i dati dello scorso anno. Secondo Matteo Renzi, i provvedimenti che sono ora al vaglio del Consiglio dei ministri, riguardanti la scuola e il progetto della banda ultra larga saranno determinanti rispetto alla svolta che si dovrebbe vedere a breve nell’economia italiana.


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Disoccupazione: in calo dall’inizio 2015

 

Soddisfatto anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, seconodo cui il Jobs Act darà presto i risultati sperati creando circa 150mila posti di lavoro in più rispetto all’inizio di questo 2015.  Dello stesso parere il responsabile economico del Pd Giuliano Taddei, secondo cui “sono i primi risultati apprezzabili, da consolidarsi tramite le riforme”. Un dato curioso è quello che riguarda la differenza tra disoccupazione maschile e femminile: su base annua è calata la disoccupazione tra gli uomini mentre è aumentata tra le donne, invece in quest’ultimo periodo la tendenza si è invertita e il dato positivo riguarda l’occupazione femminile, aumentata, nonostante nello stesso periodo quella maschile sia diminuita.

Il numero di disoccupati della fascia giovanile, dai 15 ai 24 anni, è calato dello 0,1% rispetto a dicembre 2014. Ancora al 41,2% sul totale dei giovani il numero dei disoccupati. Aumentano i lavoratori part time di più di 3 punti percentuali, e in crescita anche il numero di lavoratori “part time involontari” di cui avevamo già parlato, che ammonta a più del 64% sul totale dei lavoratori, contro il 62% circa dello scorso anno. Anche il numero dei contratti a termine, dei contratti a chiamata e dei collaboratori esterni alle aziende è in crescita: i datori di lavoro ricorrono sempre più alla possibilità di offrire lavori con accordi “flessibili”.




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