Disoccupazione contratto a progetto 2012

In un contesto non certo lineare per quanto concerne i profili di negoziazione dei principali termini della riforma del lavoro voluta dal ministro Elsa Fornero, continuano a comparire proposte più o meno realizzabili per cercare di alleviare le difficoltà da parte delle categorie lavorative meno avvantaggiate. Una delle ultime novità è stata presentata pochi giorni fa dai relatori al ddl lavoro Tiziano Treu (Pd) e Maurizio Castro (Udc), in linea con un pacchetto di 16 emendamenti che vorrebbe – tra le altre cose – introdurre un salario di base per i co.co.pro. e una prestazione di assistenza assimilabile a un vero e proprio assegno di disoccupazione che possa a sua volta integrarsi con la Aspi e la mini-Aspi.

Più nell’ordine, ricordiamo come l’emendamento preveda che il compenso dei lavoratori a progetto sia “adeguato alla quantità e alla qualità del lavoro eseguito, e non possa comunque essere inferiore, in proporzioni di durata del contratto, all’importo annuale determinato periodicamente con decreto del ministero del Lavoro”. In altri termini, spunterebbe, per tutti i collaboratori a progetto, la possibilità di poter negoziare con il committente un salario non inferiore a quanto previsto dal ministero del Lavoro, che a sua volta punterebbe a fissare un “floor” ai salario, calcolandolo sulla base degli emolumenti minimi provenienti dal comparto del lavoro autonomo e, dall’altro, dagli stipendi del settore privato. Un salario base che pertanto cercherà di ponderare quanto avviene nei due settori, permettendo ai co.co.pro. di poter disporre di una (teorica) maggiore forza contrattuale, che possa evitare eccessivi sfruttamenti delle loro prestazioni professionali.


Ma non solo: tra gli emendamenti spunta anche l’ipotesi di introdurre un assegno di disoccupazione per gli stessi collaboratori a progetto. In merito, i relatori spiegano che un disoccupato che ha lavorato per 6-12 mesi dovrebbe poter ricevere un’una tantum di circa 6 mila euro durante l’anno successivo. Una misura proporzionale, pertanto, oltre che “sperimentale”, visto e considerato che i relatori hanno previsto un periodo di prova per il prossimo triennio, al termine del quale tirare le somme attraverso una verifica puntuale (probabile, a tal punto, la conversione dell’una tantum in un ricorso alla mini-Aspi). Le risorse destinate per l’attribuzione di tale misura sperimentale, destinata ai co.co.pro, dovrebbero superare i 100 milioni di euro.

Tiziano Treu ha voluto precisare altresì come “ai co.co.pro. che hanno visto aumentare il carico retributivo di sei punti non solo garantiamo il salario base, per cui non ci perdano, ma è prevista anche qualcosa se perdono lavoro. Il nostro obiettivo era arrivare subito alla mini Aspi, ma al momento non è possibile, e quindi ci saranno due fasi: nella prima si rafforza molto l’attuale una tantum, per la disoccupazione”. Una conferma, pertanto, della volontà di allargare il nuovo ammortizzatore sociale anche ai co.co.pro., ma solamente nel medio termine, e non fin da subito. In attesa di sapere, con certezza, quali saranno le iniziative approvate all’interno della riforma del lavoro (i cui contorni si stanno gradualmente sfocando, rispetto a quanto era l’aspetto originario), scorgiamo ancora i maggiori dettagli del contenuto degli emendamenti attraverso le stesse spiegazioni dei relatori, che ben poco spazio all’immaginazione sembrano poter lasciare.

Con un raffronto con il passato, di fatti, Treu ricorda come nel precedente sistema per i co.co.pro. era previsto molto poco, “ed era molto difficile accedere all’assegno”. Se tutto andrà come previsto, invece, nella nuova norma dopo aver lavorato da sei mesi a un anno, il co.co.pro. potrebbe avere accesso a un assegno di circa 6 mila euro.

Nell’auspicio che la scure della certezza delle coperture finanziarie non si abbatta sull’aleatorietà presunta del meccanismo, gli emendamenti contengono altresì una interessante modifica al criterio di individuazione della “presunzione” di lavoro dipendente per le false partite IVA che, in sintesi, va a limare ulteriormente il recinto di applicazione della normativa allo studio. In altri termini, viene fissato un nuovo tetto – pari a 18 mila euro – oltre il quale si è esentati dalla verifica di presunzione della collaborazione coordinata continuativa. Rimangono inoltre validi, per coloro che non superano tale soglia, i tre requisiti più noti, superati due dei quali scatta la “presunzione” di co.co.co.: collaborazione con durata superiore agli otto mesi nell’arco di un anno, corrispettivo della collaborazione superiore all’80% del reddito totale annuo, postazione di lavoro “fissa” presso la sede del committente. In precedenza, il termine minimo di collaborazione era stato stabilito in sei mesi su dodici, mentre la percentuale di corrispettivo sul totale del reddito annuo lordo non avrebbe dovuto superare il 75%. Vengono altresì escluse tutte le presunzioni, ricorda Treu, “nel caso in cui vi sia un percorso formativo o professionale significativo, in presenza di un reddito complessivo da lavoro autonomo annuo lordo non inferiore ai 18 mila euro”.

Tra le ultime novità del disegno di legge sul lavoro, il ritorno dei voucher per le imprese commerciali e per gli studi professionali. Per quanto invece concerne gli attesi voucher per l’agricoltura, è esclusa la possibilità di fare ricorso allo strumento “nel caso in cui il titolare sia già un lavoratore iscritto nei relativi elenchi”.

Infine, per il lavoro intermittente (il cosiddetto call on job), “si potràp sempre procedere all’assunzione tramite chiamata per gli under 25 e per gli over 55. Abbiamo inoltre previsto che la chiamata si realizzi anche tramite un sms; nel caso di prestazioni integrate fino a 30 giorni, basta un solo sms per tutto il ciclo”. Le sanzioni per l’omissione della relativa comunicazione vengono inoltre ridotte da 1.000 euro a 400 euro.



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