Diritti dei malati oncologici nel lavoro

Le patologie oncologiche negli ultimi anni hanno registrato un vertiginoso aumento in quasi tutto il mondo. Sempre di più sono le persone che si trovano ad affrontare questa malattia che spesso colpisce nel pieno della vita e dell’attività lavorativa di un soggetto, creando notevoli disagi sia sul piano psicologico e sia su quello della vita familiare e lavorativa.


Essere malati di cancro, significa continuare ad avere il diritto di lavorare, quando la malattia lo consente, in ogni caso è indispensabile avere delle tutele in questo senso. Tenendo presente che il lavoro in molti casi può essere anche un mezzo terapeutico per lottare e restare attivi nella società in cui si vive.

A chi può rivolgersi un lavoratore affetto da tale patologia che desideri essere informato in tal senso sui propri diritti?

Il lavoratore potrà rivolgersi sul posto di lavoro: all'ufficio Risorse Umane; alle rappresentanze Sindacali (RSA /RSU); al rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS/RLST); al medico competente dove è esistente. Inoltre, ci si potrà rivolgere al proprio Medico di Base; ai Patronati; Sindacati e alle Associazioni di volontariato che sono al servizio delle persone affette da patologia oncologica e delle loro famiglie.

Quali sono nello specifico i diritti di un lavoratore colpito da una patologia oncologica?

1. Diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale verticale o orizzontale (art. 12 bis. Comma 1, d.lgs. 61/2000) qualora sia presente una ridotta capacità lavorativa a causa degli effetti invalidanti delle terapie. Quando il proprio stato di salute lo renderà possibile, si potrà chiedere nuovamente di trasformare il rapporto di lavoro a tempo parziale in rapporto di lavoro a tempo pieno. E’ un preciso diritto del paziente affetto da patologia oncologica fare tale richiesta!Le esigenze del lavoratore e dell'azienda devono trovare un accordo nel concordare i migliori modi di svolgimento dell'orario ridotto.

2. Si ha il diritto dove è possibile a scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e serve il consenso del lavoratore per richiedere il trasferimento in un'altra sede (art. 33, legge 104/92).

3. Ogni Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro prevede la durata massima del periodo di malattia. Durante questo periodo detto periodo di “comporto” si ha diritto alla conservazione del posto di lavoro e alla retribuzione nella misura e nei modi previsti dal contratto collettivo nazionale di riferimento. Alcuni contratti prevedono altre agevolazioni come ad esempio sul passaggio al lavoro part time o sui periodi di aspettativa non retribuita, altri contratti collettivi invece escludono dal calcolo di comporto i giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital e i giorni di assenze dovuti alle conseguenze delle chemioterapie, purché debitamente certificati.

4.Diritto ad usufruire di congedi e permessi se al malato è stata riconosciuta un`invalidità civile superiore al 50%. In questo caso si ha diritto ad un periodo di congedo retribuito per cure mediche connesse con lo stato di invalidità della durata massima di 30 giorni all’anno da fruire anche in maniera frazionata (art.7, DLgs.119/2011).Il datore di lavoro accorderà il congedo a seguito di domanda,accompagnata dalla richiesta sia del medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale o appartenente ad una struttura sanitaria pubblica, dalla quale risulti le necessità delle cura in relazione all'infermità riconosciuta e il relativo trattamento economico del periodo di congedo, calcolato secondo il regime delle assenze per malattia è a carico del datore di lavoro . Nel caso si ha la necessità di sottoporsi a trattamenti terapeutici continui non si è obbligati a produrre in ogni circostanza la giustificazione delle assenze in quanto può essere prodotta un'unica volta mediante un'attestazione cumulativa. I giomi di congedo per cure si aggiungono ai giomi di malattia previsti del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicato alla propria categoria. Il Iavoratore che abbia ottenuto il riconoscimento dello stato di handicap e invalidità permanente può usufruire a scelta di un permesso retribuito di 2 ore giornaliere o di 3 giorni mensili. In tale caso sarà necessario presentare apposita domande all’INPS che rilascerà una copia timbrata e firmata da consegnare al proprio datore di lavoro.

5. Si può richiedere un assegno ordinario di invalidità se si è iscritti all’INPS con 5 anni di contribuzione e assicurazione, di cui 3 anni nel quinquennio precedente la data di presentazione della domanda in cui sia stata riconosciuta una riduzione permanente della capacità di lavoro a meno di un terzo. A tal fine bisognerà presentare una specifica domanda di invalidità all’INPS su apposito modulo, allegando il certificato medico attestante l'infermità che ha ridotto la capacita di lavoro. Nel caso di riconoscimento di invalidità totale e permanente si ha diritto a chiedere la pensione di inabilità e anche in questo caso bisognerà presentare la domanda su apposito modulo corredata da certificazione medica.

6. La patologia oncologica può anche essere una malattia professionale, cioè essere connessa al lavoro che si svolge. Esistono tabelle ministeriali aggiomate che contengono un elenco di malattie professionali, contratta nell'esercizio di alcune lavorazioni specifiche. Se la malattia professionale e il lavoro che si svolge rientrano in queste tabelle, ci si potrà rivolgere al proprio medico di base per attivare la procedura necessaria a richiedere la prevista prestazione economica, a carico dell’INAIL, se invece la patologia non rientra nelle tabelle ministeriali, sarà necessario dimostrarne l'origine lavorativa mediante idonea documentazione sanitaria. In ogni caso bisognerà comunicare al datore di lavoro il sospetto carattere professionale della malattia mediante certificato medico, provvedendo alla comunicazione entro 15 giorni dall'avvenuta conoscenza o manifestazione della patologia. Il datore di lavoro avrà l’obbligo di denunciare all'INAIL la malattia professionale del suo dipendente entro 5 giomi dalla data di ricevimento del certificato medico.



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