Dire no al lavoro: come e quando è meglio farlo

E chi lo ha detto che essere sempre disponibili sia la cosa migliore? A volte occorre negarsi e fare i conti con le proprie reali possibilità

Quante volte vi siete sentiti sopraffatti dal lavoro? Quante volte avete realizzato (troppo tardi) di esservi assunti degli impegni che non potevate onorare? Non allarmatevi troppo: la vostra è una condizione diffusa, che riguarda tutti quei lavoratori che fanno fatica a dire no a chi propone loro un progetto. O a chi richiede il loro aiuto. Succede in continuazione ed in ogni angolo del mondo, tant’è che la GetVoip (azienda newyorkese che opera nel settore dell’Informatica e dei Servizi) ha deciso di dedicare un approfondimento all’argomento. Quello che ne è venuto fuori è un’infografica di facile consultazione che dimostra come dire no al lavoro possa essere utile e salutare. Perché chi “mette troppa carne al fuoco” rischia di bruciarsi e di fare più danni che altro.


Lo studio della GetVoip ha preso le mosse da una statistica significativa, che attesta che il 53% degli americani si sente oberato di lavoro e pensa di non avere tempo a sufficienza per portare a termine tutti gli incarichi che gli vengono assegnati. Accade a chiunque ritiene che sia sconveniente dire no al capo che gli affida un nuovo compito o a chi non riesce a non correre in soccorso del collega in difficoltà. Ma riflettiamoci bene: dire sempre di sì e farsi carico di tutto rischia di danneggiare noi stessi e l’azienda per cui lavoriamo. A lungo andare, infatti, lo stress e il sovraccarico di lavoro potrebbero compromettere la qualità delle nostre prestazioni. Essere disponibili, in maniera incondizionata, può rivelarsi un handicap; valutiamo bene le situazioni ed impariamo a gestirle nel modo più proficuo, senza farci condizionare da immotivati sensi di colpa che potrebbero trasformare la nostra vita in un inferno.

Quando e come dire no al lavoro

Gli estensori dello studio targato GetVoip sottolineano che è consigliabile rispondere no ad un capo o ad un collega che vorrebbero coinvolgerci in una nuova iniziativa quando:

  • l’incarico rischia di compromettere la qualità del lavoro che stiamo già svolgendo;
  • il nuovo progetto non è destinato, a nostro giudizio, ad apportare benefici all’azienda;
  • non siamo le persone più qualificate a farlo;
  • siamo consapevoli che non riusciremo a rispettare le scadenze

Si tratta, in sostanza, di comprendere se “il gioco valga la candela”. Ovvero se i benefici che potrebbero derivare dall’assunzione di una nuova responsabilità siano superiori ai possibili danni. Nel caso in cui appurassimo che è meglio lasciar perdere, dovremo fatalmente imparare a dire no. Come si fa? Ecco i consigli della GetVoip (in lingua inglese) seguiti dalla nostra personale rielaborazione.

Sii onesto e motiva la tua scelta

Dire no al capo che ti chiede di dedicarti ad un nuovo progetto non è facile. Il rischio è che si convinca che tu sia uno scansafatiche o che non tenga nella giusta considerazione la crescita della sua azienda. Per evitare il peggio, è bene spiegargli perché scegli di declinare l’offerta. Fornisci motivazioni valide e non tergiversare. Potresti, ad esempio, fargli notare che hai delle scadenze impellenti da rispettare e che non puoi assumerti la responsabilità di un nuovo compito a cui non potresti dedicare la giusta attenzione. Oppure che non pensi di essere la persona più adatta perché non credi sufficientemente nel progetto o non hai le competenze necessarie per svilupparlo al meglio. La tua onestà verrà apprezzata: il capo comprenderà che vuoi fare le cose per bene e che anteponi il successo dell’azienda alla tua carriera personale.

Proponi un’alternativa

Non devi necessariamente essere categorico. Se comprendi di non avere tempo a sufficienza per occuparti di un nuovo incarico, puoi sempre proporre al capo di parteciparvi in maniera più blanda. Potresti dire che, al momento, non sei in grado di seguire il progetto in completa autonomia, ma che sarai lieto di dare una mano a chi se ne occuperà a tempo pieno. E’ una condotta che testimonierà il tuo interesse per l’azienda, il tuo spiccato spirito di squadra e la tua capacità di individuare soluzioni alternative.

Sii consapevole della tua disponibilità

Ok, adesso non puoi assumerti l’impegno, ma se credi fortemente nel progetto e credi di avere tutte le carte in regola per portarlo a termine con successo, puoi anche proporre al capo di aspettarti. Ma attenzione: devi fare i calcoli per bene. Valuta la tua situazione e fornisci indicazioni precise sulla tua disponibilità. Una volta assunto l’impegno, non potrai più tirarti indietro. Se assicuri al capo che nell’arco di una settimana sarai in grado di dedicarti al nuovo progetto, allo scadere del sesto giorno dovrai liberarti di ogni altro onere od impegno. Ne va della tua credibilità: i capi perdonano pochissimo ai dipendenti inaffidabili ed imprecisi.

Chiedi aiuto al tuo capo

Non essere precipitoso nel dire no e valuta la possibilità di chiedere aiuto a chi ne sa più di te. Una buona mossa potrebbe essere quella di illustrare al capo la tua situazione: spiegagli che saresti entusiasta di assumerti questo nuovo impegno, ma che ciò significherebbe togliere tempo alle cose che stai già facendo. Chiedigli come pensa sia meglio muoversi ed attieniti alle sue indicazioni. Il capo potrebbe dirti che il lavoro che stai svolgendo può essere momentaneamente accantonato e che è più vantaggioso dedicarsi alla nuova iniziativa. Sarà lui ad indicarti le priorità e a decidere se è meglio lasciar perdere o rivedere i piani iniziali.

Ringrazia e mantieni le porte aperte

E se a volerti coinvolgere fosse un collega? Spiegagli che, al momento, non sei nella condizione di poterlo aiutare, ringrazialo per aver pensato a te (si tratta di un’attestazione di stima che va riconosciuta e gratificata) e mantieni le porte aperte. Fai in modo che il tuo no non venga equivocato: non stai certificando la tua indisponibilità a collaborare in futuro, ma solo constatando che, in questo specifico momento, non puoi assicurare il tuo impegno e la tua partecipazione a progetti nuovi. Né prestare aiuto in tempo reale. Un no garbato e supportato da valide ragioni non indisporrà nessuno.

Mostrati empatico

Sforzati di pensare che, prima o poi, capiterà anche a te di chiedere aiuto ad un collega. Come vorresti che reagisse? Tirarsi indietro e negarsi a volte è inevitabile, ma il rispetto e la buona educazione sono un’altra cosa. Evita di liquidare il collega con frasi del tipo: “Arrangiati da solo, ho altro da fare” e mostrati perlomeno empatico. Se ti ha chiesto una mano è perché è in difficoltà: il minimo che tu possa fare (nel caso in cui fossi costretto a dirgli no) è dargli un sostegno morale e testimoniargli la tua vicinanza. Non fare (o dire) agli altri quello che non vorresti fosse fatto (o detto) a te è un insegnamento che vale anche al lavoro.

Farsi assalire dai sensi di colpa, quando diciamo di no a qualcuno, non è proficuo né salutare. A meno che non constatiamo che lo facciamo per pigrizia o per mancanza di compassione. Occorre analizzare bene le cose e comprendere quando è meglio raccogliere le sfide e quando è invece più indicato fare un passo indietro. Perché, a differenza di quanto si possa pensare, dire no può fare bene. Alla vita privata e alla professione.

Inoltre ti consiglio:

#1 – Se cerchi un nuovo lavoro, ecco per te il Kit Lavorare Sempre, garantito da Bianco Lavoro per qualità ed efficacia!

#2 – Per avere sempre offerte di lavoro reali e verificate nella tua casella email in linea con le tue esigenze, registrati sulla nostra job board Euspert Bianco Lavoro selezionando la tua zona e categoria di interesse (il servizio è completamente gratuito)




CATEGORIES
Share This

COMMENTS