Diplomati e laureati: per loro il posto fisso resta una chimera

A quattro anni di distanza dal conseguimento del diploma e della laurea, molti giovani italiani faticano a raggiungere la stabilità economica e lavorativa. Ce lo dice l'Istat

Chi sono i diplomati e i laureati italiani? L’Istat è tornata a scattare una fotografia di quella che – sulla carta – dovrebbe essere la nostra “meglio gioventù”, snudando i tratti che confermano la difficoltà di trovare un posto di lavoro fisso. Gli ultimi dati, relativi al 2015, certificano le difficoltà di giovani e giovanissimi che annaspano tra precariato e instabilità. E che, ca va sans dire, tardano ad abbandonare la casa dei genitori. Non solo: la rilevazione sui “percorsi di studio e lavoro dei diplomati e laureati” pubblicata oggi dall’Istituto nazionale di Statistica fornisce anche interessanti indicazioni sui corsi di laurea che sarebbe consigliabile seguire, se non si vuole far crescere la platea di disoccupati o di sottopagati di cui l’Istat si occupa con altrettanta regolarità.


laureati

I diplomati

Partiamo dal campione dei diplomati nel 2011 che, quattro anni dopo, sono stati interpellati dall’Istat. Il 43,5% di loro ha dichiarato di avere un lavoro (era il 45,7% nel 2011), mentre il 21,8% di essere in cerca di un impiego. Il diploma ha aperto le porte dell’occupazione al 50% dei giovani del Nord, mentre quelli del Centro sono riusciti a “capitalizzare” il loro “pezzo di carta” nel 42% dei casi e i giovani del Sud solo nel 37% dei casi. Tra gli occupati, il 25,3% ha precisato di aver firmato un contratto a tempo indeterminato, l’11,5% di essere un lavoratore autonomo mentre il 63,2% di trovarsi in una condizione di sostanziale instabilità. Più nel dettaglio: il 33,8% di loro ha dichiarato di avere un lavoro a tempo determinato, il 13,8% di avere un contratto a progetto o di prestazione d’opera occasionale o di usufruire di una borsa di studio/lavoro; l’8,7% di non aver firmato alcun contratto (in pratica, lavora “in nero”) e il 6,9% di svolgere un’attività formativa retribuita ovvero uno stage o un tirocinio pagato dall’azienda. Sì, ma quanto? Stando alla rilevazione dell’Istat, il guadagno medio mensile di un diplomato nel 2011 (intervistato, lo ricordiamo, nel 2015) si aggirava intorno agli 850 euro. Una cifra non proprio rotonda che, infatti, spingeva l’81,6% di loro a restare a casa con mamma e papà.

I laureati

E i laureati italiani, se la passano meglio? Non tutti. Bisogna, innanzitutto, fare una distinzione tra i laureati di I e di II livello. Ad avere un lavoro, a quattro anni di distanza dalla discussione della tesi avvenuta nel 2011, era l’anno scorso il 72,8% dei laureati di I livello e l’80,3% dei “dottori” di II livello. Ma attenzione: anche chi ha appeso in stanza il titolo rilasciato dall’università deve fare i conti con un forte senso d’instabilità. Il 52,8% dei laureati di I livello e il 41,9% di quelli di II livello hanno, infatti, riferito all’Istat di aver firmato un contratto a tempo determinato o un contratto di collaborazione coordinata e continuativa o uno di prestazione d’opera occasionale o ancora di usufruire di borse di studio/lavoro. E se vi state chiedendo quali sono le lauree che pagano di più, in termini professionali (e non solo), sappiate che potrebbe rivelarsi una buona idea puntare sul gruppo Difesa e Sicurezza (quello che “sforna” militari, carabinieri, finanzieri ecc…) che ha procurato un impiego al 99,4% dei laureati. E’ andata bene anche a chi ha scelto Medicina (nel 2015, dichiarava di lavorare il 96,5% dei laureati) e Ingegneria (93,9%). Di contro, se la passano peggio i “dottori” in Lettere, quelli in Biologia, in Psicologia e in Giurisprudenza (a lavorare, a quattro anni di distanza dalla laurea, erano rispettivamente il 61,7%, il 58,6%, il 54,4% e il 67,6%). E veniamo all’aspetto economico: un laureato di I livello guadagnava mediamente nel 2015, secondo l’Istat, 1.283 euro; mentre uno di II livello arrivava ad intascarne 1.400. Con i laureati del gruppo Difesa e Sicurezza in testa a tutti: il loro “pezzo di carta” si è rivelato, infatti, anche il più remunerativo. I 1.842 euro mensili medi guadagnati dai laureati di I livello hanno fatto invidia ai “colleghi” di Lettere che hanno dovuto accontentarsi di 850 euro. E i 2.058 euro medi mensili messi in tasca dai laureati di II livello hanno surclassato i 910 euro racimolati dai “dottori” in Psicologia.




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