Devi uscire prima dal lavoro? Ecco cosa puoi dire al capo

Alcune richieste sono a prova di bomba, ma se il capo non si fida di te, sarà difficile ottenere il permesso di cui hai bisogno

Diciamolo schiettamente: non possiamo vivere di solo lavoro. Siamo degli esseri umani, con obblighi ed impegni da onorare e con sogni e progetti da coltivare, anche fuori dall’ufficio. Imparare a bilanciare la sfera privata con quella professionale – evitando di portare le preoccupazioni personali in ufficio e le ansie lavorative a casa – non è facile. E quando le cose si complicano, bussare alla porta del capo per chiedergli il permesso di uscire prima dal lavoro può diventare una stretta necessità. Le chance che la nostra richiesta venga accolta favorevolmente non sono scarse, specie se godiamo di una discreta considerazione. Ma per non correre rischi, è meglio fare tutte le valutazioni del caso. E studiare, nel dettaglio, cosa è bene dire al nostro superiore.


I fattori che condizionano la risposta del capo

La possibilità di ottenere facilmente un permesso per uscire prima dal lavoro dipende da una serie di fattori:

  • la politica aziendale. Alcune imprese promuovono la flessibilità e consentono ai dipendenti di gestirsi, in relativa autonomia, il lavoro. Purché rispettino le scadenze e garantiscano una certa qualità delle prestazioni. Non è una prassi molto consolidata in Italia, ma la tendenza sembra orientarsi in questo senso. Allontanarsi per un paio d’ore dall’ufficio, in aziende che sostengono il lavoro flessibile, non è un grosso problema;
  • il rapporto col capo. Se il rapporto col nostro superiore non è dei migliori, magari perché abbiamo sempre dimostrato di rispettarlo poco o perché non siamo riusciti a guadagnarci la sua fiducia, non è detto che acconsenta alla nostra richiesta. Anche se alla base c’è una motivazione valida. Non dovrebbe succedere (i bravi capi non si fanno condizionare dalle eventuali antipatie che nutrono nei confronti dei loro dipendenti), ma prepariamoci comunque alla possibilità di ricevere in risposta un rifiuto;
  • la nostra professionalità. Se abbiamo sempre lavorato sodo e ci siamo guadagnati il rispetto dei colleghi e la fiducia del nostro superiore non dovremmo avere problemi. La nostra professionalità ci spianerà la strada e predisporrà il capo ad accogliere favorevolmente la nostra richiesta. Dire “no” ad un collaboratore valido e leale – che non ha mai dato problemi, ma ne ha anzi risolti parecchi – è una consuetudine che appartiene solo ai dirigenti più sadici e insensibili. Auguriamoci che il nostro non faccia parte del club;
  • la frequenza con cui lo chiediamo. Cerchiamo di non perdere mai il senso della misura. Gli imprevisti potrebbero susseguirsi a catena (succede quando la cosiddetta “nuvoletta di Fantozzi” non smette di vorticarci sopra la testa), ma non possiamo certo pretendere che il capo dia prova di incondizionata comprensione. Se abbiamo assunto la cattiva abitudine di chiedere di uscire prima dal lavoro tre volte a settimana, abbiamo un problema. Corriamo ai ripari perché rischiamo concretamente di perdere ogni credibilità agli occhi del nostro superiore. Che, come minimo, inizierà a pensare di avere a che fare con un disorganizzato cronico.

Per convincere il nostro interlocutore – e dimostrargli che non prendiamo la cosa sottogamba – potremmo dirgli che ci siamo messi d’accordo con un collega che si è reso disponibile per “coprire” la nostra postazione, in nostra assenza. O che abbiamo già progettato di recuperare il lavoro da casa o nei fine settimana. L’importante è dimostrare che non stiamo inventando una scusa per sfuggire ai nostri impegni professionali, ma che ci stiamo limitando a chiedergli una cortesia perché non possiamo farne a meno.

Le richieste a prova di bomba

E veniamo al nocciolo della questione: cosa possiamo dire al capo per incassare il “sì” di cui abbiamo bisogno? Alcune richieste sono a prova di bomba e non possono non essere accordate. Ve ne proponiamo alcune.

  • Domani mattina ho un appuntamento con un cliente che vive in un’altra città. Posso uscire un po’ prima per organizzare lo spostamento e rivedere gli appunti che ho preparato in vista dell’incontro?
  • Ho ricevuto l’invito per presenziare a questo evento (un meeting, una convention, un workshop) che penso possa giovare alla mia carriera, aiutandomi a stabilire nuovi contatti. Posso andarci a nome dell’azienda?
  • Mi hanno chiamato da scuola per dirmi che il bambino non sta bene. Posso andare a prenderlo per portarlo a casa?
  • Mia madre deve fare una visita che ha prenotato mesi fa e mio padre non riesce ad accompagnarla. Posso chiederle il permesso di uscire prima?
  • Mi ha appena chiamato il consulente finanziario che ci assiste nella richiesta del mutuo; dice che può riceverci soltanto adesso. Mi dispiace chiederglielo così all’improvviso, ma posso andare via prima?

Una menzione a parte meritano poi le richieste connesse ad incidenti domestici o a problemi di salute. Il capo non potrà non intenerirsi quando gli racconteremo che il vicino di casa ci ha chiamato per comunicarci che il nostro appartamento si è allagato (o che ha trovato la porta di casa nostra aperta). O quando si accorgerà che non ci sentiamo bene, a causa di dolori o di allergie moleste che ci hanno steso al tappeto.

L’essenziale è non mentire. Se il nostro capo (o un collega) dovesse accorgersi che abbiamo inventato una “balla” per uscire prima dal lavoro, la nostra credibilità ne uscirebbe con le ossa rotte. Guadagniamoci la sua fiducia ed impegniamoci a non tradirla mai perché le conseguenze potrebbero essere pesanti. Chi agisce in maniera scorretta si avvia verso un sentiero scivoloso, fatto di diffidenza e disistima. Quando si troverà in una situazione di reale necessità, nessuno tenderà a credergli e pagherà il dazio della sua mancata sincerità.

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