Decreto Lavoro, troppa precarietà: pronta una denuncia alla Commissione Europea

Due avvocati di Milano, titolari dello studio associato Mei & Calcaterra, hanno presentato una denuncia alla Commissione Europea nella quale si punta il dito sull’abolizione della causale sui contratti a termine stabilita dalla nuova normativa sul lavoro, appena introdotta dal Governo Renzi.

In poche parole abolendo la causale, si lascerebbe via libera ai datori di lavoro di inserire persone a termine anche quando non esista alcuna motivazione oggettiva per non stipulare invece col lavoratore un contratto a tempo indeterminato. Si chiede insomma chiaramente l’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia

 perché con le sue decisioni interne disattenderebbe la normativa europea che considera giustamente i contratti a tempo indeterminato la tipologia modello che deve segnare i rapporti tra datori di lavoro e dipendenti che non rientrino in circostanze eccezionali, come appunto possono essere indicate da una causale chiara di necessità esclusivamente temporanea di manodopera.

Il limite poi del 20% di lavoratori assumibili con questa tipologia di contratto in un’azienda salta del tutto se essa non ha più di 5 dipendenti, ed anche quest’altra opzione secondo gli avvocati milanesi violerebbe la normativa europea perché introduce di fatto un uso indiscriminato potenziale di uno strumento che crea nuova precarietà sul lavoro, disincentivando i contratti a tempo indeterminato, così da disattendere chiaramente la forma mentis della disciplina europea che a riguardo recita:

“I contratti a tempo indeterminato sono e continueranno a essere la forma comune dei rapporti di lavoro fra i datori di lavoro e i lavoratori”.

I due avvocati non sono i soli sostenitori di iniziative del genere, perchè diversi parlamentari del Movimento 5 Stelle, dei sindacati di base ma anche diverse associazioni di giuristi stanno preparando o hanno già presentato iniziative con lo stesso comune denominatore: chiedere all’Europa che l’Italia cancelli una norma che considerano palesemente lesiva dei diritti dei lavoratori.

Sentiti dai principali giornali nazionali giuristi e sindacalisti di prim’ordine italiani, pare però che tale iniziativa non possa portare all’obiettivo prefissato perché comunque il limite massimo di 5 rinnovi (in realtà una parte della maggioranza di Renzi ne aveva proposti ben 8 di rinnovi da rendere possibili all’interno dello stesso tipo di contratto) e temporale di 36 mesi totali, tutelerebbe la straordinarietà di questa tipologia di contratto. Ma allo stesso tempo gli stessi uomini di legge quasi unanimemente riconoscono che una normativa del genere non porterà altro nella realtà dei fatti che ad un ulteriore precarizzazione delle vite degli italiani, che non riescono più conquistare quella stabilità fondamentale per poter vivere una vita dignitosa (perfino a livello affettivo). Inutile in particolare secondo i giuristi interpellati aumentare la flessibilità in entrata, se non si realizza prima una riforma del lavoro complessiva che renda accessibili a tutti gli ammortizzatori sociali, oggi disponibili solo ad alcune categorie di lavoratori.

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  • Cypherinfo 4 anni

    Mafiocrazia??

  • Anonimo 4 anni

    Sì infatti pensiamo a creare flessibilità in uscita, anzichè lavoro.. lo scopo è quello di diminuire la grave disoccupazione giovanile che in effetti necessita di interventi strutturali pesanti, ma non può essere risolta attraverso l’uscita dal mondo del lavoro delle generazioni meno giovani . Le modalità con cui stanno distruggendo lo stato sociale di una nazione è ancora ignoto ai molti. Senz’altro si otterrà un abbassamento pesante del costo del lavoro perchè chi vorrà rientrare lo dovrà fare a condizioni di forte svantaggio e sotto ricatto per 36 mesi .