Decreto Crescita, ecco i principali interventi in programma

Che cosa ha in mente il decreto Crescita e che cosa cambia sul fronte della fruizione dei benefici fiscali sulle riqualificazioni.

Con il Decreto Crescita il governo intende stimolare con maggiore impulso gli interventi sul settore edilizio e su quello impiantistico, con particolare riferimento alle materie della sicurezza e del risparmio energetico. In particolare, secondo quanto afferma la bozza che è stata approvata lo scorso 4 aprile dal Consiglio dei Ministri, un’impresa di costruzione che intendesse acquistare un immobile cielo-terra, per abbatterlo e poi rigenerarlo con nuovi standard più efficienti, potrà farlo in maniera fiscalmente più competitiva. Ma che cosa contiene il Decreto Crescita?


ecobonus

Decreto Crescita: Ecobonus

Iniziamo con il precisare alcuni aspetti dell’ecobonus, ovvero la nuova previsione che permette ai contribuenti che hanno diritto alla detrazione fiscale, di poterla “monetizzare” mediante uno sconto da fatturare, di pari importo, da parte della stessa società che ha realizzato gli interventi. A sua volta, il fornitore potrà ottenere un beneficio fiscale mediante un credito di imposta che potrà usare in compensazione, ma non in un unico utilizzo, bensì in 5 quote annue di pari importo.

Non è questo l’unico “ritocco” alla disposizione previgente. Innanzitutto, il valore della cessione del benefit è già impostato: lo sconto che il contribuente potrà contabilizzare in fattura dovrà essere pari al 65%. Dunque, nessuna possibilità di contrattare o di negoziare, tra le parti, uno sconto maggiore o minore

Per calare tale disposizione con un esempio, se il lavoro ammonta a 5.000 euro, il contribuente potrà disporre di un beneficio immediato in fattura pari 3.250 euro. Dal canto suo, il fornitore potrà compensare questo sconto usufruendo di un beneficio fiscale rappresentato da un credito di imposta pari allo stesso importo, da spalmare in cinque anni: in sintesi, 650 euro di credito per anno.

Come funziona la cessione

Il decreto prevede che entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del provvedimento, l’Agenzia delle Entrate dovrà emanare un provvedimento di attuazione per disciplinare tale tema.

Tuttavia, non mancano alcuni aspetti di perplessità. Il quotidiano Il Sole 24 Ore rammenta ad esempio come Rete Irene abbia espresso alcune perplessità sul dispositivo che sebbene a un primo esame riesce a semplificare i benefici per i contribuenti, e sebbene li metta al sicuro da qualsiasi tipo di negoziazione sulla cessione del credito fiscale che potrebbe vederli parzialmente soccombenti, dall’altra parte c’è il rischio che a dominare il mercato delle operazioni di riqualificazione energetica vi siano pochi soggetti che avrebbero vantaggio a sfruttare le compensazioni fiscali, e che finirebbero con il diventare main contractor, mediante contratti di subappalto verso coloro che nella filiera stanno più in basso, e realizzano direttamente i lavori.

È pur vero, precisa ancora il quotidiano, che la nuova modalità di cessione del beneficio contribuisce però a risolvere il problema del bonifico parlante pari al 100% degli oneri di intervento, perché l’amministratore condominiale avrà il solo compito di pagare la parte di spesa che non corrisponde al credito oggetto di cessione.

Estensione del Sismabonus

Altra novità introdotta dal decreto è l’estensione del Sismabonus, con riconoscimento anche nei confronti di quegli immobili a rischio sismico 2 e 3: costoro potranno beneficiare della detrazione fiscale del 75% (se si avvantaggia il passaggio a una classe di rischio inferiore) o dell’85% (se il passaggio è di due classi) sul prezzo di acquisto, per un tetto di 96 mila euro di spesa. Ricordiamo che al momento le operazioni agevolate sono solo quelle in zona 1, ovvero la più pericolosa.

Affinché si possa usufruire della detrazione è necessario che la casa sia ristrutturata o ricostruita, anche con variazione di volumetria, da imprese che l’abbiano venduta entro 1 anno e mezzo dalla fine lavori. Si precisa infine che il bonus riguarda le spese sostenute dal 2019 al 2021, e che viene riconosciuta anche in questa ipotesi la possibilità di cessione del bonus fiscale in cambio di uno sconto in fattura.




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