David Cameron: vogliamo sistema di immigrazione che metta i britannici per primi

Leggi più restrittive per gli immigrati che chiedono alloggio e sussidi senza dare nulla in cambio al Paese, chiusura dei “falsi” college per studenti fantasma e stop alle offerte di lavoro pubblicizzate all’estero. È questo che pensa David Cameron, primo ministro conservatore che rivoluziona il sistema di immigrazione per mettere gli interessi dei britannici al primo posto. Ecco di seguito i punti del suo programma.

Il governo ha un piano economico a lungo termine per assicurare un futuro migliore alla Gran Bretagna e il controllo dell’immigrazione ne è una parte vitale. Durante il governo laburista, 2 milioni e mezzo di persone sono entrate nel Paese in più di quante ne siano uscite. Un sistema le cui falle fino ad ora hanno permesso a persone qualificate di restare anche tre anni senza lavoro, per poi ritrovarsi a riempire gli scaffali dei supermercati. Un’elargizione indiscussa e generosa di benefit che ha invogliato migliaia di immigrati a trasferirsi in Gran Bretagna, ma per delle ragioni sbagliate. Negli ultimi quattro anni, sotto la guida del partito conservatore, le cose stanno cambiando. L’obiettivo primario è quello di rivedere il sistema d’immigrazione e fare in modo che siano i britannici ad essere messi al primo posto. Questo prevede l’attuazione di tre punti fondamentali: stretto giro di vite agli abusi del sistema; certezza che le “giuste” persone arrivino nel Paese per le giuste ragioni; garanzia per i britannici di non essere penalizzati.


immigrazione UK
I punti fondamentali del programma

Innanzitutto leggi ferree per eliminare gli abusi. A partire da tutti coloro che si trasferiscono per motivi di studio, rivendicando il diritto all’ iscrizione ai college salvo poi scoprire, come si è verificato, che si trattava di “falsi” college e di studenti fantasma. In uno di questi, nel corso di un’ispezione, addirittura non era stato trovato nemmeno uno studente: la giustificazione addotta era stata che tutti erano fuori per un’uscita didattica presso la Biblioteca britannica. Il governo ha adottato una linea dura e intransigente, chiudendo ben 750 di questi sedicenti college.  Punto cruciale: controllo dell’immigrazione. Ciò si traduce in verifiche rigorose alla frontiera ma anche in misure più restrittive da adottare all’interno del Paese. Come sottolinea il Primo Ministro, è assurdo che coloro che entrano illegalmente possano ottenere una patente di guida, affittare un appartamento o aprire un conto in banca. Ad oggi sono già state ritirate 3.150 patenti, da novembre ci saranno controlli più severi sugli affitti delle case e da dicembre serie disposizioni che impediranno agli immigrati illegali di avere un conto bancario. Ed ovviamente così facendo, non appena l’immigrato in modo illegale verrà individuato, sarà immediatamente espulso. Questo rientra nella nuova politica dell’ “espulsione prima, appello dopo”: fino ad ora accadeva esattamente il contrario, assistendo alle continue e numerose proteste di coloro che rivendicavano il diritto ad una vita e a una famiglia, senza pensare a quelle vite e famiglie che loro stessi avevano distrutto. Ora invece i criminali verranno espulsi e una volta tornati nel loro Paese potranno far appello.
Il secondo punto fondamentale del programma mira ad assicurarsi che le giuste persone entrino nel Paese per le giuste ragioni. David Cameron ricorda come il successo della Gran Bretagna sia stato costruito e consolidato grazie all’egregio contributo di dottori, insegnanti, inventori, uomini d’affari che hanno insegnato quanto sia importante accogliere chi realmente può contribuire alla crescita del Paese e non chi pretende senza nulla dare in cambio. Via libera dunque a tutti coloro che vogliono trasferirsi per queste giuste ragioni e non perché attratti in modo magnetico dal generoso sistema di benefit. Le nuove leggi non permetteranno più di ottenere in modo immediato sussidi di disoccupazione ma, verificati i parametri, solo dopo i primi tre mesi di residenza. Il periodo stesso di erogazione iniziale si riduce da sei a tre mesi.
Il terzo punto infine mira a mettere i britannici al primo posto. E soprattutto a non alimentare il risentimento di chi ha visto le proprie tasse finire nelle tasche di chi non ha mai versato nulla nelle casse del sistema. Anche per quanto concerne le rivendicazioni di alloggio popolare, d’ora in poi non sarà più possibile far domanda, se non dopo almeno due anni di residenza. E per quanto concerne le opportunità di lavoro, le agenzie del lavoro non potranno più pubblicizzare all’estero le offerte, se non dopo averle prima opportunamente divulgate in lingua inglese all’interno del Paese. Infine, quelle immesse sul portale europeo degli annunci di lavoro verranno dimezzate.
Per concludere, non si tratta di una semplice revisione del sistema d’immigrazione ma di una reale attenzione alla formazione, al lavoro e al welfare dei britannici. La Gran Bretagna rimane aperta ed accogliente nei confronti di chi la sceglie per lavorare, costruirsi una posizione lavorativa, studiare per far uscire il meglio di sé ma in modo corretto ed onesto e non penalizzante e irrispettoso dei britannici.



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