Dall’università al lavoro: intervista al prof. Massai del Career Service dell’università di Pisa

Qual è il percorso per passare dall'università al lavoro? Come aiutano i Career Service universitari? Scopriamolo in questa intervista

Durante il TECH JOBS fair di Pisa ho avuto l’occasione di incontrare ed intervistare il prof. Rossano Massai, docente dell’Università di Pisa e delegato del Rettore per i servizi di Career Service. Il servizio di Career Service dell’università di Pisa è considerato uno dei più efficienti in Italia e riesce a supportare gli studenti nella delicata fase di passaggio dallo studio al lavoro. Mi ha colpito molto positivamente il carisma e l’entusiasmo del prof. Massai, presente all’evento in maniera attiva a cercare di intercettare ogni opportunità per i suoi studenti. Ho quindi deciso di porgli alcune domande.


Il prof. Massai (a destra) intervistato da Marco Fattizzo al TECH JOBS fair

Intervista al Prof. Rossano Massai, delegato del Rettore al Job Placement e Career Service dell’Università di Pisa

Domanda: Prof. Massai, su quale tipo di laurea lavorate maggiormente?

Risposta: Cerchiamo di lavorare su tutte le lauree e percorsi di studi. Tuttavia i settori che maggiormente richiedono laureati sono fortemente concentrati in quello dell’Information Technology.

D.: Quindi in Economia e Giurisprudenza (ad esempio) si fa più fatica a comunicare con le aziende e favorire i percorsi lavorativi?

R: Per quanto riguarda le lauree in Economia non si fa eccessiva fatica, poiché in questo ambito abbiamo un bel numero di richieste e, di conseguenza, anche contatti con le aziende. Al contrario invece delle lauree in Giurisprudenza, nel settore Umanistico e Letterario in cui facciamo molta fatica. Così come anche in quei settori dove l’obiettivo lavorativo è legato alle professioni. Parlo dell’agronomo, del veterinario, etc. In questi casi si fa un po’ fatica anche se abbiamo notato che c’è una forte interazione all’interno della stessa azienda con settori completamente diversi. Quindi a volte può capitare che ci chiedano fisici o matematici o umanisti in aziende che fanno sviluppo o che fanno marketing o che si occupano di prodotti finanziari e assicurativi.

D: Il vostro ufficio fa un po’ da intermediario? Quindi  quando l’azienda chiede personale, dove andate a prelevare? Tra i laureandi, ragazze e ragazzi che stanno ancora studiando oppure neolaureati?

R: Dipende di volta in volta dalle richieste dell’azienda. Noi abbiamo una banca dati, quella di AlmaLaurea, che ci mette a disposizione i curricula di tutti i nostri laureati. Questi ultimi vengono mantenuti all’interno della banca dati fino a uno o due anni dalla laurea. Le aziende ci possono richiedere, come servizio, la fornitura di curricula (naturalmente selezionati in base alle loro esigenze).

D.: Quindi voi fate anche una preselezione? Queste persone le contattate e fate un pre-colloquio?

R.: No, questo no. Di questo se ne occupa l’azienda. Noi ci occupiamo solamente di fornire i dati. Dopodiché, se le aziende vogliono avere dei contatti diretti li forniamo e possiamo organizzare anche un workshop.

D.: E di tutto quello che accade dopo, tra aziende e candidati, voi avete dei dati e delle statistiche? Sapete se questa persona viene assunta e con che tipo di contratto?

R.: Sì, assolutamente. Seguire le numeriche ed avere dati è molto importante per il nostro lavoro.

D.: Cosa dicono quindi le statistiche?

R.: Le statistiche sono molto variabili e dipendono da settore a settore. Quello che abbiamo notato negli ultimi anni è che nel settore ICT, in quello tecnologico e ingegneristico i ragazzi arrivano ad essere inseriti nel flusso di lavoro già prima di aver terminato gli studi. Vengono intercettati dalle aziende quando sono ancora studenti. Di conseguenza tutte le volte che organizziamo un evento nel settore TECH, il numero di partecipanti è piuttosto ridotto in quanto i ragazzi, nel momento in cui si laureano trovano lavoro immediatamente o addirittura lo hanno già. Quindi in questo tipo di attività, c’è una forte carenza di laureati.

D.: In che zona i laureati trovano maggiormente lavoro? Nella zona di Pisa oppure ci sono persone che si spostano in altre regioni?

R: Moltissimi su Pisa, che ha un tessuto imprenditoriale forte e molto dinamico ed è sempre alla ricerca di figure valide. Nel settore ingegneristico comunque, tantissimi si spostano fuori, in altre regioni o anche all’estero.

D.: Quindi avete contatti anche con aziende in altre regioni italiane?

R.: Sì certamente. E sottolineo che i contatti ed i rapporti sono anche con aziende di grandi dimensioni. Parliamo di multinazionali come Ikea, Brico, SKF e GlaxoSmithKline, solo per citarne alcune.

D.: Invece nel settore prettamente dell’Information Technology quali sono le figure maggiormente richieste? Programmatori, sviluppatori? Competenze su particolari linguaggi di programmazione?

R.: La richiesta maggiore è quella di sviluppatori e programmatori, nelle più svariate sottocategorie. A proposito di queste figure c’è una cosa da dire: abbiamo recentemente verificato che esiste un limite, nel senso che, pur essendoci molta richiesta, i nostri laureati sono poco disposti a questo tipo di attività in quanto, uscendo da un percorso di studio molto complesso che dura come minimo 5 anni (fino ad arrivare a 6 o 7), si sentono sottodimensionati da un’attività di semplice programmazione. Questa è l’interpretazione che abbiamo dato.

D.: In base a quelle che sono le esigenze delle aziende e da come si muove il mercato del lavoro, c’è una risposta da parte dell’Università per quanto riguarda la didattica? Vengono modificati i piani di studio in tempo reale o comunque anno per anno per andare incontro alle esigenze di mercato e delle aziende?

R.: Questa è una domanda da un milione di dollari. Ed effettivamente, questo è quello che cerchiamo di fare. Riceviamo dei feedback da parte delle aziende rispetto all’inserimento dei nostri laureati, che vengono poi monitorati anche rispetto alle soddisfazioni personali del percorso di studi come anche sull’efficacia del percorso stesso. Quindi, in qualche modo, cerchiamo poi di fornire, ai dipartimenti e ai corsi di studio, quelli che sono gli elementi per una riprogrammazione. Il problema vero è che, in Italia, l’adeguamento dei percorsi didattici è fortemente legato a quella che è la normativa attuale e a quelli che sono i paletti imposti dalle classi di laurea.

D.: Come si può quindi riuscire a rendere il percorso di studi abbastanza flessibile da adeguarsi alle esigenze del mercato lavorativo e favorire l’inserimento in azienda?

R.: Cerchiamo di adeguarci sfruttando non tanto il percorso curriculare (che appunto è abbastanza rigido e legato alle normative), ma utilizzando percorsi aggiuntivi.

D.: Ad esempio?

R.: Ad esempio, all’interno di un percorso di laurea ci sono molti crediti formativi che possono essere dedicati ad attività formative volte all’ingresso nel mondo del lavoro. Per cui cerchiamo, per ogni corso di studi, di adeguare il percorso. Questo in quanto è molto difficile cambiare la struttura del corso di studi perché è legata a quelle che sono le tabelle della classe di laurea. E’ poi chiaro che, all’interno del singolo insegnamento, è la sensibilità del docente che lo porta ad adeguare la sua didattica a quelle che sono le richieste di mercato. Per esempio, nel settore ICT questo avviene frequentemente, in particolare dai nostri docenti di informatica e di ingegneria informatica i quali sono molto attenti a questi aspetti.

Utilizziamo, però, anche altri strumenti, come ad esempio dei workshop dedicati.

D.: A cosa servono esattamente?

R.: Ci siamo resi conto che i nostri studenti, generalmente molto preparati sul piano della didattica, hanno delle grosse carenze per quanto riguarda le competenze trasversali, le cosiddette soft skills. Per cui su questo abbiamo un programma specifico di workshop, che consente agli studenti di adeguare la loro preparazione. Si approfondiscono argomenti su come scrivere un curriculum, come ci si presenta per un colloquio di lavoro, come scrivere una lettera di presentazione e quali sono le strategie di selezione del personale. Questi sono elementi che noi forniamo e che molti corsi di studio, stanno introducendo nel loro percorso didattico. Recentemente, ad esempio, abbiamo organizzato e strutturato dei workshop per il dottorato di ricerca. Si tratta di un settore che fino ad ora, si riteneva fosse destinato solo alla ricerca. In realtà le statistiche ci dicono che il 60% dei dottori di ricerca va a lavorare nel privato. Quindi stiamo cercando di adeguare i percorsi anche a questo aspetto. La difficoltà è quella di cercare di strutturare i corsi di studio in funzione di quelle che sono le esigenze del lavoro, poiché abbiamo una struttura didattica che è troppo rigida ed è legata a quelle che sono le tabelle delle classi di laurea.

D.: Queste tabelle si muovono di anno in anno?

R.: No. Sono le stesse ormai da più di dieci anni.

D.: Però, ad esempio, nell’Information Technology anche se la struttura è la stessa, immagino che i software ed i linguaggi di programmazione che vengono insegnati siano attuali anche in riferimento alla sensibilità e competenza del docente. Dubito si possano insegnare concetti di informatica vecchi di dieci anni. Me lo conferma?

R.: Certamente. Per i docenti di informatica e di ingegneria informatica di Pisa c’è veramente uno stretto contatto diretto con il mondo del lavoro. Ci sono una serie di aziende che gravitano tutte intorno all’università, quindi in questi settori c’è uno scambio fortissimo di informazioni. In altri settori si fa un po’ più di fatica.

Rodolfo Duè, organizzatore del TECH JOBS fair – photo by Enikő Lőrinczi

Ringrazio il professor Massai per l’intervista concessa, certo che le sue risposte siano di grande aiuto ai lettori. Un grazie anche all’ottima organizzazione del TECH JOBS fair di Pisa per aver organizzato questo importante evento, che come anche viene fuori dall’intervista è qualcosa di davvero importante nell’incontro domanda e offerta di lavoro nel settore della tecnologia.

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