Dallo studio al lavoro: quali sono le scelte più convenienti?

Quali sono le scuole da frequentare e quali le lauree da prediligere per trovare più facilmente un impiego? Cerchiamo di rispondere, con il conforto di alcuni dati

Nell’Italia che continua a rilevare un numero troppo alto di disoccupati (soprattutto tra i giovani), ci sono aziende che faticano a trovare le persone che vorrebbero assumere. A certificare il paradosso il sistema informativo Excelsior messo a punto da Unioncamere e dal ministero del Lavoro secondo cui, nel 2015, le imprese italiane – che avrebbero potuto assumere 722 mila persone – non sono riuscite a scovarne, nel mercato occupazionale, 76 mila pari al 10,6%. Perché? Perché i candidati di cui hanno esaminato i curricula risultavano sprovvisti delle competenze specialistiche o dei titoli di studio richiesti. Ecco perché la strada che conduce dallo studio al lavoro deve essere intrapresa con grande accortezza e oculatezza, valutando gli sbocchi che può aprire all’orizzonte.


Non stupirà nessuno apprendere che il sistema informativo ha confermato che i corsi di laurea che garantiscono maggiori chance in ambito lavorativo sono quelle indicate con l’acronimo STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics). E che i neo-dottori che hanno più possibilità di trovare un impiego sono quelli che scelgono di scommettere sul ramo ingegneristico, economico, informatico e statistico-matematico. Stando ai dati raccolti da Excelsior, infatti, i laureati in Ingegneria ed in Economia sono quelli per cui si prevedono più assunzioni (il 30,9%), mentre quelli che usciranno dalle facoltà umanistiche dovranno accontentarsi di un ben più modesto 12,6% che è comunque più alto dell’8,8% previsto per i dottori delle aree scientifiche e del risicatissimo 1,1% dei laureati dell’area giuridica. Indicazioni che potrebbero aiutare a capire quale sia la strada più conveniente da imboccare.

Ma c’è di più: la ricognizione del sistema informativo (che, lo ricordiamo, si riferisce al 2015) ha fornito la classifica delle professioni più richieste tra i laureati “incoronando” al primo posto gli analisti di procedure informatiche. A seguire i progettisti di sistema per la gestione dei processi industriali, i consulenti di gestione aziendale, i progettisti di software e i progettisti di impianti industriali. E per quanto riguarda i diplomati? Avranno maggiori chance di trovare lavoro coloro che si candideranno come addetti alla riscossione dei tributi e dei crediti, ma anche chi si proporrà per fare il progettista di software e l’installatore di macchinari industriali. Buone opportunità si profilano, infine, anche per gli addetti agli stipendi e alle paghe e per gli addetti all’attrezzaggio dei macchinari utensili. La panoramica fornita fin qui aiuta a comprendere che i diplomati che hanno più possibilità di portare a casa uno stipendio (almeno nel breve periodo) sono quelli usciti dagli istituti tecnici e professionali, ma il discorso merita un ulteriore approfondimento.

Secondo il Rapporto 2016 AlmaDiploma, a un anno dal conseguimento del titolo, il 75% dei liceali dichiara di studiare all’università e solo il 3% di lavorare. Ben altre stime per gli ex studenti degli istituti tecnici: il 37% di loro afferma di studiare e il 28% di avere un impiego. E i diplomati degli istituti professionali? A un anno dall’esame di maturità, il 15% di loro dice di frequentare l’università e il 39% di lavorare. Ciò che si deduce è che gli studenti che hanno frequentato i licei sono quelli che continuano a investire nello studio (almeno per i successivi 4 o 5 anni delle loro vite), mentre i colleghi che hanno frequentato gli istituti tecnici e professionali scelgono di dare la priorità alla necessità di trovare un impiego. Con quali risultati? Buoni, soprattutto se dimostrano di aver già maturato esperienze di lavoro, di aver frequentato stage o di essere stati all’estero, anche per un breve periodo. O se certificano di essersi diplomati con un voto alto che può far salire significativamente le loro “quotazioni” in sede di reclutamento.

E se vi state chiedendo quanto gli studi scolatici siano risultati utili ai neo assunti del 2015, sappiate che il 23% dei diplomati degli istituti tecnici  e professionali ha dichiarato di utilizzare in maniera elevata le competenze acquisite sui banchi di scuola, circa il 47% di utilizzarle in maniera ridotta e il 29% di non utilizzarle affatto. Si tratta di dati che non devono incoraggiare a pensare che ciò che viene studiato a scuola è scarsamente “spendibile” in ambito lavorativo. Quanto piuttosto aiutare a comprendere che il bagaglio teorico acquisito in classe può non bastare. Per essere più competitivi, occorre puntare su abilità pratiche che possono essere conseguite frequentando laboratori o svolgendo stage in Italia o all’estero. Agli amanti del pragmatismo segnaliamo, infine, che il Rapporto 2016 confezionato da AlmaDiploma ha rilevato che gli ex studenti degli istituti tecnici  e professionali che hanno dichiarato di aver trovato un impiego hanno detto di guadagnare mediamente (a un anno dal conseguimento del titolo) 1.000 euro al mese. Con punte più alte per i metalmeccanici e gli addetti alla manifattura che sono arrivati ad intascare rispettivamente 1.275 e 1.220 euro al mese.



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