Dall’Università al mondo del lavoro: come investire al meglio sul futuro

Dagli ultimi dati emergenti da diverse ricerche condotte in Italia sulle università, risulta che laureati dell’area disciplinare tecnico-scientifica presentano un tasso di occupazione al 53% superiore di 8 punti percentuali a quello dei colleghi dell’area umanistica che si aggira intorno al 45%. Più nel dettaglio, la quasi totalità dei neo-laureati del gruppo medico risulta già occupata ad un anno dalla laurea 88% lavora, di cui 3,5% lavora e studia. Secondo un’indagine Unioncamere-Excelsior relativa al 2011, le lauree migliori per il lavoro sono quelle afferenti alle classi di studio di Economia, Informatica, Ingegneria e dell'area sanitaria, mentre quelle che presentano più difficoltà occupazionali risultano quelle in area umanistica. Le lauree umanistiche, inoltre, sono quelle in cui risultano la maggior parte degli iscritti e dei laureati (lettere e filosofia, scienze della formazione e dell’educazione, scienze politiche, psicologia, scienze sociali, lingue, ecc). Le aziende infatti sono sempre più in cerca di giovani con una formazione specifica in settori economici e tecnico scientifici, in base a quanto riporta AlmaLaurea, chi possiede un titolo in uno di detti ambiti solitamente riesce a trovare lavoro entro un anno dal conseguimento. I laureati appartenenti all’area tecnico-scientifica raggiungono più facilmente la stabilità contrattuale nello specifico 53 su cento, 18 punti percentuali in più rispetto ai colleghi dell’area delle scienze umane e sociali); per contro, tra coloro che sono in possesso di una laurea umanistica si rileva un diffuso ricorso ai contratti atipici che interessa 44 intervistati su cento 9 punti percentuali in più dei rispondenti con laurea tecnico-scientifica.

Orientarsi nella scelta del proprio percorso di studi

Estremamente importante per una scelta idonea del proprio percorso di studio è la fase di orientamento, che ha inizio al termine del percorso di studi nella scuola media superiore,questa prima fase di orientamento è articolata attraverso incontri tra studenti e docenti degli Istituti Superiori e delle Università. Una seconda fase riguarda il momento che precede l’iscrizione universitaria in cui gli studenti possono rivolgersi ai centri di orientamento Universitari per prendere tutte le informazioni utili ai fini di una scelta idonea. Nonostante i dati offerti dalle diverse statistiche e tutte le difficoltà che si trovano dopo la laurea, i ragazzi e le ragazze italiane continuano a preferire le facoltà umanistiche. Una spiegazione viene dal dato che molti degli iscritti alle facoltà umanistiche provengono da un percorso di studi di tipo tecnico e dipende dal fatto di avere sperimentato prima una cultura di tipo tecnico e di fronte a una certa aridità hanno preferito esplorare anche un altro universo. Occorre anche una certa dose di coraggio per tentare un’operazione di questo tipo. Il problema è di riuscire a capire come collocare questo tipo di cultura nell’ambito sociale. Adesso il problema è un po’ duplice perché con la riforma l’articolazione dell’offerta didattica si è molto ampliata e variata e anche il mondo imprenditoriale dovrebbe sapere come utilizzare questo capitale umano.

Come si può utilizzare il capitale "umanistico" nel mercato del lavoro?

Quello che ci si chiede è se le aziende italiane sono in grado di sfruttare il capitale “umanistico” che arriva da questo tipo di facoltà? L’università di Padova ha recentemente sviluppato un’indagine per misurare le possibilità di impiego dei laureati umanisti nel mondo delle imprese. La risposta è stata positiva sia da parte delle imprese sia da parte della disponibilità dei laureati umanistici a mettersi in gioco. Ciò che emerge dall’indagine è che un laureato in discipline umanistiche ha una flessibilità culturale e mentale che lo rende molto duttile e polivalente su cui è possibile impiantare competenze tecniche specifiche proprie di quel tipo di azienda o di altro tipo. Ed è su questa direzione che si dovrebbe continuare. Certamente l’università non può essere lasciata da sola ad affrontare determinati problemi. Le facoltà umanistiche hanno una loro struttura e non possono mettersi in concorrenza con le facoltà di economia o quelle tecnico scientifiche e mediche. Si tratta di capire quali competenze generali aggiuntive noi possiamo aggiungere a quella che è la formazione tradizionale. Ciò che rende socialmente impiegabile un laureato umanista è proprio la preparazione tradizionale, la mentalità umanistica. Il laureato umanista è quello che può adattarsi a più ambienti e più situazioni. In questo senso è fondamentale che università e imprese collaborino insieme, per trovare soluzioni che tengano conto della formazione sia di tipo tecnico- scientifica e sia di tipo umanistica, perchè il mercato del lavoro e la società hanno bisogno di entrambe queste discipline per realizzare un processo di crescita e di sviluppo socio-economico. Dare più spazio ad una o all’altra significherebbe tra alcuni anni ad avere lo stesso problema in senso opposto. Il problema è comprendere in che modo la formazione in queste discipline possa essere convertita al meglio all’interno delle imprese. Una strada potrebbe essere quella degli stage organizzati tramite accordi tra Università e imprese. Anche qui serve la collaborazione e il buon senso da parte delle imprese stesse. Se un’impresa ad esempio utilizza gli stage per avere manodopera a basso costo allora è difficile costruire un vero ponte tra formazione e mondo del lavoro. Però, ed è un dato già statisticamente rilevabile,che lo stage dove è stato utilizzato bene ha prodotto dei risultati molto positivi. Anche lo studente deve sapere interagire,cercando di imparare concretamente durante questa fase di tirocinio formativo, tenendo conto che la realtà del mondo del lavoro può portare dei contraccolpi,ed è indispensabile saper attivarsi anche alla soluzione di problemi o iniziative che possono comportare anche l’approfondimento di aspetti che sono fuori dal percorso di studio che si sta svolgendo. Una volta ci si laureava e ci si metteva in lista di attesa, questo tipo di mentalità non è più ammissibile, adesso serve anche una certa autoimprenditorialità. Gli esperti delle dinamiche aziendali smentiscono alcuni luoghi comuni come il fatto che i laureati in discipline come lettere e filosofia, lingue, psicologia, scienze della formazione, educazione, scienze politiche sono tutt’altro che disprezzati dalle imprese in quanto possiedono: cultura elevata e buona capacità di comunicazione sono molto apprezzate dalle imprese di maggiore dimensione, nell’ambito delle funzioni di marketing, dell’amministrazione e della gestione delle risorse umane.

C’è poi una sorpresa: pare che i laureati in lettere , filosofia, lingue siano molto apprezzati per la loro capacità di porsi domande e uscire da schemi rigidi di pensiero. In particolare i laureati in filosofia possano risultare utilissimi in ambiti teoricamente distanti dal loro genere di studi, come la progettazione dei software. Il problema, dunque, non sta tanto nelle competenze teoriche acquisite bensì nello scarso collegamento fra gli studi seguiti e il mondo del lavoro. In effetti, è l’esperienza pratica quella che manca ai laureati in discipline umanistiche: per questo, suggeriscono gli esperti, risulta fondamentale seguire un’esperienza post-universitaria di genere pratico, che ricomprenda un tirocinio in azienda. Tra gli sbocchi abbiamo quello nell’ambito dell’editoria, nelle redazioni di giornalistiche, nelle risorse umane, nelle pubbliche relazioni, nell’insegnamento, in agenzie culturali e come interpreti. In tutti i casi, però le statistiche affermano che ad un anno dalla laurea trova lavoro appena il 52% degli umanisti, con uno stipendio mensile netto medio che si attesta a 856 euro. E i letterati sono i dottori che più di ogni altra tipologia non trovano di meglio che un lavoro precario.

Per quanto riguarda di laureati in Scienze politiche e Scienze sociali possiamo ritenerli dei percorsi di studio che permettono una formazione a tutto tondo. Spesso i laureati di queste Facoltà sono chiamati “tuttologi” per la varietà di materie che si trovano a studiare. Lo studente di Scienze Politiche, in particolare è chiamato ad affrontare esami di diritto, economia, storia, geografia e lingue etc. Ma in particolare, i punti di forza del laureato di questa facoltà saranno una solida base nelle discipline economiche, storiche e giuridiche. Ovviamente il profilo dello studente dipenderà anche dal tipo di indirizzo scelto: indirizzo internazionale, amministrativo, economico ecc. Ma le caratteristiche che contraddistinguono il laureato in Scienze Politiche, qualunque sia l’indirizzo di studi scelto, sono una grande versatilità, apertura mentale, e un’ottima capacità di adattamento. Ma ora cerchiamo di rispondere all’interrogativo che sta più a cuore al giovane laureato in Scienze Politiche e Scienze Sociali: che tipo di sbocco posso avere nel mondo del lavoro? Oltre tentare la strada della carriera diplomatica in ambasciate sparse per il mondo. Potrà ricercare lavoro presso banche, imprese, organizzazioni private,organizzazioni del sociale, uffici stampa e case editrici specialistiche che trattano problematiche, giuridiche, sociali, economiche e politiche. Inoltre, i laureati in Scienze Politiche e Scienze Sociali possono partecipare ai concorsi pubblici per lavorare nella Pubblica Amministrazione. I laureati in Scienze Politiche grazie alla loro ottima conoscenza delle lingue straniere, possono anche trovare lavoro come interpreti. Infine, possono dedicarsi all’insegnamento di diritto ed economia nelle scuole secondarie superiori se il loro percorso di studi prevede l’aggiunta di esami necessari per abilitarsi a queste specifiche classi di insegnamento.

I laureati in scienze e tecniche psicologiche possono svolgere attività professionali in diversi ambiti, quali quelli psicosociali, ergonomici, della valutazione psicometrica, della gestione delle risorse umane, della formazione e delle istituzioni educative, dell'assistenza e della promozione della salute, in strutture pubbliche e private, nelle imprese e nelle organizzazioni del terzo settore. In particolare gli sbocchi occupazionali all'interno di strutture pubbliche o private possono riguardare i seguenti ambiti: servizi psicosociali e riabilitativi, con particolare riferimento alla prevenzione del disagio e al sostegno in situazioni-problema individuali e comunitarie; attività di valutazione psicologica; counseling nell'arco di vita, al bambino, alla famiglia, ai gruppi,con particolare attenzione alle istituzioni educative e alla terza età; appoggio alla ricerca psicologica; attività privata nei settori previsti dalle disposizioni che regolano la professione del laureato nella classe 34; individuazione e valorizzazione delle risorse umane.

Per quanto riguarda alcuni sbocchi relativi alle lauree come scienze della formazione o scienze dell’educazione alcuni tra gli sbocchi nel mercato del lavoro possono essere presso i centri di formazione professionale e di orientamento; nei servizi sociali; in quelli per il tempo libero, nella cultura, negli enti locali, nei servizi di prevenzione ASL, nei penitenziari, in enti del privato sociale; presso le aziende; cooperative sociali ecc..

In questo articolo sono state raccolte brevemente alcune esperienze di laureati in materie umanistiche raccontate da alcuni giovani italiani.

Angela C. , “ ho 36 anni, una laurea in Lettere e non ho mai smesso di lavorare da quando mi sono laureata. Ho un contratto a tempo indeterminato da quattro anni nel campo dell’editoria, faccio un lavoro “creativo” che mi appassiona. Tutto grazie a tanti sacrifici e moltissima formazione che ho cercato non solo in università”.

L’esperienza di Antonio F ., 34 anni, dimostra invece tutta la difficoltà di un laureato in filosofia: “ho iniziato a lavorare nella redazione di un giornale dopo essermi laureato, ma ancora oggi il mio lavoro è precario e mal retribuito, come tanti ho anche provato ad inserirmi nelle graduatorie scolastiche per l’insegnamento, ma anche in questo caso il mio lavoro è stato precario”.

Roberta S., laureata in Scienze della formazione, 39 anni, racconta: “dopo diversi alti e bassi, dalla correttrice di bozze, mi sono occupata di pubbliche relazioni in un’azienda di servizi alla persona. Dopo due anni l’azienda ha chiuso i battenti e ho dovuto cercare un nuovo lavoro, facendo diversi colloqui,ai quali le aziende mi facevano capire che avevano una laurea poco adatta. Solo dopo aver svolto dei corsi di specializzazione nell’ambito della comunicazione sono riuscita a trovare lavoro in una agenzia di marketing. Poi ho avuto un bambino e dopo la maternità l’azienda ha assunto al mio posto un’altra persona. Dopo un anno attraverso un concorso pubblico sono riuscita ad inserirmi come impiegata di settimo livello nella pubblica amministrazione, ed ora posso dire di aver raggiunto l’obiettivo di un lavoro stabile.

Luigi A., 35 anni, laureato in Scienze Politiche, racconta la sua esperienza nel mondo del lavoro: “ho iniziato a lavorare dopo un anno dalla laurea in un’agenzia di servizi per le imprese e dopo un periodo di gavetta e formazione all’interno dell’azienda, oggi mi occupo del reclutamento e della gestione del personale. Ho un contratto a tempo indeterminato, il mio stipendio è soddisfacente anche se la crisi si sente parecchio. Quello che penso in base alla mia esperienza è che chi ha talento e occasioni riesce ad affermarsi nel lavoro sia che abbia una laurea umanistica sia che ne abbia una scientifica. Ed e’quindi giusto incoraggiare le proprie passioni e non buttarsi su una laurea tecnico-scientifica o in economia perché più spendibile. Ragionando sui casi singoli casi, lasciando da parte le statistiche, mi sento di dire che quello che un percorso di laurea offre in spendibilità nell’immediato potrebbe addirittura non servire più tra alcuni anni perchè il mercato del lavoro cambia continuamente. Tutte le lauree servono o possono non servire a niente, tutto dipende dalle occasioni che ognuno di noi trova sulla propria strada, dalla capacità di sapersi vendere e proporre al mercato del lavoro, ma anche dalla nostra capacità di essere flessibili nell’entrare in ambienti di lavoro diversi dal nostro percorso di studi, ma non per questo meno soddisfacenti.Tuttavia, se parliamo di numeri reali e di statistiche ci sono lauree che offrono maggiori sbocchi professionali e altre meno. Questo non significa che chi ha la passione per una disciplina umanistica debba accantonarla: sicuramente dovrà essere preparato a lavorare in un campo non direttamente collegato a quello in cui ha studiato. Questo aspetto può essere visto non in modo negativo ma come una possibile ricchezza.”

E voi che cosa ne pensate? Quali sono le vostre aspettative dal mondo del lavoro una volta laureati? Condividete le vostre esperienze.

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  • Scarnecchia Nadia 5 anni

    Sono laureata in scienze dell’educazione triennale con ottimi voti ed ho una specializzazione in metodi per l’educazione cognitiva. Non ho avuto particolari difficoltà a trovare occupazione sin ora, perchè purtroppo ci sono molte persone che hanno bisogno di educatori e il sociale è un settore ricco di necessità. Il problema è diverso, per quanto riguarda il mio settore: non è che non ci sia lavoro, è che è sottopagato, maltrattato. I tagli nel sociale sono molto importanti, le famiglie non si possono permettere di spendere delle cifre esorbitanti per l’educatore, quindi spesso lavoriamo per 6, 7, 8 euro lorde, senza contributi e misure assistenziali per progetti di breve durata e da poche ore.

    Non deve passare il messaggio falso che i laureati in sc. dell’educazione non trovano impiego, il problema è che non si trova nulla (o quasi) degno di essere definito lavoro. Con progetti da 6 ore a settimana che durano  pochi mesi, pagati al lordo 7 euro l’ora (senza contributi, ferie, mutua…) non si vive.

    Diciamolo chiaro, si pensa che chi lavora nell’ambito dell’educazione  e del sociale debba limitarsi a fare volontariato o assistenzialismo, troppo spesso per stipendi che somigliano a rimborsi spese. Non è vero che non c’è lavoro, ce n’è…e che non vogliono/possono pagarlo, perchè l’ultimo problema di chi amministra questo Paese è il sociale e questo danneggia profondamente professionisti ed utenza. Alcune lauree (ingegneria, economia, etc…) saranno anche lauree più forti (perchè producono guadagno diretto), ma purtroppo se un ingegnere ha bisogno dell’educatore, perchè il figlio ha delle difficoltà, non può ignorare il bisogno….e l’educatore serve e andrebbe pagato decorosamente.

    Un paese civile investe nell’educazione e sostiene le persone più deboli, per dar loro opportunità di vita. Se agli utenti non diamo opportunità e risorse: loro avranno una vita poco autonoma e lo Stato dovrà mantenerli! Ha senso? C’è lavoro per il laureati in scienze dell’educazione, il problema è che li si vuole pagare cifre che non consentono la sopravvivenza o una vita decorosa, quindi chi può permetterselo preferisce stare a casa.

  • Gio 5 anni

    mai letto nulla di più falso!sono laureata in biologia da sei anni con otto tirocini alle spalle,tirocini di ogni tipo e ancora adesso quasi 33 enne non ho trovato nulla.
    diciamo che queste indagini di mercato sono false e tendenziose.conosco persone che con lettere e s politiche lavorano molto più di laureati in economia medicina etc etc.
    non si dicano Palle perchè oggi in ITALIA la laurea non serve più,ad eccezione se non ci si iscrive alla Bocconi alla LUISS atenei per figli di papà per nulla migliori degli altri,ma soltanto persone con soldi facili!

  • Alessandro. 5 anni

    Sarebbe bello che nelle interviste, venisse pure chiesto a chi lavora, se questo lo ha  attenuto completamente con le proprie forze, cioè arrangiandosi, o se invece il lavoro che si svolge è dovuto all’aiuto di parenti o conoscenti, come mi capita di sentire spesso da persone che conosco.
    Questo lo dico poichè laurea o non laurea, corsi o non corsi, spesso trovare un lavoro, anche part time, non è affatto facile, nemmeno dopo un anno dalla laurea.
    Ribadisco, più di qualche volta (anche se non sempre, ci mancherebbe), è necessari l’aiutino  del fidanzato/a, del genitore, del parente, del conoscente per trovare occupazione.
    Sono pessimista? Può darsi, io credo invece di essere realista.
    Grazie dell’attenzione,
    Alessandro.