Dall’Aspi alla Naspi: presente e futuro degli ammortizzatori sociali

Perno centrale del Jobs Act di Matteo Renzi, la Naspi è la Nuova Assicurazione sociale per l’impiego, ed è destinata a sostituire le varie forme di ammortizzazione sociale mediante un unico, nuovo supporto destinato alla generalità dei lavoratori (compresi quelli precari, che fino ad oggi erano esclusi dall’applicazione delle altre indennità di disoccupazione). Ma cosa è l’Aspi? E quali saranno i cambiamenti che verranno apportati dalla Naspi?


Guida alla Aspi 2014

Partiamo con ordine, e diamo uno sguardo alla situazione attuale, prima di cercare di prevedere in che modo cambierà, nel prossimo futuro, la situazione degli ammortizzatori sociali in Italia.

Requisiti soggettivi. L’Aspi si applica a tutti i lavoratori dipendenti (inclusi gli apprendisti), ai lavoratori soci di cooperativa, ai lavoratori subordinati dei settori artistico, teatrale e cinematografico e i dipendenti a tempo determinato delle Pubbliche Amministrazioni. Di contro, l’Aspi non si applica ai dipendenti a tempo indeterminato delle Pubbliche Amministrazioni, ai giornalisti, ai religiosi, agli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato (per costoro vi sono specifiche regole), ai lavoratori extracomunitari entrati in Italia con permesso di soggiorno di lavoro stagionale.

Requisiti oggettivi. Il lavoratore che rispetta i requisiti soggettivi può richiedere l’accesso all’Aspi se rispetta due requisiti oggettivi fondamentali: lo stato di disoccupazione involontario. Nei casi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro l’Aspi è riconosciuta solamente se la risoluzione è avvenuta per trasferimento ad altra sede della stessa azienda distante più di 50 km o 80 minuti con i mezzi pubblici, nell’ambito delle procedure di conciliazione, precedente stato di disoccupazione (se il lavoratore disoccupato trova un lavoro l’Aspi è sospesa, ma se cessa il rapporto di lavoro riprende dal punto in cui si era interrotta), o in caso di almeno due anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane di  contribuzione nell’ultimo biennio.

Quanto dura. L’Aspi è un’indennità mensile che, a regime (nel 2016, semmai l’Aspi dovesse arrivare fino a tal punto), viene erogata per 12 mesi per i lavoratori con meno di 55 anni di età, e per 18 mesi nel caso di lavoratori di età pari o superiore ai 55 anni.

Importo dell’Aspi. L’Aspi è corrisposta nel 75% della retribuzione (se non superiore a 1.180 euro, la parte eccedente è valutata al 25%) fino al 6° mese, nel 60% dopo il 6° mese e fino al 12° mese, nel 45% dal 12° mese al 18° mese.

Quando si perde l’Aspi. L’Aspi si perde se si trova una nuova occupazione con contratto di lavoro dipendente di durata superiore ad almeno sei mesi, o si inizia un’attività autonoma. Ancora, l’Aspi viene interrotta se si raggiungono i requisiti di pensionamento di vecchiaia o anticipato, se si acquisisce diritto all’assegno ordinario di invalidità, se ci si rifiuta a partecipare, senza giustificato motivo, a iniziative di politica attiva, se non si accetta una nuova offerta di lavoro inquadrata in un livello retributivo superiore almeno del 20% rispetto all’importo lordo dell’indennità.

Come si richiede l’Aspi. Sancito quanto precede, è bene ricordare come la domanda di accesso all’Aspi debba essere effettuata entro 60 giorni dalla perdita dell’occupazione, inoltrandola via web, contact center, patronati o intermediari.

Come viene finanziata l’Aspi. L’Aspi è finanziata dai datori di lavoratori a tempo indeterminato, e tempo non indeterminato. I primi contribuiscono per l’1,31%, oltre lo 0,30% a titolo di finanziamento dei fondi interprofessionali (pertanto, in totale è l’1,61%). I secondi contribuiscono invece per l’1,4% in più rispetto a quanto previsto per i lavoratori a tempo indeterminato (pertanto, in totale è il 3,01%). Tuttavia, qualora il datore di lavoro, alla scadenza dei contratti a termine, proceda alla trasformazione a tempo indeterminato del contratto di lavoro a tempo determinato, potrà ottenere il contributo addizionale dell’1,4% già versato, in un massimo di sei mensilità.

La nuova Aspi

Fin qui, la “vecchia” Aspi. La nuova Aspi (o Naspi) potrebbe porsi come elemento sostitutivo di tutti gli ammortizzatori sociali o, per certi versi, accompagnare il precedente sistema varato con la riforma Fornero. In ogni caso, la misura per poter portare un assegno di disoccupazione a tutti i lavoratori, compresi quelli precari, costerà alle casse dello Stato 1,6 miliardi di euro in più rispetto a quanto si investe oggi per i sussidi, portando quindi la spesa relativa a 8,8 miliardi di euro.

In attesa di comprendere quale sarà il frutto delle negoziazioni in atto, la Naspi dovrebbe contraddistinguersi per un importo decrescente nel tempo, che partirà dai 1.100 – 1.200 euro di massimo, fino a un minimo di 700 euro che il lavoratore disoccupato dovrebbe percepire al termine del periodo di “accompagnamento” verso un nuovo posto di lavoro, che non durerà più di 2 anni.

Consapevole che predisporre un nuovo piano di ammortizzatori sociali è inutile se non si accompagnano i sussidi con efficaci interventi di reinserimento nel mondo del lavoro, Renzi ha anche ricordato come l’Aspi verrà persa da parte di coloro che rifiuteranno più di una nuova offerta di lavoro. L’impegno è quello di recepire la Youth Guarantee europea, una specie di assicurazione che permette ai ragazzi usciti dalla scuola e che hanno perso il lavoro, di trovare una nuova occupazione entro i successivi quattro mesi.




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