Dal tronista alla velina, uomini e donne davvero disposti a tutto per la carriera?

In una società in cui veline e tronisti sembrano essere i modelli da emulare per far carriera e aver successo, cosa resta dell’impegno, della tenacia, del sacrificio, dello studio e della serietà per arrivare a un traguardo professionale in cui gli individui possano sentirsi veramente realizzati e soddisfatti di se stessi? Verso che tipo di società stiamo andando?

La televisione sicuramente ha una sua responsabilità nel presentare modelli vuoti e superficiali alle nuove generazioni ma il problema è ancora più grave: gli adolescenti non hanno più modelli veri da seguire, la stessa famiglia ha perso il ruolo più importante, quello di educare ai valori sapendo anche dire dei “no” .

In tutti tempi uomini e donne si sono mostrati disposti a tutto per la carriera e il potere, basta guardare la storia. Oggi più che mai questo aspetto sta diventando così evidente da superare tutti quei limiti consentiti che riguardano non solo la morale privata e ma anche quella pubblica: non si ha più pudore o vergogna di fronte a nulla, il peggio di questa realtà si riflette in maniera penosa anche sull’immagine “ istituzionale” del nostro Paese, in cui l’etica dello Stato e di chi dovrebbe rappresentarlo sembra oramai un valore superato e inutile .

Le stesse notizie sul web e sulla TV rischiano di dare l’idea che per far carriera e guadagnare soldi in modo rapido basti semplicemente apparire in tv e poco importa se si sa fare o no qualcosa; o peggio ancora vendersi ad un produttore, a un capo o ad un uomo di potere; o ancora approfittando e speculando sul dolore e sulle tragedie degli altri. E qui si dovrebbe fare un discorso a parte sull’abuso del potere che molti uomini utilizzano quando occupano ruoli di comando sul lavoro e in politica per ottenere piaceri personali, costringendo donne o dipendenti in stato di bisogno a sottostare a situazioni squallide. Tutti questi personaggi sono diventati oramai i protagonisti principali delle pagine dei giornali.

In una società globalizzata, dove i mass media hanno una grande influenza sulla menti e sulle abitudini degli individui, il rischio che corriamo è quello di omologarci senza rendercene conto. Spesso si dice “ormai si usa così”, e ci adeguiamo o conformiamo a quello che i modelli esterni ci presentano. Forse abbiamo scambiato il progresso e l’emancipazione con l’assenza di valori?

Interessante un sondaggio condotto in America che ha voluto costatare quante donne sarebbero disposte a girare un sex tape, in cambio di un’ottima carriera; pare che dal sondaggio vi siano state ben 2.800 donne che si sarebbero dichiarate pienamente disponibili e prive d’inibizioni. Dal sondaggio sarebbe inoltre emerso che in realtà il sex tape non è che la punta dell’iceberg delle reali disponibilità di molte donne in carriera; per ben il 45% delle intervistate, infatti, andare a letto con un professore pur di superare l’esame non sarebbe stato certamente un ostacolo. Vi è poi chi sarebbe disposta anche ad azioni più vili, come il ricatto; il 36% delle intervistate ha, infatti, ammesso che pur di fare carriera, sarebbe capace anche di ricattare un proprio collega o, addirittura, il proprio capo.

Ovviamente quest’aspetto riguarda anche il mondo maschile: anche gli uomini si mostrano disponibili e privi di scrupoli ad agire con disonestà nei confronti di colleghi pur di avere una promozione, o un incarico importante.

In tempi più lontani, le famiglie sane inculcavano certi valori, a volte si esagerava con atteggiamenti duri e severi di fronte a certi comportamenti dei figli ma oggi in molti casi, si eccede nel senso opposto. In molti casi sono gli stessi genitori a spingere i giovani a certe scelte, le madri sostenendo le figlie a fare provini, andando loro stesse nei programmi televisivi .Lo stesso discorso vale per i ragazzi che sognano di fare i calciatori, altro mestiere fatto di successo, protagonismo e guadagni elevatissimi. Alcuni giovani affermano di essere disposti a tutto pur di entrare nel mondo dorato della televisione, perché studiare, conseguire una laurea e un master non serve più a niente, non offre nessuno sbocco, ma serve solo a diventare precari o a guadagnare 1000 euro al mese.

Per fortuna esiste un’altra parte di giovani che credono nell’impegno, nello studio, nel costruire un progetto professionale in cui investire la propria intelligenza con serietà e sacrificio. Da sempre le giovani generazioni hanno avuto bisogno di sperimentarsi, è una fase della vita che serve per costruire la propria identità, ma il problema è che oggi sono cambiati i valori di fondo, dove il denaro e la carriera facile sono visti come le cose più importanti nella vita e, nei casi peggiori, c’è chi pensa che per fare carriera ogni mezzo è lecito.

Basta notare con quanta facilità molte ragazze preferiscano vendere se stesse a uomini di potere, in cambio di notorietà o di una sostanziosa somma di denaro piuttosto che lavorare con onestà e dignità, perché si guadagna molto di più così. Un insulto a tutta quella gente che ogni giorno sopporta umiliazioni e sacrifici sul posto di lavoro per portare quei 1000 euro con dignità nella propria casa. In questa situazione gli adulti e tutti quelli che rappresentano il nostro Paese hanno una grande responsabilità, quella di essere di esempio attraverso comportamenti coerenti e responsabili.

Fare l’attore, il cantante, il presentatore o il ballerino, significa fare gavetta, studiare, fare sacrificio e ben venga il successo se è sostenuto da competenza e talento coltivato negli anni. Spesso si tende a dare l’idea distorta che basta, essere bella per bucare lo schermo della Tv o della vita. Avere un bell’aspetto può rappresentare un vantaggio e un punto di partenza ma oltre l’esteriorità occorrono anche tanta preparazione e tante altre qualità per avere una carriera duratura, a parte una buona dose di fortuna. E’ importante saper trasmettere il messaggio che per far carriera è meglio saper dire di “no”a certi compromessi, anche se il percorso per ottenere lo stesso risultato potrebbe essere più lungo.

A questo proposito ben vengano quelle fiction che la stessa televisione propone come quella trasmessa sulla Rai sulle “Sorelle Fontana”. Tre sorelle che hanno scritto alcune delle più belle pagine della storia dell’alta sartoria, coltivando insieme lo stesso sogno con determinazione e dignità. Nate a Traversetolo, piccolo sobborgo di Parma, fin da giovani apprendono il mestiere nella sartoria materna nella provincia di Parma, per poi, appena ventenni, approdare a Roma dove decidono di mettersi in proprio tra mille difficoltà. Sapienza artigianale e intuito le rendono uniche nelle loro creazioni, tanto che furono le prime, negli Anni Cinquanta, a portare l’Alta Moda Italiana sui mercati internazionali, aprendo quindi con successo la strada al Made in Italy.

In un tempo di crisi non solo economica ma anche di valori, questi dovrebbero essere i modelli che la TV dovrebbe proporre, per indurre uomini e donne a saper sognare un progetto di lavoro da costruire ogni giorno con impegno e tanta voglia di investire in creatività e ingegno.

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