Dal taccuino al coding: come è cambiato il lavoro del giornalista

Saper scrivere non basta. Per "rimanere a galla", occorre avere competenze tecnologiche specifiche

Diciamoci la verità: quella del giornalista è una professione che ha sempre esercitato un certo fascino sul grande pubblico. Anche per merito del cinema, che ha spesso celebrato la figura di cronisti di assalto, intenzionati a snudare verità scomode e compromettenti, incuranti dei rischi che correvano. Eppure il lavoro del giornalista è molto cambiato nel tempo e ha dovuto fare i conti (esattamente come molti altri mestieri) con l’evolversi dei mezzi tecnologici e col cambiamento dei gusti e delle tendenze imperanti. Il reporter munito di taccuino ha, insomma, ceduto il passo al redattore col tablet in mano, che frequenta meno le strade e molto di più il Web.


giornalista

image by Stokkete

L’evoluzione digitale non ha coinvolto solo i giornalisti delle testate online, ma tutti gli operatori del settore. Che, nel XXI° secolo, non possono trascurare la centralità che deve essere riconosciuta ai più aggiornati strumenti di comunicazione ed informazione. Gli studi condotti a riguardo sono molteplici; uno dei più recenti – realizzato dalla Columbia Univeristy – ha messo in evidenza come le testate americane (ma il ragionamento può valere per quelle di tutto il mondo) tendano ad assumere redattori sempre più “digitalizzati”. Che non devono dimostrare solo di saper scrivere, ma anche di saper sfruttare al meglio i mezzi della moderna tecnologia. Per essere più precisi: ai giornalisti viene oggi chiesto di occuparsi di “coding“, di “audience development and data” e di “visual storytelling“. Parole che avrebbero fatto scappare a gambe levate i cronisti degli anni ’20, ma che al giorno d’oggi sono entrate di prepotenza nel “vocabolario” professionale di chi vuole operare nel mondo dell’informazione.

Cerchiamo di diradare un po’ le nebbie. Per “coding” s’intende la capacità di creare e sviluppare programmi o applicazioni. Un’abilità che viene richiesta a sempre più giornalisti, invogliati a dare forma a un’idea per poi “costruirla” coi mezzi messi a disposizione dalla tecnologia. Si tratta di una competenza che, secondo gli esperti, non dovrebbe essere disgiunta da quella che riguarda la capacità di cementare un rapporto sempre più forte col proprio pubblico. Di cui bisogna analizzare, con attenzione, i gusti, le tendenze e le necessità per tarare i propri “pezzi” su quanto rilevato. In pratica, un giornalista al passo coi tempi deve conoscere approfonditamente il suo target di riferimento e cercare di soddisfarlo in ogni modo, andando tra l’altro a “cercarlo” in piazze alternative come quelle rappresentate dai social media.

E veniamo al “visual storytelling” ovvero alla capacità di raccontare attraverso le immagini. Un bravo giornalista non è solo colui che sa riportare la notizia con stile chiaro ed efficace, ma chi riesce a fare perno anche sulle potenzialità del non scritto. E correda i suoi articoli con immagini, foto o video che riescono ad attirare un grande numero di lettori. Si tratta di un’abilità che sempre più direttori richiedono, consapevoli come sono che una buona immagine ha molte più chance di sedimentarsi nella memoria di chi la vede di quante non ne abbia un qualsiasi testo scritto. Agli aspiranti giornalisti ricordiamo, insomma, che saper scrivere bene è solo un pre-requisito. Per competere e “rimanere a galla”, occorre “digitalizzare” il proprio metodo di lavoro ed affacciarsi alle possibilità offerte dalla tecnologia. Senza dimenticare la deontologia che – in questa come in tutte le altre professioni – deve rappresentare la base su cui incardinare tutto il resto.



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