Dal franchising al kebab: idee per combattere la disoccupazione

Ai disoccupati, giovani o meno che siano, può servire un’idea imprenditoriale. Facile a dirsi, ma non molto a farsi. Eppure, prendendo spunto da chi ce l’ha fatta, da tutte quelle persone che hanno trovato un lavoro grazie al franchising o al kebab, si potrebbe anche solo cercare di modificarne l’idea di base e poi, rielaborando con la propria creatività, trovare qualcosa che soddisfi le aspettative occupazionali desiderate. Cosa c’entrano, però, il franchising e l’arcinoto panino di origine turca? Che cosa li accomuna? Il parallelo sarà anche un po’ azzardato, ma sia da una parte che dall’altra un buon numero di disoccupati europei è riuscito a trovare un impiego in grado di garantirgli uno stipendio.


Il franchising, ad esempio, secondo gli ultimi dati, solo in Italia  ha dato lavoro a ben 186.000 commessi, grazie ai 54 mila titolari affiliati alle grandi catene. Il suo mercato non conosce crisi ed anzi pare sia in continua espansione. Si è infatti stimato come stiano aprendo più di 7 mila punti vendita ed a trainare le incessanti richieste di aperture, sarebbero le donne. Secondo i dati emersi dalla ricerca effettuata da Franchising Nord, infatti, il 2012 ha contato ben 20.000 neo-imprenditrici. Di queste: il 35,4% era effettivamente alla ricerca di un lavoro, mentre il 22,8% ha cambiato il proprio di lavoro, da dipendente e precaria con qualcosa che ha reputato in grado di fornire maggiori garanzie. Con un pizzico di coraggio e di intraprendenza, molte donne hanno quindi dato un calcio alla disoccupazione, trovando la loro collocazione nel mondo del lavoro e creando esempi positivi da studiare ed imitare. Vediamo quali sono stati i settori in cui queste temerarie (o lungimiranti, a seconda delle opinioni) hanno investito le loro risorse. Sempre secondo la ricerca, i campi più gettonati sono stati quello alimentare, quello della ristorazione rapida, quello dell’abbigliamento, quello riguardante le calzature e gli accessori, e quello riguardante la medicina naturale e l’erboristeria. Per chi volesse tentare rimangono comunque un numero pressochè infinito di settori da esplorare.

Cosa c’entra, invece, il kebab? Beh, l’idea di Kadir Nurman, l’immigrato turco considerato l’inventore del doner kebab, e che i vari media hanno recentemente ricordato a causa della sua scomparsa, potrebbe essere un altro ottimo esempio da imitare. Tale idea ha fatto in modo che, solo in Germania, siano spuntati come funghi circa 16.000 tra ristoranti e chioschi (quelli che in alcune zone d’Italia vengono definiti amichevolmente “kebabbàri”), sparsi un po’ per tutto il Paese. Attività che hanno assicurato un impiego ad 80 mila turchi. Come se non bastasse, in questo indotto, devono essere annoverati anche i lavoratori delle 50 fabbriche che forniscono migliaia di doner al settore. E in Italia? Oltre alle piadine, grazie all’ottima quantità di cibo che produciamo e che in molti casi è pure esportabile, si potrebbe inventare molto altro. La fantasia tricolore, si sa, è pressochè imbattibile. Quindi, chi pensa di avere un’idea “gustosa”, ci provi, perché in effetti i presupposti sono buoni.”

 



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