Lavori strani: quando la paga può costare la vita

C'è chi, per mestiere, apre la bocca ai serpenti e chi piange ai funerali di sconosciuti. E non è che l'inizio

Chi, da piccolo, non ha fantasticato sul lavoro che avrebbe fatto da grande. Dalla ballerina e la dottoressa (gettonatissime tra le bambine) al pompiere e al calciatore (in voga tra i maschietti di tutti i tempi), le professioni scomodate dalla fantasia dei bambini sono tantissime. Con punte di arditezza che hanno fatto dire ai più “osservanti” che un giorno avrebbero perfino fatto il Papa. Ma la sequela di lavori che vi proponiamo vince, a nostro avviso, la più sfrenata delle immaginazioni dimostrando che, per guadagnarsi da vivere, si può fare tutto. O quasi.


lavori strani

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Si tratta (ovviamente) di una lista parziale, che non può tener conto di tutte le “stranezze” rilevabili ai quattro angoli della Terra, ma che rende bene l’idea di come insegnare in una scuola, lavorare in un ufficio o in una catena di montaggio rappresentino solo un’infinitesima parte di tutto quello che si può fare per portare a casa uno stipendio. Il lavoro può essere, insomma, tutt’altro che convenzionale. E a saperlo bene sono, ad esempio, gli autostoppisti professionisti che impazzano in Indonesia il cui unico compito è – una volta preso il passaggio – quello di indicare al conducente la strada più veloce ed economica per arrivare a destinazione. Evitando code chilometriche e soste ai pedaggi che potrebbero far slittare di ore l’arrivo. E non è che l’inizio perché nella frenetica America, c’è chi paga per farsi preparare le valigie o per mettere in ordine la stanza del figlio. Non si tratta di semplici collaboratori domestici, che svolgono queste e molte altre mansioni, ma di presunti professionisti dell’organizzazione che riescono a sfruttare al meglio gli spazi dichiarando guerra alle cianfrusaglie e agli ingombri inutili. E come non parlare dei figuranti ai funerali che altri non sono se non attori che, durante il corteo funebre, piangono e si disperano più degli altri per enfatizzare la perdita subita. E per testimoniare dunque l’importanza del defunto. Un costume, questo, che ha coinvolto zone lontanissime del globo: dalla Sicilia ai Paesi dell’Estremo Oriente.

E non mancano quelli che, per lavoro, scelgono di sfidare la morte. Come gli estrattori di veleni di serpenti che, a mani nude, tentano di imbottigliare in ampolle il siero di serpenti pericolosissimi per fornire un contributo alla ricerca medico-scientifica. O i pulitori di vasche di squali che devono periodicamente immergersi negli acquari in cui nuotano i temibili predatori sperando di non stuzzicarne l’appetito. Fino a professionisti che sembrano usciti fuori dal grande schermo come i cacciatori di tornado che, a bordo di grossi Suv, monitorano lo spostamento e l’evoluzione delle trombe d’aria fornendo aggiornamenti costanti alle stazioni meteorologiche. O i pompieri paracadutisti che vengono lanciati dall’alto in caso di incendi devastanti, nel tentativo di spegnere i focolai. La gamma di possibilità appare insomma sterminata: a ciascuno il suo.

 



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