Da cosa dipende la soddisfazione (o l’insoddisfazione) dei lavoratori

Per dare il meglio di sé, non basta essere remunerati bene. Stando alla teoria elaborata da Frederick Herzberg, anche gli apprezzamenti e gli incarichi di crescente responsabilità giocano un ruolo fondamentale

Cosa vuol dire essere soddisfatti? Compiacersi di quello che si ha o si sta facendo. Si può essere soddisfatti, dopo aver consumato un lauto pasto; dopo aver finito di leggere un libro che ci ha lasciato qualcosa dentro o quando si realizza che la propria forma fisica, dopo mesi di assidua applicazione in palestra, è stata finalmente recuperata. Ma attenzione: la soddisfazione – che genera piacere sul momento – può portare ad allentare la presa e a tirare i remi in barca. Il senso di appagamento che si sperimenta, dopo aver raggiunto un risultato o completato una qualsiasi operazione, può infatti generare indolenza e spegnere l’entusiasmo iniziale. E’ una questione che merita di essere approfondita, specie quando parliamo di lavoro. Perché per un dirigente d’azienda, poter contare su una squadra di lavoratori soddisfatti o insoddisfatti può ovviamente fare la differenza.

Herzberg e la teoria dei fattori igienico-motivanti

Si potrà pensare che ciò che genera soddisfazione escluda automaticamente l’insoddisfazione. Non è così e a dimostrarlo è stato lo psicologo americano Frederick Herzberg, che a metà del secolo scorso, ha condotto specifici studi sull’argomento. L’indagine – che ha coinvolto un campione di 200 professionisti (tra ingegneri e contabili) – ha preso le mosse da alcune domande tese a comprendere cosa rendesse i lavoratori soddisfatti o insoddisfatti. I risultati hanno portato Herzberg a concludere che, nell’ambiente lavorativo, quando si parla di soddisfazione, è lecito scomodare fattori di due diverse tipologie: quelli igienici e quelli motivanti. Cerchiamo di comprendere meglio di cosa si tratta.

Cosa sono i fattori igienici

Stando alla teoria elaborata intorno al 1950 da Herzberg, i fattori igienici sono quelli che riguardano il contesto organizzativo dell’azienda o del luogo in cui si lavora. Essi comprendono la retribuzione, le condizioni lavorative, la sicurezza personale, gli eventuali benefit ecc… Si tratta, in pratica, di quei fattori che regolamentano la vita all’interno di un ufficio e che codificano i rapporti tra colleghi e tra dirigenti e dipendenti.

Ciò che lo studioso statunitense ha messo bene in evidenza è che se i fattori igienici sono presenti, i lavoratori non sono necessariamente soddisfatti; ma se non vengono riscontrati, i lavoratori sono sicuramente insoddisfatti.

Cosa sono i fattori motivanti

Sono quei fattori che interessano più direttamente le prestazioni lavorative e le conseguenze che ne possono derivare. Essi comprendono il raggiungimento di obiettivi difficili, i riconoscimenti o gli apprezzamenti da parte dei superiori, le promozioni, il coinvolgimento in progetti di crescente responsabilità o in processi decisionali importanti. Si tratta, in sintesi, di tutti quei fattori che motivano e generano un atteggiamento positivo nei confronti del lavoro e che, di norma, aumentano la produttività delle risorse impiegate.

Quello che Herzberg ha rilevato è che i fattori motivanti, quando ci sono, creano soddisfazione; ma la loro assenza non genera necessariamente insoddisfazione.

4 possibili combinazioni

Appurato dunque che soddisfazione e insoddisfazione non sono categorie dipendenti (la presenza di una non implica l’assenza dell’altra), lo studioso americano ha approfondito l’argomento aggiungendo che, al lavoro, può configurarsi una di queste quattro situazioni:

  1. Fattori igienici e fattori motivanti alti. E’ la situazione ideale: i lavoratori non si lamentano e sono spronati a fare sempre meglio. Il clima è sereno e l’ambiente fortemente dinamico e produttivo.
  2. Fattori igienici alti, fattori motivanti bassi. E’ la situazione che si riscontra negli uffici (o nelle aziende) in cui i lavoratori non si lamentano, ma la loro motivazione resta bassa. La mancanza di una prospettiva di crescita li spinge a fare il minimo indispensabile, compromettendo il successo dell’intera impresa.
  3. Fattori igienici bassi, fattori motivanti alti. In questa specifica situazione, i lavoratori si lamentano tanto, nonostante gli stimoli e le motivazioni non manchino. La percezione di non essere tutelati e/o remunerati come dovrebbero rischia di privarli del loro entusiasmo, portandoli inevitabilmente a lagnarsi e a richiedere condizioni più agevoli e giuste.
  4. Fattori igienici e motivanti bassi. E’ la situazione peggiore, quella che definisce i contorni di un ambiente in cui si lavora male. Sia perché i lavoratori non sono soddisfatti dello stipendio che percepiscono o dei ritmi che devono sostenere, sia perché non trovano le giuste motivazioni per impegnarsi e dare il meglio di sé.

I dirigenti interessati a far crescere le loro aziende dovrebbero tenere nella giusta considerazione la teoria elaborata da Frederick Herzberg. Perché guidare un team di lavoratori soddisfatti può fare veramente la differenza. L’essenziale è ricordarsi che il grado massimo di appagamento dei propri dipendenti non dipende esclusivamente dalla somma di denaro che riescono a mettere in tasca ogni mese, ma è strettamente connesso ai meriti che vengono loro riconosciuti. Una pacca sulla schiena o un sincero complimento possono gratificare più di aumento salariale.


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