Reddito garantito in Europa, Italia fanalino di coda

Argomento caldo sul tema lavoro e sostentamento è senza dubbio il ‘reddito minimo garantito’. E’ dal 1992 che l’Europa chiede al nostro paese di adeguarsi, dopo 21 anni non è ancora cambiato nulla nonostante le continue sollecitazioni della Comunità Economica Europea. La politica ha alternato partiti e Governi e nonostante due disegni di legge sul tema ed esperimenti finiti nel nulla, l’Italia non è ancora riuscita ad adeguarsi nonostante il suo 35% di disoccupazione. Le raccomandazione di Bruxelles sul sostegno pubblico ai disoccupati sono dunque servite a poco, mentre in merito aleggiano confusione ed ipotesi. 


Ed è proprio mentre in Italia le proposte di legge riposano in parlamento, la situazione nel resto d’Europa è completamente diversa. Sostegno e sussidi ai disoccupati, ma non solo. Tutti i paesi dell’Europa tranne Italia e Grecia hanno adottato ormai da tempo strumenti di reddito minimo garantito per consentire ai loro cittadini più deboli di vivere una vita dignitosa, indispensabile per alleviare la condizione di povertà ed insicurezza economica di chi vive al di sotto della soglia minima. Ed è così che in caso di perdita del lavoro, nel momento in cui è scaduta l’indennità di disoccupazione e il disoccupato di conseguenza non ha ancora trovato un nuovo impiego, scatta il reddito minimo garantito.

{jcomments on}Il sistema danese per esempio è tra i più avanzati del continente, principalmente è basato su una sorta di assistenza sociale. Il sussidio del sistema “scandinavo” è tra i più ricchi: un over 25 è di 1.325 euro (escluso l’aiuto per l’affitto, che viene elargito a parte), che arrivano a 1.760 per chi ha figli. I beneficiari sono coloro che non hanno inabilità al lavoro e sono quindi obbligati a cercare attivamente un’occupazione e ad accettare offerte in caso di parere positivo, caso contrario la sospensione del diritto all’indennità. Nel caso Danese il sussidio è tassabile.

Sistema un pò diverso per il Regno Unito, in quel caso il reddito minimo è garantito da un complesso sistema di sussidi basati sulla “prova dei mezzi”. Chi non ha un lavoro full time e vive al di sotto della soglia di povertà, spetta il sostegno che ha durata illimitata affinché sussistono le condizioni per averlo e varia in base all’età, ma anche alla struttura della famiglia, disabilità e le risorse che i beneficiari hanno a disposizione. Facendo due conti, chi è single ed ha un’età compresa tra i 16 e i 24 anni percepisce 56,80 pound a settimana, mentre gli over 24 arrivano a 71,70. Inoltre il sistema anglosassone aiuta chi ha difficoltà a pagare l’affitto di casa, oltre a garantire alla famiglia assegni mensili per il mantenimento dei figli.

Anche i nostri cugini francesi hanno un buon sistema di reddito minimo garantito. In sostanza ne ha diritto chi risiede nel paese da più di 5 anni, ha più di 25 anni, chi è più giovane ma ha un figlio a carico o 2 anni di lavoro sul curriculum. Generalmente un singolo percepisce 460 euro mensili mentre una coppia con 2 figli 966 euro. E il sussidio, che dura 3 mesi e può essere rinnovato, aumenta con l’aumentare della prole.

In Irlanda invece il sistema è tra i più generosi e funziona bene: 849 euro il contributo massimo per un singolo. Con il  Back to Work Allowance, un disoccupato che intraprende un’attività lavorativa continua ad usufruire dei sussidi per diversi mesi dopo l’avvio del lavoro.

Sulla base di un recente studio della Commissione Europea, i paesi che riescono ad elevare in maniera davvero efficace le condizioni dei loro cittadini più deboli sono: Irlanda, Svezia, Paesi Bassi e Danimarca. In questi stati il sistema del reddito minimo garantito gioca un ruolo importante nel ridurre l’intensità della povertà.



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