Crowdfunding: la raccolta fondi nell’era 2.0

Nell’era digitale la raccolta di finanziamenti passa anche dai social

crowdfundingMolto spesso le maggiori difficoltà da fronteggiare per coloro che vogliono mettere in pratica un’idea di business, promuovere un’iniziativa culturale o approfondire una ricerca medico/scientifica, sono la difficile reperibilità di risorse economiche e la mancanza di visibilità e diffusione del progetto. Negli ultimi anni lo svilupparsi del crowdfunding, un sistema di finanziamento collettivo, una sorta di raccolta fondi dell’era digitale, ha contribuito ad abbattere parzialmente queste barriere. Il successo del crowdfunding è dovuto soprattutto alla possibilità offerta da Internet e dai social media di raggiungere una platea sconfinata di persone creando un passa parola dalle potenzialità notevoli e grazie al quale le idee possono ottenere un’attenzione prima impensabile.


Crowdfunding: come funziona e come renderlo efficace

Ma come funziona il crowdfunding? E quali sono gli step fondamentali per renderlo efficace? Per prima cosa chi fa ricorso al crowdfunding pubblica una presentazione del proprio progetto o della propria idea su una delle piattaforme presenti online indicando, tra le altre cose, la cifra da raggiungere necessaria per poter realizzare il progetto e la data entro la quale deve essere raccolta. Una volta che il progetto viene caricato sulle piattaforme, è sostanzialmente posto all’attenzione della community. La seconda fase, di notevole importanza, consiste nel pubblicizzare la propria iniziativa, sui social network, organizzando eventi, sottoponendo così a potenziali investitori la propria iniziativa.

I finanziatori, persone o aziende, navigando nelle apposite piattaforme, potranno, previa registrazione, contribuire economicamente al progetto stesso. Tutti i versamenti ottenuti si sommano ed una volta arrivata la data finale indicata nel progetto, se sono stati raccolti abbastanza fondi, gli stessi verranno utilizzati per la realizzazione del progetto. Nel caso non si riesca a raggiungere il budget prefissato, i soldi verranno restituiti agli investitori. In alcuni casi può anche mancare la previsione di un budget o di una data di scadenza: tali modalità sono adottate maggiormente in ambito sociale e no profit, da quelle associazioni che vogliono portare avanti delle attività continuative.

Le modalità del crowdfunding

Le varie tipologie di crowdfunding si differenziano soprattutto per le diverse modalità di “ricompensa” all’investimento:
1) Nella tipologia “reward-based” a fronte del finanziamento di un progetto, si riceve in cambio un premio, per esempio una copia del prodotto da realizzare con i finanziamenti ricevuti;
2) In alcuni casi i finanziamenti sono nella sostanza delle pure donazioni, proprio perché fatte a fondo perduto, senza che si ottenga nulla in cambio;
3) Con la definizione di “lending based” si intende il tipo di crowdfunding per cui i finanziamenti effettuati da parte di privati,saranno ricompensati poi con il pagamento di interessi;
4) Con ciò che viene definito “equity based” crowdfunding, una volta contribuito con un finanziamento al progetto, si diventa possessori di una quota partecipativa della società finanziata.

Oggi è proprio questo ultimo modello che sta spopolando: se ne sta facendo un largo utilizzo per finanziare l’avvio di startup. Ed è soprattutto per queste ultime che il crowdfundig può significare un’opportunità da non perdere, a maggior ragione se si considerano le difficoltà attuali di accesso al credito bancario.  Nel nostro paese l’equity crowdfunding è disciplinato dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 (conversione del Decreto Crescita 2.0, Dl 18 ottobre 2012 n.179). Il procedimento è stato poi successivamente regolamentato dalla Consob (la commissione di sorveglianza della Borsa Italiana), che ha precisato quali caratteristiche necessarie deve possedere un’impresa per far ricorso a tale strumento, ovvero essere in fase di startup e avere carattere di innovatività.

Probabilmente con la nuova Legge di stabilità, si punterà ad implementare questo sistema di finanziamento per le startup innovative, attraverso la previsione della possibilità di utilizzare portali online gestiti da soggetti specializzati per la raccolta di capitale di rischio, quali organismi di investimento collettivo del risparmio oppure società di partecipazioni. Ciò a dimostrazione del fatto che l’attenzione verso questo fenomeno sta crescendo sempre di più, considerate le sue notevoli potenzialità. Sottoponendo il progetto di un prodotto o di un business su una piattaforma di crowdfunding, si accentua la centralità del consumatore, dell’utente finale che può attivamente contribuire al decollo di una startup.

Del potenziale del crowdfunding non si sono accorti solo gli imprenditori o gli aspiranti tali. Anche nel campo civico, associazioni ed enti no profit, attraverso questo strumento, riescono a portare avanti i loro progetti. Un esempio importante dell’uso del crowdfunding in campo sociale è stata la raccolta dei fondi per la ricostruzione della Città della Scienza di Napoli, distrutta da un incendio doloso il 4 marzo 2013, partita l’anno scorso e giunta oggi al traguardo importante di 1.439.364 euro. Anche l’ottava edizione del Festival Internazionale del Giornalismo dello scorso Aprile si è tenuta grazie al crowdfunding e ad alcuni sponsor privati, laddove i finanziamenti pubblici sono venuti a mancare.

Questi sono due esempi celebri di come il crowdfunding possa essere utilizzato per fini sociali e culturali. Dal piano sociale a quello economico, il concetto di fondo del crowdfunding è sempre lo stesso: ognuno, anche solo con un piccolo finanziamento, può contribuire attivamente al raggiungimento di un obiettivo. Perciò se un progetto, un’idea o una causa, possono raggiungere, attraverso Internet, un numero indefinito di persone, perché non cercare di convincerle a crederci?

Gloria Lattanzi




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