Crowdfunding in Italia: come preparare una campagna per una propria idea

Dai consigli per avviare l' impresa ai requisiti richiesti per il progetto, ecco come funzionano le piattaforme di crowdfunding in Italia

Crowdfunding, cos’è? Letteralmente si tratta di un finanziamento (funding) fatto dalla folla (crowd), in pratica si tratta di un sistema che aiuta le startup a raccogliere fondi altrimenti quasi impossibili da reperire. L’input è arrivato dagli stati Uniti con la piattaforma generalista Kickstarter. E il crowdfunding in Italia? Come funziona? E soprattutto se si ha una buona idea, ci sono reali possibilità di poter preparare una campagna vincente di raccolta fondi e avviare la propria impresa?


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 Le piattaforme di crowdfunding in Italia: funzionano davvero?

L’idea di crowdfunding è molto recente, basti pensare che Kickstarter è nata nel 2009. In Italia tra le prime (la pioniera del crowdfunding in Italia è stata Produzioni dal basso) a seguirne le orme c’è stata Eppela, piattaforma generalista, vale a dire aperta a progetti e startup di qualsiasi settore. A partire da qui sono nate altre piattaforme di crowdfunding in Italia specializzate in un determinato campo come ad esempio Music Raiser, dedicata interamente al settore musicale e Cineama, per i professionisti del cinema. Alcune piattaforme come Starteed offrono anche l’e-commerce e quindi la possibilità di vendere direttamente il proprio prodotto online. Pubblico bene coinvolge lettori e giornalisti in un nuovo modello d’informazione indipendente.

L’idea è che più ci si specializza e più facile diventa sia la comunicazione mirata del progetto sia la promozione e il tentativo di raccolta fondi, in quanto meno soffocati dai grandi concorrenti. Il sistema di crowdfunding in Italia si è perfezionato con  il passare del tempo, è stato regolamentato dalle normative Consob del 2013 e a giudicare dai risultati rappresenta davvero una rivoluzione nel campo della raccolta di fondi nonché l’unica opportunità reale per molti giovani startupper di talento. Gli accessi ai siti di crowdfunding in Italia hanno registrato dati da capogiro, segno che la curiosità e il desiderio d’informazione riguardo a questo sistema sono molto elevati.

È ovvio che il primo punto da valutare per evitare un immediato fallimento (o comunque una forte delusione) è una corretta e consapevole comprensione del fenomeno. Crowdfunding non è sinonimo di guadagno facile online né di ricerca di sponsor. Il principio base sul quale il sistema si fonda è quello dell’equity crowdfunding: ciò significa che ogni membro finanziatore diventa poi socio dell’impresa. Si ha accesso al finanziamento solo se l’intera somma richiesta viene raggiunta nei termini temporali stabiliti, altrimenti i soldi vengono restituiti agli investitori. Se la raccolta invece va a buon fine e il progetto finanziato, allora il sito tratterà una percentuale su questa transazione (che può variare a seconda delle piattaforme dal 5% al 10%). Ci sono anche eccezioni come Kapipal ad esempio, che lascia la transazione gratuita.

Il freno più grande all’espansione del crowdfunding in Italia? A dire degli esperti del settore è la diffidenza che ancora molti italiani nutrono nei confronti dei soldi elettronici e in generale della messa in rete dei propri dati personali.

Consigli per preparare una campagna di crowdfunding di successo

Innanzitutto si potrebbe partire da una considerazione di carattere generale. Dal momento che l’iscrizione alle piattaforme online è gratuita e in alcun modo vincolante, iscrivere il proprio progetto sarebbe un modo per tastare subito il terreno dal punto di vista della fattibilità e del gradimento, una sorta di ricerca di mercato gratuita ma attendibile perché condotta a larga scala e in modo obiettivo.

Certo dietro le quinte ci dovrà essere comunque un lavoro serio ed accurato di ideazione e realizzazione del business plan. I requisiti base richiesti per l’accettazione del progetto da parte della piattaforma (e solo in seguito verrà sottoposto all’esame degli investitori) sono come è ovvio, l’originalità (non deve esistere nulla di simile coperto da brevetto), l’assoluta completezza in ogni sua parte/elemento, la fattibilità della proposta da un punto di vista finanziario (questo vuol dire ad esempio che sarebbe assurdo chiedere 5.000 euro per costruire grattacieli all’avanguardia).

Il primo consiglio per provare con il crowdfunding in Italia dunque è quello di preparare con cura il progetto da presentare ma con una piccola dritta, come suggerisce Matteo Piras di StarsUp e cioè quello di tenere qualche dettaglio per sé perché se l’idea è buona qualcuno potrebbe copiarla. Scegliere un portale affidabile e magari approvato direttamente dalla Consob (come StarsUp appunto ma ce ne sono molti altri). L’idea deve essere davvero innovativa, realizzabile nel breve-medio periodo e preferibilmente già con un prototipo pronto. Deve rispondere ad un reale esigenza di utilità (a questo problema/esigenza, propongo questa mia soluzione) e soprattutto poter contare su una squadra solida, affiatata e tenace.



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