Crisi e lavoro, aumentano discriminazioni

Il biennio di recessione economica, a livello mondiale, non è rimasto senza conseguenze, sotto più punti di vista. Uno dei punti più critici di quest’ultima crisi sta nel deteriorarsi del mercato del lavoro, con una crisi dell’occupazione, che riguarda particolarmente i Paesi avanzati.


E così, secondo l’Ilo, l’organizzazione internazionale che si occupa dei temi del lavoro, dopo la recessione sono aumentate le discriminazioni, già esistenti nel mercato del lavoro.

In Italia, ad esempio, fa notare l’Ilo, le donne guadagnano mediamente tra il 20% e il 30% in meno, a parità di mansioni dei colleghi maschi (ma disparità anche più alte si trovano altrove).

Queste differenze, tuttavia, con la crisi stanno tendendo ad accentuarsi, facendo ricadere il peso del peggioramento dell’occupazione sugli anelli deboli del mercato, soprattutto donne e migranti.

Quindi, se da un lato negli ultimi anni si sarebbero registrati nel mondo maggiori opportunità per le donne, specie per la maggiore flessibilità del mercato del lavoro, che ha consentito loro di coniugare il lavoro e la famiglia, negli ultimi tempi si sta rischiando di bruciare quanto conquistato negli ultimi anni.

Stessa situazione per gli immigrati, i quali in molti Paesi sarebbero esclusi dai sistemi di protezione sociale, previsti per i cittadini.

E che dire dei disabili, pari a 650 milioni al mondo, con bassi tassi di occupazione, che fanno capire come siano ancora lontani da una reale integrazione nel mondo dell’occupazione.



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