Crisi del mattone: mercato giù del 29%. Ai livelli del 1985

Nonostante in varie parti d’Italia il prezzo delle case continui a scendere, si è purtroppo abbassato anche il numero delle loro compravendite ed in maniera drastica. Quindi, nonostante i prezzi spesso più bassi, il mercato del mattone ancora non tira, per nulla. I dati dell’Agenzia delle Entrate sono incontrovertibili. Nell’intero 2012 sono state effettuate 444.000 compravendite di abitazioni. Lo stesso numero del 1985. Se si pensa alle abissali differenze rispetto a 28 anni fa, è facilmente intuibile quanto tale dato indichi da solo una crisi del settore che definire nera appare quasi un eufemismo.


Il numero delle compravendite è tra l’altro quasi dimezzato rispetto al 2006, anno di picco del mercato. Nell’ultimo trimestre dell’anno scorso inoltre, il volume delle compravendite immobiliari  è sceso di quasi il 30% (29,6%), facendo registrare il dato più basso dal 2004. Per non parlare delle case comprate tramite mutuo che nel 2012 hanno registrato un calo, o forse sarebbe meglio dire un crollo,  del 38,6%. La media nazionale della rata iniziale si attesta sui 700 euro. Davvero non poco se raffrontata  alla retribuzione media italiana che si attesta sui 14,5 euro l’ora lordi (dati Istat). Questo, tra l’altro, per chi ha un lavoro a contratto regolare e magari pure a tempo indeterminato.

Se chi riceve uno stipendio mensile sicuro mediamente fatica a comprare casa,  figuriamoci  chi è titolare di un contratto a tempo determinato, di uno in somministrazione, a progetto, o altro. Per tutti questi soggetti, sia a causa dell’impossibilità di offrire sicurezze alla banca sia a causa del livello di retribuzione, è praticamente impossibile anche solo pensare di accendere un mutuo, se sprovvisti di altre garanzie. Se poi a tutto questo si aggiunge il livello di disoccupazione (all’11,7%) e quello, ancora più alto di inattività, è chiaro come l’acquisto di una casa sia attualmente un “lusso” per pochi.



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