Crisi dei consumi: chi può, spende il minimo indispensabile

Ciò che più preoccupa è che, nonostante alcune previsioni del governo siano state rispettate, la ripresa dei consumi non si è minimamente verificata, anzi, tutto il contrario. Negli ultimi due anni le famiglie italiane hanno speso 52 miliardi in meno, in percentuale il 7.3%, hanno fatto sapere non certo entuisiaste Adusbef e Federconsumatori pochi giorni fa. Le previsioni del governo rispettate sono quelle riguardanti le bollette di luce e gas che, in effetti, negli ultimi mesi sono calate nel loro importo. Merito del decreto Crescitalia messo in piedi dal governo Monti. Si ok, e tutto il resto dove lo mettiamo? Non sono mica solo le tasse a pesare sulle tasche sempre più vuote degli ltaliani, anche se innegabilmente il loro contributo in tal senso non è certo trascurabile.


“Un chilo di pesche lo pago 3,90, quindi una pesca sola la pago quasi 1000 lire”. Certo, dev’essere un frutto piuttosto sostanzioso quello di cui parla la casalinga/pensionata che piuttosto animatamente ci ha messo al corrente dei suoi calcoli, muovendosi agilmente tra moneta passata e presente.  Però, anche acquistando pesche più piccole, per arrivare ad un chilo ne bastano cinque (al posto di quattro). La frutta, alimento indiscutibilmente necessario, sta diventando off limits per un numero sempre maggiore di italiani. L’aumento dei salari infatti non sopperisce per nulla a quello dei prezzi, che più di qualche volta appare fuori controllo. Per non parlare delle pensioni e del blocco delle rivalutazioni delle stesse, per quelle che raggiungono, per così dire, un importo congruo o quasi.  

Nel 2011 una ricerca dell’Osservatorio di Bianco Lavoro mise in luce come per gli italiani uno stipendio dignitoso si aggirasse in media sui 1500 euro. (1700 al Nord, 1200, al Sud)  A questo proposito, volendo fare un ulteriore raffronto Lira-Euro, ai tempi della moneta italiana per eccellenza, chi portava a casa uno stipendio di 2.600.000 lire, certo non era ricco, ma stava bene. E per bene s’intende che, il più delle volte aveva la sua casa di proprietà (con mutuo in corso o estinto), la sua macchina, non per forza utilitaria, i suoi weekend al mare o in montagna e via dicendo. Ma a parte tutto questo, perché in effetti si può tranquillamente vivere in una casa in affitto e avere un’ auto di piccola cilindrata non è certo cosa indegna, sicuramente l’individuo in questione non aveva il problema di mettere insieme un pasto completo due volte al giorno.

Ora invece, chi prende 1300 euro (vale a dire quasi 2.600.000 lire) rischia seriamente di non arrivare a fine mese, soprattutto se ha acceso un mutuo o ha l’affitto da pagare. E, data la disoccupazione continuamente in crescita, sia quella giovanile che adulta, così come le ore di Cig e Cigs, quei lavoratori che  riescono a mettere insieme 1300 euro al mese, anche se un po’ paradossalmente, possoo a buon titolo ritenersi fortunati. Chi portava a casa 3.000.000 di lire (vale a dire 1500 euro) senza dubbio, viveva in modo più che apprezzabile. All’inizio del secondo decennio del 21esimo secolo invece, “tre milioni di lire”, bastano a malapena per vivere dignitosamente, e per giunta, secondo il campione d’intervistati, nemmeno in tutte le zone d’Italia. Se gli stipendi in famiglia sono due, il discorso fortunatamente’ cambia in meglio ma, a parte il fatto che sono sempre di più i nuclei familiari costretti dalla crisi ad una condizione monoreddituale , il costante aumento del costo della vita, fa sì che,  formarla, questa benedetta famiglia,  diventi sempre più difficile, per non dire impossibile (a fine 2012, ancora Adusbef e Federconsumatori stimavano un aumento generalizzato dei costi per il 2013 che sarebbe arrivato a gravare sui bilanci familiari per circa 1500 euro).

Per sopravvivere quindi,  gli italiani hanno iniziato ormai da tempo a risparmiare praticamente su tutto. Chi può, spende il minimo indispensabile e anche così, il fatto che riesca a mettere da parte qualcosa è tutt’altro che scontato. Vacanze brevi, vicine e soprattutto low cost. Niente più gite fuori porta.  Ciò che più colpisce però, come si diceva all’inizio, è il risparmio sul cibo, sugli alimenti ritenuti primari. Ciò non significa per forza mangiar male, ma senza alcun dubbio le difficoltà non mancano. Non è un problema di non potersi permettere di soddisfare quella saltuaria voglia di concedersi un qualche sfizio a tavola; si tratta invece, sempre più spesso, di non riuscire a comprarsi un chilo di mele, o di pesche, perché costano troppo. E, contestualmente, di dover risparmiare anche su pane, pasta e latte.




CATEGORIES
Share This

COMMENTS