Crisi: crolla il Pil, indietro di dieci anni

Il Pil italiano, per l’anno 2012 è stato di 1.565.916 milioni di euro correnti, calando il suo volume del 2,4% e facendo regredire l’economia italiana ai livelli di dieci anni fa. La cosa ancora più preoccupante è che, almeno stando alle stime del Codacons, nel 2013 andrà ancora peggio, ed il rischio è quello di regredire ulteriormente, non di dieci anni, ma addirittura di oltre 50. Il nodo è il crollo della domanda, quindi dei consumi (meno 4,4% su base annua), che a sua volta ha generato la crisi del commercio. Colpa delle troppe tasse, che hanno raggiunto il 44% sulle famiglie), ma anche della crescita spropositata della disoccupazione o, per meglio dire, della mancanza di lavoro.


Chi non ha soldi, o ne ha molto pochi, certo non li usa per alimentare l’economia nazionale comprando ciò che non è necessario, visto che deve pensare prima di tutto al suo sostentamento primario. In ogni caso i dati Istat sono a dir poco chiari. Le contrazioni maggiori nei consumi si sono verificate nei settori vestiario-calzature e trasporti. Il primo è calato del 10,2%, il secondo dell’8,5%. Per capire l’impatto sull’economia è sufficiente pensare al numero di negozi di abbigliamento o di calzature che si possono trovare in qualunque centro commerciale. Per quanto riguarda il settore trasporti, va da sé che i continui aumenti dei carburanti, aumenti dei quali a volte sfugge la natura, influiscano negativamente sulla quantità e sulla lunghezza degli spostamenti degli italiani.

In tutto questo, nonostante l’aumento delle tasse dirette e indirette il rapporto debito/Pil si è ampliato nuovamente. Il primo nel 2012 si è attestato sul 127% del secondo. Per quale ragione la maggiore pressione fiscale non è comunque riuscita a ridurre il rapporto? E’ difficile dirlo, a causa della moltitudine di variabili da analizzare. Va detto però che, mentre in effetti il rapporto deficit/pil ha goduto di un leggero miglioramento (da -3,8% a -3%), il Pil, nel 2012 è calato del 2,4%. Un vero e proprio tonfo, avvenuto a fronte di una pur timida crescita (+ 0,4%) verificatasi nel 2011. Quindi, si è verificata un’inversione di tendenza nell’andamento dell’economia italiana, per giunta di dimensioni non certo trascurabili. E se l’economia è in recessione, tasse o non tasse, abbassare il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo risulta essere operazione davvero ardua.




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