Crediti in sofferenza: cosa ha ottenuto l’Italia in Europa?

Lo Stato si farà garante di alcune obbligazioni deteriorate, ma le più rischiose restano fuori

L’incontro tra il ministro dell’Economia, Gian Carlo Padoan, e la responsabile dell’Antitrust europea, Margrethe Vestager, si è protratto per molte ore producendo un accordo che, per il momento, non sembra convincere troppo i mercati. Lo schema individuato per contenere il problema dei crediti in sofferenza delle banche italiane non contempla alcuna “bad bank” (come inizialmente prospettato) né alcun effettivo aiuto di Stato, ma un meccanismo concepito per assistere le banche nel processo di cartolarizzazione e trasferimento dei loro crediti deteriorati.


In pratica: lo Stato italiano garantirà su alcune operazioni che riguardano la cessione dei crediti in sofferenza sotto forma di titoli obbligazionari. Ma tale garanzia scatterà solo per le obbligazioni più sicure (le cosiddette senior) lasciando fuori quelle considerate più rischiose (junior e mezzanina) che dovrebbero, invece, essere comprate da operatoti specializzati in prodotti ad alto rischio e alto rendimento. Per beneficiare della garanzia pubblica, le banche dovranno pagare una commissione periodica al Tesoro a un “prezzo di mercato” stabilito dalla Commissione europea. Ma attenzione: lo Stato rilascerà la garanzia solo se i titoli avranno preventivamente ottenuto una sorta di “bollatura verde” da parte di un’agenzia di rating accreditata dalla Bce. E secondo gli osservatori più severi, il prezzo di mercato pattuito avrebbe decretato la sostanziale vittoria di Bruxelles su Roma. 

Dal ministero dell’Economia si sono, però, affrettati a presentare un quadro roseo. “Con questo ulteriore tassello – si legge nella nota diffusa dal Mef – il complesso degli interventi faciliterà la gestione efficace e progressiva del residuo elemento di debolezza del settore bancario italiano, rappresentato dalla concentrazione di crediti deteriorati”. Di più: “L’intervento non genererà oneri per il bilancio dello Stato hanno assicurato dal ministero – Al contrario, si prevede che le commissioni incassate siano superiori ai costi e che vi sia pertanto un’entrata netta positiva”. La tesi sostenuta da Padoan e dalla sua squadra di collaboratori che ha trattato in Europa è, insomma, che il meccanismo non impatterà sui conti pubblici italiani provocando un’ulteriore crescita del debito pubblico. Ma sarà davvero così?




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