Cosa possiamo imparare dalle favole per conciliare meglio il lavoro e la famiglia

Come può una lenta tartaruga insegnarci ad avere successo nella vita e nel lavoro? Scopriamolo rispolverando i libri che abbiamo letto da bambini

Può uno scrittore nato nel 620 a.C. fornire spunti di riflessione che si rivelano attuali ancora oggi? Sì, se si chiama Esopo, l’inventore delle favole che hanno incantato miliardi di bambini in tutto il mondo. Gli stessi bambini che, divenuti adulti, dovrebbero recuperare i libri acquistati nell’infanzia per scoprire che, dai tempi dell’antica Grecia ad oggi, certi atteggiamenti non sono affatto cambiati. Il blog di Trello si è divertito a sfogliare alcune pagine delle favole più celebri di Esopo e ha realizzato che certi insegnamenti si adattano perfettamente ai ritmi forsennati dei lavoratori del XXI secolo. Ve le proponiamo di seguito, con la speranza che sappiate fare tesoro delle loro morali. Che a conti fatti, possono aiutare a coprendere come è possibile conciliare meglio il lavoro e la famiglia.


Cosa possiamo imparare da Esopo: ecco 3 favole da cui trarre insegnamento

Sperare che per ogni donna esista un “principe azzurro” è un’ingenuità a cui è meglio non prestare credito, ma certi insegnamenti – nascosti dietro le parole di un narratore asciutto ed efficace come Esopo – possono tornare utili ancora oggi. Specie quando facciamo fatica a gestire le nostre vite, scandite da impegni lavorativi onerosi e da rapporti personali più o meno complicati. Vediamo cosa possiamo imparare ritornando, con la giusta consapevolezza, a quello che abbiamo letto da bambini.

La lepre e la tartaruga

La lepre, un giorno, si vantava con gli altri animali: – Nessuno può battermi in velocità – diceva – Sfido chiunque a correre come me – . La tartaruga, con la sua solita calma, disse: – Accetto la sfida -. – Questa è buona! – esclamò la lepre e scoppiò a ridere -. – Non vantarti prima di aver vinto – replicò la tartaruga – Vuoi fare questa gara? – Così fu stabilito un percorso e dato il via. La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga, si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l’altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara. La tartaruga sorridendo disse: – Non serve correre, bisogna partire in tempo –

Insegnamento 

Esattamente come la lepre, capita spesso di prendere le cose a una velocità inutilmente sostenuta. Ci affanniamo e vogliamo strafare per dimostrare a noi stessi e agli altri che non abbiamo rivali e che siamo capaci di vincere ogni sfida. Ma è l’atteggiamento giusto? Non proprio e non sempre. Se la lepre non avesse corso troppo, non avrebbe sentito il bisogno di fare una pausa e se avesse messo da parte la boria, non avrebbe sottovalutato le capacità del suo avversario. Meglio procedere con la regolarità, la costanza e l’umiltà della tartaruga che riesce ad arrivare al traguardo, nonostante lo svantaggio iniziale.

Non eccedere e non sobbarcarti di impegni che non puoi sostenere o ne pagherai le conseguenze in termini di serenità e qualità delle prestazioni. Per conciliare meglio il lavoro e la famiglia, devi procedere alla giusta velocità e tenere a freno la smania di grandezza che rischia di farti rimanere indietro.

La zanzara e il toro

Una zanzara, posatasi su un corno di un toro e rimastavi appoggiata molto tempo, quando stava per allontanarsi, chiese al toro se voleva già che lei se ne andasse. E quello rispondendole disse: – Né quando sei venuta, me ne sono accorto, né se te ne vai, lo saprò -.

Insegnamento

Traiamo ispirazione dall’atteggiamento del toro che non si lascia distrarre dalle cose di poco conto e resta focalizzato su ciò che è veramente importante. Ignorare le “zanzare” che ci ronzano intorno, quando siamo fuori dall’ufficio, è di fondamentale importanza così come porre delle barriere a riparo dei nostri affetti e della nostra intimità.

Concentrati su ciò che è veramente importante e conciliare il lavoro e la famiglia risulterà più facile.

La cicala e la formica

In una calda estate, un’allegra cicala cantava sul ramo di un albero, mentre sotto di lei, una lunga fila di formiche faticava per trasportare chicchi di grano. Fra una pausa e l’altra del canto, la cicala si rivolge alle formiche: – Ma perché lavorate tanto, venite qui all’ombra a ripararvi dal sole, potremo cantare insieme! -. Ma le formiche, instancabili, senza fermarsi continuavano il loro lavoro. – Non possiamo! Dobbiamo preparare le provviste per l’inverno! Quando verrà il freddo e la neve coprirà la terra, non troveremo più niente da mangiare e solo se avremo le dispense piene potremo sopravvivere! -. – L’estate è ancora lunga e c’è tempo per fare provviste prima che arrivi l’inverno. Io preferisco cantare! Con questo sole e questo caldo, è impossibile lavorare -. Per tutta l’estate, la cicala continuò a cantare e le formiche a lavorare. Ma i giorni passavano veloci, poi le settimane e i mesi. Arrivò l’autunno e gli alberi cominciarono a perdere le foglie e la cicala scese dall’albero ormai spoglio. Anche l’erba diventava sempre più gialla e rada. Una mattina, la cicala si svegliò tutta infreddolita, mentre i campi erano coperti dalla prima brina. Il gelo bruciò il verde delle ultime foglie: era arrivato l’inverno. La cicala cominciò a vagare cibandosi di qualche gambo rinsecchito che spuntava ancora dal terreno duro e gelato. Venne la neve e la cicala non trovò più niente da mangiare: affamata e tremante di freddo, pensava con rimpianto al caldo e ai canti dell’estate. Una sera, vide una lucina lontana e si avvicinò affondando nella neve: – Aprite! Aprite, per favore! Sto morendo di fame! Datemi qualcosa da mangiare! -. La finestra si aprì e la formica si affacciò: – Chi è che bussa? -. – Sono io, la cicala! Ho fame, freddo e sono senza casa! -. – La cicala? Ah, mi ricordo di te, cosa hai fatto durante l’estate, mentre noi faticavamo per prepararci all’inverno? -. – Io? Cantavo e riempivo del mio canto cielo e terra! -. – Hai cantato? – replicò la formica, – Adesso balla! -.

E’ una delle favole più famose di Esopo, quella che si racconta ai bambini per avvertirli che, se daranno la precedenza al piacere e al divertimento, le cose – presto o tardi – si metteranno male. Vale anche al lavoro: se non impariamo a riconoscere e rispettare le priorità, procrastiniamo gli incarichi più faticosi e ci dedichiamo solo a quelli più leggeri, il carico di lavoro assumerà proporzioni preoccupanti, che non ci lasceranno scampo. Svagarsi è importante, ma il senso del dovere non può essere sacrificato in maniera irresponsabile.

Per conciliare meglio il lavoro e la famiglia, agisci come le laboriose formiche che si organizzano per tempo per poi godere dei frutti del loro impegno.

Restiamo connessi al bambino che alberga in noi ed approcciamoci, nel giusto modo, agli insegnamenti incamerati solo in parte da piccoli. La consapevolezza e l’esperienza acquisite negli anni ci aiuteranno a capitalizzare tutto, trasformando i protagonisti delle favole di Esopo (e non solo) in preziosi maestri di vita.



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