Cosa non fare al colloquio: ecco tre cose veramente assurde

Alcune persone si presentano al colloquio impreparate. Altre magari lo sarebbero pure, preparate, ma a causa di comportamenti assurdi si giocano qualsiasi chance.

Il web è pieno di articoli che spiegano cosa fare e cosa non fare al colloquio di lavoro. Spesso, quasi sempre, questi pezzi sono molto utili, in alcuni casi fondamentali, perché orientano chi non ha ancora raggiunto, per qualsiasi ragione ciò possa accadere, la formazione adeguata alla situazione che deve affrontare.  Solitamente però si tratta di consigli basati su esperienze e competenze di altri, che già si sono ritrovati più volte nella medesima condizione, oppure sono essi stessi dei reclutatori di lavoratori.


O ancora, sono degli studiosi del settore. I consigli dispensati da queste figure, oltre ad essere competenti, sono anche pieni zeppi di buon senso ed aiutano chi cerca lavoro a comportarsi nel migliore dei modi. E’ scontato dire che il buon senso lo deve avere anche il candidato. E’ un “gioco” che si fa in due, insomma. Invece a volte pare proprio che questa cosa non capiti, e che anzi avvenga l’esatto contrario. Ci sono almeno tre cose veramente, ma veramente assurde che al colloquio (o anche nei momenti che lo precedono) non bisogna fare proprio mai. Vediamo quali.

cosa non fare al colloquio

Andarci ubriachi

Ora, spiegarlo fa anche forse un po’ ridere, ma girovagando per internet si scoprono le cose più assurde. Tra queste, le segnalazioni  di alcuni reclutatori che si sono visti piombare in ufficio candidati completamente ubriachi. Immaginarsi, anche in astratto,  la scena, non è mica così difficile: il serioso recruiter, come dicono quelli bravi, è lì, nel suo ufficio, pochi minuti prima dell’arrivo del candidato di turno. Se lo aspetta vestito di tutto punto, con i documenti in regola e sicuro di conquistarsi il posto di lavoro in gioco. Lo vuole, determinato, preciso, brillante, competente, volenteroso, ambizioso.

Pochi minuti dopo si ritrova invece un individuo fin troppo allegro e magari un po’ barcollante, che i documenti li ha lasciati in auto (!) o sulla metro e che in quel momento non gli è nemmeno ben chiaro cosa ci faccia in quell’ufficio, con davanti quella persona così seria che mette pure un po’ di tristezza. Quest’ultima, che poverina fatica a parlare con l’allegrone, dato il suo alito un po’ così. Ecco, tutto molto bello forse, ma addio posto di lavoro (ma guarda un po’!).

Andare ubriachi ad un colloquio di lavoro non è decisamente la migliore scelta da fare. Se è vero che l’alcool disattiva i freni inibitori e aiuta a vincere la timidezza, c’è una bella differenza tra l’essere un po’ più spigliati (consigliatissimo) e non avere idea di ciò che si sta facendo. Il buon senso , dicevamo, l’hanno inventato per usarlo. Quindi usiamolo, ok?

Mostrare o inviare foto hot ai recruiter

Se raggiungere il luogo deputato al colloquio con la percentuale di alcool nel sangue fuori dai limiti di legge nel caso si debba guidare è davvero una pessima idea, ce n’è un’altra di idea che probabilmente non è da meno, in senso negativo. Alcuni, si sentono così belli e piacenti che come tecnica per farsi assumere decidono di utilizzare il proprio corpo, svestito. Donne o uomini la differenza conta ben poco. Un recruiter che si vede arrivare sul cellulare di lavoro una foto hot da chi vuole candidarsi per un posto di lavoro, probabilmente non la prenderà molto bene, anzi…  Perché? Come perchè?

 

Certi contenuti si scambiano solo tra fidanzati o, perlomeno, tra persone consenzienti. In un rapporto di lavoro, per giunta non ancora instaurato, tentare la carta del “guarda quanto sono f…” oltre a poter risultare un po’ squallido è veramente controproducente, perché sinonimo di poca serietà e di voglia di raggiungere lo scopo tramite espedienti di bassa lega, piuttosto che con il lavoro. Insomma “se lo fa adesso, lo farà anche dopo” penserà probabilmente chi deve decidere. “Magari in futuro userà certi mezzucci anche contro di me” rifletterà giustamente il recruiter. Provate quindi ad indovinare quale sarà la sua decisione in questo caso?

Dire una cosa e farne un’altra

Sebbene in questo terzo caso il livello di surreale si abbassi di molto, va detto che, tecnicamente parlando, dire una cosa e farne un’altra, è un comportamento abbastanza assurdo. Alcuni esempi? Fin troppo semplice. Se sul cv e nella lettera di presentazione si specifica di essere delle persone “molto precise” e poi nello stesso cv ci si dimentica di mettere il nome, o le informazioni di contatto, o lo si invia non revisionato, con errori di battitura e grammatica un po’ qui e un po’ là, chi lo leggerà capirà soltanto una cosa: che chi gliel’ha inviato non è in grado di rispettare quello che dice. “Beh qualche errore non è così grave” dirà qualcuno. Ah sì? Forse, ma forse no!

Immaginiamo che questa persona venga assunta e le venga affidato un progetto di business. Progetto, riunione, divisione dei compiti. “Questo lo faccio io! Lo so fare, sono il migliore in questo campo”.  E poi, invece, non è vero. Salta il progetto, quindi salta il business, con conseguente perdita del cliente e danno aziendale. E perché? Perché chi ha detto che avrebbe fatto la sua parte, una determinata parte, connessa con quelle di tutti gli altri partecipanti al progetto, non era in grado di farla, oppure non ci ha messo abbastanza attenzione, è venuta male ed ora è inutilizzabile. Ora sembra un po’ più grave? Convinti che dire il contrario di quel che si fa sia tra le cose da non fare al colloquio?

Di esempi come questi ce ne sono a decine: dire che si è estroversi per accaparrarsi un posto di lavoro a contatto col pubblico e poi restare bloccati al primo colpo perché in realtà si è tremendamente timidi, per dirne uno. Non è una colpa essere timidi, ovviamente. Lo è però farsi passare per ciò che non si è. E per giunta non porta da nessuna parte. Il leit motif è quindi, come già accennato più volte , il buon senso. Tutti ne siamo dotati. Non tutti lo usiamo sempre. Però, dovremmo.



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