Cosa è la NASpI, funzionamento, a chi spetta e come richiederla

Che cosa è la domanda di disoccupazione, come poterla presentare e chi ha diritto ai nuovi strumenti di assistenza sociale. Tutto sulla NASpI.

“Lavorare è un diritto di tutti”. Capita spesso di sentire questa frase anche in ambiti dove i diritti sono spesso calpestati e dove l’individuo, lavoratore e persona rispettabile, viene spesso trattato come una pezza. Il lavoro è fonte di reddito, e in molti casi l’unica possibilità di sopravvivenza. Ma cosa succede a coloro i quali perdono la loro occupazione? Specie se questa “perdita”, risulta involontaria? Lo Stato si è detto conscio di questa problematica, e nel corso degli anni ha adottato diverse soluzioni: prima aspi e mini-ASpi, ora, semplicemente NASpi.


Cosa è e cosa sostituisce la NASpi?

NASpi sta per “Nuova Assicurazione Sociale per l’impiego”. Si tratta di un sussidio di aiuto, che viene erogato dallo Stato al lavoratore che viene licenziato, e che dunque perde il proprio posto di lavoro non per propria scelta. Si tratta di un nuovo strumento governativo introdotto con il decreto legislativo del 4 Marzo 2015.

naspi

Leggendo le prime righe di questo articolo, ti sarai sicuramente fatto qualche domanda. Fino al 2015, infatti, erano tutt’altri i nomi che definivano le indennità di disoccupazione INPS: questi erano semplicemente ASpi e mini-ASpi. Queste due fornivano un’indennità speciale e adatta ad ogni occasione, di conseguenza, il nome che adottavano cambiava in base ai requisiti richiesti:

  • la ASpi era la normale indennità che veniva erogata con i normali requisiti;
  • la Mini-ASpi si occupava invece dello stesso servizio, ma con requisiti ridotti.

Il nuovo sussidio di disoccupazione va perciò a sostituire letteralmente i due predecessori, imponendosi come nuova possibilità di ottenere la propria fetta e un sussidio onesto in seguito al licenziamento. Si tratta, in poche parole, di un’indennità mensile di disoccupazione che viene erogata nel momento in cui si verifica il cosiddetto “rapporto di lavoro cessato involontariamente”.

A chi spetta la NASpi? E quali sono i requisiti necessari?

Se stai ancora leggendo queste righe, molto probabilmente sei alla ricerca delle informazioni che ti chiariranno se sei idoneo o meno ad ottenere la tua NASpi. Beh, non temere, ci stiamo arrivando! Innanzitutto, questa nuova indennità viene messa a disposizione di tutti gli operai e i dipendenti coloro i quali hanno perso il lavoro contro la propria volontà oppure a quelli che terminano un contratto di apprendistato.

Nonostante ciò, la NASpi non è garantita a tutti. Sono infatti esclusi:

  • i dipendenti della pubblica amministrazione con un contratto a tempo indeterminato;
  • gli operai agricoli (questi ultimi sono infatti protetti da opzioni specifiche);
  • i lavoratori extracomunitari con un contratto per lavoro stagionale;
  • i lavoratori sprovvisti delle caratteristiche per il pensionamento;
  • coloro che percepiscono un assegno di invalidità.

Nemmeno i tirocinanti hanno alcun diritto a percepire questo speciale sussidio, e la stessa cosa vale per i lavoratori autonomi e ovviamente per chi presenta spontaneamente le dimissioni. In questo specifico caso, però, ci sono alcune eccezioni che aprono le porte alla NASpi: si tratta del celeberrimo licenziamento per giusta causa, che avviene in speciali occasioni in cui il lavoratore ha un motivo preciso per decidere di abbandonare la sua occupazione, un motivo che quasi lo “obblighi”. Fatte queste dovute precisazioni, adesso sai se rientri o meno in una delle categorie che possono ottenere la NASpi. Adesso ti spiegherò nel dettaglio quali sono i requisiti per ottenere il sussidio di disoccupazione e quali sono i documenti che devi presentare nella domanda/richiesta.

I requisiti e i documenti necessari

I requisiti specifici per avere accesso alla NASpi sono precisi e soprattutto molto severi. Se hai tutti quanti gli elementi in mano per effettuare la richiesta, sei a cavallo. I requisiti esatti sono:

  • Almeno trenta giornate lavorative nell’anno precedente al licenziamento
  • 13 settimane di contributi versati durante i 4 anni che precedono il licenziamento
  • Stato di disoccupazione involontaria
  • Aver dichiarato al centro per l’impiego la DID

Si tratta di condizioni assolutamente essenziali affinché ci sia la concreta possibilità di avere il sussidio. Una volta appurati i requisiti, si può iniziare a raccogliere i documenti precisi che vengono richiesti per effettuare correttamente la richiesta. In questo caso però, è giusto dire che dal 23 Febbraio scorso, è stata attivata la possibilità di accedere alla domanda NASpi pre-compilata, direttamente da pc o comunque tramite il web e internet. Basta dunque essere già in possesso del PIN Inps e accedere all’area MyInps: da qui è dunque possibile inviare la richiesta precompilata direttamente e senza nessuno sforzo, è sufficiente inserire i propri dati e il gioco è fatto.

Una volta inviata la richiesta tramite i servizi digitali e sottoscritta la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, al richiedente basterà recarsi direttamente al Centro per L’impiego per un colloquio conoscitivo, in attesa che i dati vengano elaborati e trasferiti dall’INPS a ANPAL. Una volta terminato il colloquio, il lavoratore verrà iscritto alla piattaforma dell’ANPAL e si procederà dunque, oltre ad un ricollocamento lavorativo, all’erogazione del sussidio.

Quanto passa prima che il sussidio possa essere erogato?

Non esiste una tempistica precisa che indichi il tempo preciso che decorre tra richiesta e percezione effettiva del sussidio. Ci sono dei limiti sulla consegna della richiesta, che deve essere consegnata entro e non oltre 68 giorni dall’effettivo licenziamento. Di conseguenza, essendo una data strettamente legata a fattori quali licenziamento e velocità del richiedente, sta a quest’ultimo agire in fretta, in modo tale da poter percepire la NASpi in tempo coerente con le scadenze e legata alla tempistiche bancarie e legali. E’ giusto precisare che consegnare la richiesta a fine mese, per esempio, potrebbe allungare ulteriormente i tempi. E’ consigliato dunque cercare di consegnare la richiesta per il sussidio in una data all’inizio del mese, in modo tale da rimanere nelle tempistiche previste.

A quanto ammonta esattamente il sussidio NASpi? Come viene calcolato tale importo?

A questo punto ti starai chiedendo sicuramente a quanto ammonta precisamente la NASpi. Beh, devi sapere che l’assegno del sussidio è abbastanza cospicuo, ma non può superare per legge i 1334 euro mensili. Restando dunque sotto questo limite, l’assegno effettivo che ogni lavoratore riceve è dato dalla media dello stipendio percepito durante gli ultimi 4 anni di lavoro all’interno dell’azienda o della compagnia che lo ha licenziato.

Basta dunque avere sotto mano il proprio estratto conto e fare un paio di calcoli, dividendo poi il tutto per il coefficiente 4,33. In questo modo è possibile calcolare l’ammontare effettivo del sussidio, che sarà poi erogato entro le tempistiche elencate precedentemente. Facciamo un esempio, in modo tale da comprendere meglio il meccanismo di questo semplice calcolo:

se l’imponibile previdenziale ammonta a 40.000 euro, questo sarà successivamente diviso per il numero di settimane in cui si è effettivamente lavorato negli ultimi 4 anni di attività nell’azienda. La divisione dunque sarebbe, per ipotesi: 40.000/104. Il risultato, ovvero 384,16, va moltiplicato poi per il coefficiente di cui si parlava prima: 384,16 x 4,33 = 1663,41 euro.

Come si può facilmente notare, l’importo ottenuto supera di gran lunga il limite massimo imposto dal Governo e dalla NASpi. In questo caso dunque, è necessario calcolare il 75% del limite imposto dalla NASpi e sommarlo al 25% della differenza tra l’importo ottenuto inizialmente (in questo caso 1663,41) e l’importo limite.

Una volta effettuati anche questi calcoli, si avrà dunque l’opportunità di conoscere l’effettivo ammontare dell’assegno NASpi. E’ comprensibile pensare che questi calcoli possano sembrare all’inizio abbastanza complessi, ma ti assicuro che una volta compreso il meccanismo è davvero tutto molto facile.

Ricapitolando, ad accedere al sussidio sono:

  • I lavoratori che hanno perso il lavoro non per loro scelta
  • Coloro i quali hanno terminato un contratto di apprendistato
  • Chi effettua un “licenziamento per giusta causa”

I requisiti invece sono:

  • 30 giornate lavorative nell’ultimo anno
  • 13 settimane di contributi versati negli ultimi 4 anni
  • Dichiarazione DID attiva

Si tratta di uno dei migliori servizi e, più in generale, possibilità che lo stato italiano mette a disposizione dei lavoratori in questi tempi di crisi. I calcoli non sono difficili e i requisiti minimi da possedere sono davvero una prerogativa che chi si trova in tale situazione può ottenere senza problemi. Se sei un lavoratore e hai da poco perso il tuo posto, la NASpi può darti un grosso aiuto a risollevarti e a rimetterti in carreggiata.

Sospensione della NASpi: cosa significa?

Può capitare però, che chi percepisce un assegno NASpi decida di sospendere tale erogazione. Perché accade, e cosa succede quando questo viene fatto? Mettiamo il caso che tu stia percependo il tuo sussidio di disoccupazione e ti arrivi al contempo una proposta di lavoro davvero interessante. Probabilmente, sarai allettato da tale opportunità, ma il dubbio ti attanaglia: cosa succederà al sussidio se accetto l’offerta?

La risposta non è esattamente facile e diretta, e molto spesso dipende strettamente da alcuni fattori, primi fra tutti il reddito che si andrà a percepire e il tempo di lavoro che si andrà a svolgere. E’ chiaro che, in base già solo a questi fattori, la NASpi può essere interrotta, sospesa o addirittura eliminata.

La sospensione della percezione dell’assegno avviene nel momento in cui il reddito complessivo che si andrà a percepire con la nuova offerta non superi gli 8000 euro complessivi, e non superi i sei mesi di durata. Qualora siano rispettati questi parametri, verrà avviata la sospensione classica dell’assegno, che sarà ripreso per il periodo rimanente al termine della nuova occupazione.

Al contrario, se i numeri prima citati vengono superati, allora si procederà alla completa decadenza della percezione senza possibilità di recuperare ciò che è stato perduto. Nel momento in cui il lavoratore accetta la nuova offerta, questi deve inviare la richiesta di sospensione per via digitale entro e non oltre 30 giorni dalla nuova assunzione. Nella richiesta si dovranno comunicare il reddito annuo che si andrà a percepire e la durata effettiva del contratto, facendo attenzione che questi non superino rispettivamente gli 8000 euro e i sei mesi di durata. C’è anche la possibilità che l’assegno erogato venga sospeso automaticamente anche senza comunicazione, ma per riattivare l’erogazione è necessario inviare sia quest’ultima, che un documento che attesti la cessazione dei rapporti lavorativi con la nuova azienda, o comunque inerenti al nuovo incarico svolto.

Conclusioni

Per concludere dunque, che dire: si tratta della nuova indennità di disoccupazione, fornita ai lavoratori che cessano i rapporti lavorativi involontariamente, a quelli che portano un licenziamento per giusta causa e a coloro che terminano un contratto di apprendistato. Si tratta di una soluzione davvero comoda, ma il vero scopo di questo servizio è effettivamente un altro. Durante il colloquio al Centro per l’impiego, difatti, il lavoratore verrà immesso in un sistema di politica attiva il cui vero scopo è quello di immergere il lavoratore in un clima di reimmersione lavorativa, preparandolo e rendendolo pronto alla sua rientrata nel mercato lavorativo. L’assistenza fornita dal sussidio risulta dunque essere un ottimo supporto per chi si trova in una situazione poco confortante.



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