Corruzione e irregolarità: così Roma brucia più di 19 miliardi

Tra evasione fiscale, lavoro nero, corruzione e malaffare, a Roma e provincia, a peredere sono tutti i contribuenti: parola della Uil di Roma e Lazio

Tra economia sommersa ed economia illegale, a Roma e provincia vengono irrimediabilmente sprecati 19,2 miliardi di euro: a rilevarlo l’ultimo studio della Uil di Roma e del Lazio, realizzato in collaborazione con Eures. Quella scattata dal sindacato è una fotografia impietosa, che documenta la costante crescita di corruzione e irregolarità che sottraggono al territorio risorse importanti. Ovvero soldi che potrebbero essere impiegati in maniera completamente differente.


Più nel dettaglio: l’economia sommersa (che coinvolge il lavoro irregolare, l’evasione fiscale e le varie sotto-dichiarazioni) producono, a Roma e provincia, un “business” da 17,7 miliardi di euro. Una cifra importante, che potrebbe essere utilizzata per ridurre la pressione fiscale (gli analisti parlano di un possibile risparmio pro-capite di 1.765 euro) o per migliorare i servizi pubblici e rafforzare il sistema del welfare. Mentre l’economia illegale (riconducibile alla prostituzione, al traffico di droga e al contrabbando di tabacchi) smuove, nel territorio capitolino, un giro di affari di 1,5 miliardi di euro. Da qui la cifra monstre di 19,2 miliardi di euro, che gli esperti riferiscono alla cosiddetta “economia non osservata”.

Basterebbe questo a suscitare l’indignazione di ogni singolo contribuente, ma lo studio della Uil è andato oltre. Indagando con più attenzione il fenomeno dell’economia sommersa, si è infatti scoperto che 9,3 sono i miliardi che provengono dall’evasione fiscale (con i commercianti a svettare su tutti) e che 6,7 miliardi sono, invece, quelli “prodotti” dal lavoro irregolare. Mentre i restanti 1,7 miliardi devono essere ricondotti al diffuso costume di affittare in nero o di concedere e ricevere mance di vario tipo.

E non si può trascurare il capitolo che riguarda l’illegalità contro la “cosa pubblica”. Corruzione e concussione sono talmente diffuse nel Lazio che la regione, secondo i dati riferiti dal ministero dell’Interno, compare al terzo posto della classifica nazionale (dietro solo a Campania e Sicilia). “Sono dati preoccupanti – ha commentato il segretario generale della Uil di Roma e Lazio, Alberto Civica – soprattutto se rapportati al fatto che l’Italia, stando al Rapporto sulla corruzione del 2015, è tra i Paesi più corrotti nella gestione della res pubblica, tanto da collocarsi al 61° posto nel mondo e al penultimo in Europa, preceduta soltanto dalla Bulgaria, mentre ormai persino Grecia e Romania fanno meglio di noi. La stessa Corte dei Conti – ha aggiunto Civica – ha stimato che il danno prodotto dalla corruzione come una ‘tassa’ sulle opere, forniture e servizi della Stato, è pari addirittura al 40% del valore della domanda pubblica”.




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