Contributo Aspi, importo adeguato al rialzo

Il contributo per la disoccupazione Aspi, per la prima volta dalla sua recente entrata in vigore ha subito un adeguamento, al rialzo. Qualche giorno fa l’Istat ha pubblicato l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (più brevemente, Foi), evidenziando come, in media, abbia subito un incremento dell’1,1 per cento. Di conseguenza, è ora possibile rivedere in rialzo i minimali, i massimali, i tetti retributivi e gli altri valori oggetto di indicizzazione annua secondo quanto previsto dalla legge: considerata la giovane età dell’Aspi, il 2014 è la prima volta che tale contributo subisce una revisione. Vediamo come è “andata”.


L’Aspi è stato introdotto dalle recenti riforme sugli ammortizzatori sociali quale contributo in favore di coloro che hanno visto cessare il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Introdotto con decorrenza dal 1 gennaio 2013 dalla revisione del mercato del lavoro, il suo valore è pari al 41% della soglia di riferimento utile al calcolo dello stesso Aspi, che per il 2013 era di 1.180 euro (il contributo era quindi pari a 483,80 euro). In seguito all’indicizzazione di cui si è fatto sopra cenno, l’Aspi si attesta a quota 1.192,98 euro in termini di valore di riferimento, e a 489,12 euro in termini di contributo mensile.

In proposito, si ricorda come l’Aspi possa essere erogato anche in occasione delle cessazioni di lavoro da parte degli apprendisti (a meno che non si tratti di dimissioni o recesso da parte del lavoratore), e che il ticket sul licenziamento non è rateizzabile. Inoltre, si tenga conto come la cifra soglia per il calcolo dell’Aspi (che, come abbiamo visto, è oggi elevata a 1.192,98 euro), niente ha a che vedere come l’importo massimo di Aspi erogabile, che corrisponde al massimale Cigs più elevato (per il 2014, pari a 1.165,58 euro).



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