Contratto statali: bonus per redditi bassi e “punizioni” per assenteisti e molestatori

Tutte le novità in arrivo sul nuovo contratto degli statali la cui bozza si discuterà domani. Vediamole nel dettaglio

E’ quasi terminata la trattativa sul rinnovo del contratto della Pubblica Amministrazione i cui dettagli saranno discussi da Aran (Agenzia Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni) e sindacati mercoledì 20 dicembre 2017. Gli argomenti di discussione prima della firma riguarderanno l’inserimento di un bonus economico di cui godranno coloro che percepiscono redditi più bassi (fino a 26.600 euro annui lordi) pagato mensilmente da febbraio a dicembre 2018, che si andrà a sommare agli 85 Euro di aumento mensile lordo promesso dal Governo.


contratto statali

Questa non è la sola novità prevista dalla bozza sul rinnovo del contratto degli statali. Infatti, per combattere l’assenteismo, sono state previste delle ingenti riduzioni sui premi, le cui diminuzioni non riguarderanno il singolo ma tutto l’ufficio a cui appartiene. In sostanza significa che, coloro che hanno in ufficio un collega assenteista, rischiano per causa sua di non ricevere alcun premio. Ma vi è il rovescio della medaglia in quanto nella bozza del nuovo contratto della Pubblica Amministrazione è stato previsto, per gli statali meritevoli, un “super-premio” individuale che vedrà una maggiorazione al singolo individuo del 30% rispetto alla media dei premi percepiti dai colleghi. Nel mirino della nuova normativa, oltre agli assenteisti rientrano anche le molestie sessuali la cui pena prevede una sospensione senza percepire alcun stipendio fino ad arrivare al licenziamento in caso di comportamento reiterato. Gli organi di controllo per assenteisti e molestatori saranno composti da rappresentanti sindacali che controlleranno i tassi di assenza oltre a tenere conto del tasso di produttività per l’erogazione di premi che potranno però essere erogati a non oltre il 30% dei dipendenti statali valutati.

Novità in arrivo anche sui precari e sulla Legge 104

Se l’accordo tra sindacati e Pubblica Amministratori sarà siglato entro il 31 dicembre del 2017, dal prossimo anno per i precari statali “storici” il contratto a tempo determinato non potrà essere superiore ai 36 mesi (in via eccezionale potrà essere protratto per ulteriori 12 mesi). Inoltre, il numero di impiegati della Pubblica Amministrazione con contratto a termine non potrà superare il 20% del totale dei contratti statali. Le novità, invece, sui permessi che riguardano la legge 104 sono la programmazione mensile attraverso una domanda che dovrà essere inviata almeno 24 ore prima dell’effettiva richiesta e saranno concessi solamente in caso di “documentata necessità”.   L’accordo tra sindacati e Governo sembra essere ancora lontano e il tanto sperato rinnovo dei contratti della Pubblica Amministrazione rischia di rimanere impantanato nel solito problema delle risorse economiche e tra le infinite discussioni tra i vari settori della PA che il Pd non ha intenzione di inimicarsi come era avvenuto dopo la “Buona Scuola “ del Governo Renzi. Nella relazione inviata al Governo dalla Ragioneria Generale dello Stato è stato spiegato che i 2,85 miliardi di euro stanziati per l’aumento degli stipendi degli impiegati della Pubblica Amministrazione garantisce un surplus del 3,48% calcolato su uno stipendio medio di 31.749 euro che tradotto significa 85 euro lordi mensili per tredici mensilità. In ogni caso, lavorare come dipendente pubblico rimane ancora un’ottima opportunità. Lo afferma l’Osservatorio Cpi sui conti pubblici italiani il quale ha rilevato che negli ultimi 36 anni, il rapporto tra gli stipendi pubblici e quelli privati è risultato dell’1,27. In sostanza una differenza di retribuzione a favore del settore pubblico del 27%. Tra il 1999 e il 2006 si sono registrati gli aumenti più considerevoli che sono successivamente diminuiti a partire dal 2010 a causa del blocco dei contratti statali. Nel 2016 la differenza tra pubblico e privato è arrivato al 18% e potrebbe scendere di un altro 4% nel caso in cui dovesse trovare accoglimento l’ipotesi che nella Pubblica Amministrazione servono qualifiche maggiori rispetto al privato.




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