Contratto part-time: come funziona, profili giuridici ed economici

Il contratto di lavoro a tempo parziale o part-time ha come oggetto una prestazione concordata di comune accordo tra datore di lavoro e dipendente con orario inferiore a quello previsto dal Contratto Collettivo di Lavoro.

Non di rado questa forma di rapporto è stata oggetto di abusi e discriminazioni, tuttavia rappresenta una valida alternativa per conciliare  le esigenze delle aziende e le esigenze dei lavoratori che desiderano una diversa e  più libera disponibilità di tempo pur conservando un rapporto di lavoro fisso.


Nel contratto di assunzione a tempo parziale deve essere precisato, oltre al numero di ore previste, anche la loro collocazione temporale, vale a dire, per ogni giornata della settimana, l’ora di inizio e di fine lavoro e, se prevista una pausa, l’ora di inizio e fine della stessa.
Il rapporto di lavoro a tempo parziale può essere applicato anche nei contratti a tempo determinato; nei contratti di apprendistato e di inserimento, purché la riduzione dell’orario non ostacoli la formazione del lavoratore; e infine per i dirigenti.
L’estensione o la riduzione del part-time, in altre parole l’aumento o la diminuzione dell’orario e dei giorni previsti può essere concordata tra le parti in forma scritta  stabilendo la collocazione temporale dell’orario di lavoro.

TIPOLOGIE DI PART-TIME

Il rapporto di lavoro a tempo parziale può essere il diverso tipo:
– orizzontale, se è previsto per tutte le giornate lavorative ma con un orario inferiore a quello a tempo pieno;
– verticale, se è previsto con un orario giornaliero uguale a quello a tempo pieno, ma solo per una parte delle giornate lavorative;
– misto, se comprende giornate con orario pieno e giornate con orario parziale;
-ciclico, se prevede la prestazione con orario ridotto solo per alcuni periodi dell’anno.

Per il part-time ciclico devono essere anche indicate le date d’inizio e fine periodo con orario ridotto.  Esistono inoltre delle clausole flessibili che consentono al datore di lavoro di spostare la collocazione nel tempo delle ore di lavoro previste, senza che il loro ammontare subisca variazioni. Le clausole elastiche permettono al datore di lavoro, nel caso in cui il part-time non sia di tipo orizzontale, di ampliare il numero delle ore previste.
Il datore di lavoro può chiedere la prestazione di ore supplementari alle condizioni, nei limiti e con l’eventuale maggiorazione retributiva previsti dal Contratto Collettivo di Lavoro.
Il rifiuto del lavoratore comunque non può costituire un giustificato motivo per il licenziamento.
Il lavoro straordinario, vale a dire quello prestato oltre l’orario previsto per i lavoratori a tempo pieno, non può essere imposto nel caso di part-time di tipo orizzontale.
Negli altri casi, se effettuato, è soggetto alle regole previste per i lavoratori a tempo pieno.

TRASFORMAZIONE DA PART-TIME A TEMPO PIENO

La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno non può essere imposta dal datore di lavoro al dipendente o viceversa, ma può avvenire solo con l’accordo tra le due parti.Il patto deve essere in forma scritta e la trasformazione del rapporto deve essere comunicata entro i 5 giorni successivi al Centro per l’Impiego

TRASFORMAZIONE DA TEMPO PIENO A PART-TIME

La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale non può essere imposta dal datore di lavoro al dipendente o viceversa, ma deve avvenire sempre mediante  pieno accordo tra le parti. Il mancato accordo non costituisce giustificato motivo per il licenziamento.

ASPETTI  ECONOMICI

I contributi previdenziali che il datore di lavoro deve versare sono calcolati sulla base della retribuzione minima giornaliera.
Per calcolare la maturazione della pensione quando un lavoratore ha lavorato sia a tempo pieno e sia a tempo parziale , la legge dice che l’anzianità previdenziale viene calcolate in proporzione all’orario effettivamente svolto. Ad esempio ammettendo che un part-time è il 50% di un orario settimanale contrattuale di 40 ore: dunque, 20 ore. Se un lavoratore raggiunge un’anzianità di servizio di 35 anni, di cui 25 passati a  tempo pieno e  10 a tempo parziale,l’anzianità previdenziale viene così determinata: 25 anni calcolati integralmente, gli altri in proporzione dell’orario prestato, in questo caso la metà.

Concludendo il lavoratore avrà maturato in totale un’anzianità di 30 anni.
Per ciò che riguarda gli assegni familiari si possono verificare invece due casi:
Se la prestazione part-time raggiunge un minimo di 24 ore settimanali, gli assegni vengono corrisposti integralmente; nel caso in cui la prestazione rimane sotto le 24 ore, gli assegno sono in relazione alle giornate effettivamente prestate.

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COMMENTS

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  • Mara 1 anno

    Ho un contratto indeterminato part-time ma ho in questo contratto una clausola in cui mi sospendono x 3 mesi senza alcun diritto Di retribuzione
    l inps si rifiuta di riconoscermi la disoccupazione x quei tre mesi pur dimostrando con documentazione la sospensione senza retribuzione alcuna
    ma non si chiedono come faccio a vivere x quei tre mesi visto che lavoro part-time faccio già fatica a vivere con quel poco che prendo figurati se vivo i tre mesi senza umiliarmi a chiedere aiuto
    eppure lo stato italianomantiene i profughi e mette in strada l italiano chiedo aiuto x quei tre mesi invernali dove posso rivolgermi x ottenere il riconoscimento alla disoccupazione