Contratto a tempo determinato: quando si può usare e quali sono i suoi vantaggi

Cosa è il contratto di lavoro a tempo determinato e come funziona questo genere di relazione professionale.

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Il contratto a tempo determinato è un contratto di lavoro subordinato molto diffuso all’interno del panorama professionale italiano, e contraddistinto dalla presenza di una durata specifica del rapporto di lavoro, con indicazione di una data che, sinteticamente, determina la fine della relazione. Ma quando si può utilizzare il contratto di lavoro a tempo determinato? E quali sono i vantaggi che il datore di lavoro e il lavoratore possono conseguire attraverso tale tipologia di contratto?


Contratto a tempo determinato: durata

Anzitutto, ricordiamo che nel contratto a tempo determinato è la durata l’elemento fondamentale. Ne consegue che la data di termine del lavoro deve essere esplicitamente indicata nel contratto (in forma scritta) a pena di nullità. Si tenga conto che la durata può essere indicata o direttamente (precisando un giorno) o indirettamente (precisando, ad esempio, un evento a partire dal quale il rapporto si intende sciolto).

Niente causa

Contrariamente alla data, che costituisce elemento fondamentale, il contratto a tempo determinato può evitare di indicare la causale, ovvero la motivazione che giustifica l’apposizione del termine di cui sopra. Ne consegue che il datore di lavoro non ha più l’obbligo di indicare le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo che lo hanno indotto a utilizzare la forma contrattuale a tempo determinato. In altri termini ancora, il contratto a tempo determinato può essere utilizzato per qualsiasi tipologia di mansione.

I vantaggi

Numerosi sono i vantaggi conseguibili dal datore di lavoro attraverso il rapporto di lavoro a tempo determinato. Contrariamente a quanto avviene con il rapporto a tempo indeterminato, infatti, tale contratto potrà meglio rispondere a determinate circostanze da parte del datore di lavoro, che potrà ad esempio finalizzare eventuali picchi produttivi mediante il coinvolgimento, per qualche mese o qualche anno, di un numero di lavoratori che non si intende tuttavia inserire in modo stabile in azienda.

Quando può essere utilizzato

Il contratto a tempo determinato non può avere una durata superiore ai 3 anni, ed è prorogabile con il consenso del lavoratore, pur sempre nel limite dei 3 anni (e per un massimo di cinque volte). Anche per la proroga sarà necessaria la forma scritta. Se dopo la scadenza del termine originario non vi sono state comunicazioni, il lavoro prosegue di fatto per 30 giorni se il contratto ha una durata inferiore ai 6 mesi, o per 50 giorni se ha una durata superiore ai 6 mesi. In questo caso il lavoratore ha il diritto di ottenere un maggiorazione retributiva per ogni giorno di continuazione del lavoro pari al 20% fino al decimo giorno successivo, e al 40% per ciascun giorno ulteriore.

Se si supera il periodo dei 30 o dei 50 giorni, il contratto si considera trasformato da tempo determinato a tempo indeterminato.



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