Contratti a termine, cambiano (forse) le regole: fino a 8 rinnovi in 36 mesi

I “nuovi” contratti a termine, se la riforma dovesse andare in porto, potranno essere prorogati fino a 8 volte, in un termine temporale massimo di 36 mesi, senza che il datore di lavoro abbia l’obbligo di specificare la causa della proroga. Attualmente, solo il primo può essere prorogato, dopodiché o cessa il rapporto di lavoro (almeno per un determinato periodo) o si passa al tempo indeterminato. A fornire le precisazioni è stato il Ministero del Lavoro, intervenendo su quanto anticipato dal premier Matteo Renzi in materia di riforma del lavoro. C’è una condizione: tali contratti è obbligatorio “si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato inizialmente stipulato”. Ovvero non è possibile prorogare un contratto di un operaio “trasformandolo” in un impiegato, per fare un esempio più teorico che pratico.


Un’altra novità che potrebbe derivare dall’entrata in vigore del Jobs Act in materia di contratti di lavoro è quella relativa al limite del 20% di contratti a termine per un’azienda. Su 10 dipendenti insomma non più du 2 potranno lavorare con contratto a tempo determinato. Anche in questo caso però vi sono delle eccezioni, determinate dalla possibilità di modificare tale limite attraverso la contrattazione collettiva e dalla libertà per il datore di lavoro di poter usufruire ad esempio delle sostituzioni maternità . Si tiene inoltre conto della necessità di effettuare contratti stagionali in una misura che supera  la soglia del 20% dell’organico aziendale complessivo .

Precarietà o crescita? Sul tema  le parti in causa  sono apparse fin da subito abbastanza divise. La Cgil ad esempio, non sembra aver digerito i provvedimenti: secondo la leader Susanna Camusso “si è fatto esattamente l’opposto di quello che lo stesso Presidente del Consiglio dichiarava” e inoltre “si e’ creata un’altra forma di precarietà. Una forma per cui puoi una persona può essere assunta e licenziata per tre anni senza alcuna ragione e senza alcuna causa”.

Diversa però la visione del neo Ministro del Lavoro Poletti, secondo il quale, in questo modo vengono evitate “le problematiche legate alla riassunzione” e per il quale è piuttosto logico pensare che se un‘impresa mantiene il posto di lavoro per tre anni alla stessa persona “è ragionevolmente probabile che poi la stabilizzi”.   Tutti questi provvedimenti sono contenuti in un decreto del governo. Quest’ultimo però, pur (quasi) entrato in vigore, dovrà poi essere trasformato in legge dopo essere passato al vaglio del Parlamento, che però potrebbe bocciarlo o modificarlo.




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