Contraffazione: ogni anno “bruciati” migliaia di posti di lavoro

A causa della contraffazione in Italia, ogni anno, vengono bruciati migliaia di posti di lavoro. Un’industria – quella del falso – che secondo le stime più recenti e attendibili “ruberebbe” lo 0,35% del Prodotto interno lordo annuo italiano, cancellando almeno 110 mila ruoli occupazionali. Per questo motivo, il Ministero dello Sviluppo Economico ha deciso di lanciare una nuova campagna di comunicazione che punti alla difesa della proprietà industriale, e che fino alla fine del mese di aprile coinvolgerà tv, radio e siti web, nell’auspicio di sensibilizzare produttori e consumatori sui rischi delle copie non autorizzate.


La contraffazione è d’altronde un danno non solo alla sicurezza del consumatore (che spesso entra in contatto con prodotti non certificati, esponendosi a seri rischi per la propria salute) o per il bilancio dell’Erario, quanto anche per la sopravvivenza delle imprese e per la tenuta dei posti di lavoro. Migliaia di posti e di ruoli che ogni anno vengono erosi dalla contraffazione a tutti i livelli, e che potrebbero essere forieri di buone notizie per i giovani italiani alla ricerca di un’occupazione.

Secondo quanto rivelavano pochi giorni fa i dati diffusi dal Censis, nel 2012 il valore del mercato della contraffazione si sarebbe aggirato intorno ai 6,5 miliardi di euro, contro i 6,9 miliardi di euro riscontrati nel 2010. Un calo positivo, figlio della maggiore peculiarità dei controlli effettuati al fine di scongiurare il dilagarsi del fenomeno (drammatico in alcuni settori, come quello alimentare), ma che si traduce comunque in un danno per l’economia nazionale che supera i 13,7 miliardi di euro di produzione aggiuntiva persa, con una contrazione del Pil di 5,5 miliardi di euro o, se preferite, lo 0,35% del Pil. Non solo: la produzione complessiva degli stessi beni in canali ufficiali, e non sommersi o paralleli, avrebbe permesso l’assorbimento di circa 110 mila nuovi occupati a tempo pieno, con gettito fiscale di almeno 1,7 miliardi di euro.

Infine, il Censis ricorda come – nonostante la crisi e il dilagarsi della contraffazione – nel 2013 sia cresciuto il deposito di titoli di proprietà industriale, con consegne sulle scrivanie dell’Ufficio italiano brevetti e marchi pari a 1.664 unità, contro le 1.354 unità dell’anno precedente (+ 23 per cento su base annua). A crescere è anche il deposito di marchi, che si sviluppano dell’1,7 per cento passando da 53.699 unità a 54.626 unità, mentre dimostrano una lieve flessione i brevetti di invenzione, in contrazione dell’1,1 per cento passando da 9.218 unità a 9.115 unità. Calo anche per i modelli di utilità (- 3 per cento) e, soprattutto, per le traduzioni di brevetto europeo (in deterioramento dell’11,1 per cento).



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