Consulenti del lavoro: chi sono e cosa fanno

Il loro compito è sostanzialmente quello di rendere meno complicata la vita delle aziende che devono vedersela con le beghe amministrative. Ma non solo: del loro prezioso contributo ha recentemente parlato anche Papa Francesco

Si è concluso oggi, a Roma, la VII edizione del Festival del lavoro promosso dall’Ordine dei consulenti del lavoro. La kermesse ha attirato, alla Pontificia Università San Tommaso D’Aquino, un numero importante di politici, studiosi, analisti e osservatori che hanno lungamente dibattuto su tematiche quanto mai complesse. Tra tutti gli interventi, merita – a nostro avviso – un’attenzione particolare l’augurio che Papa Francesco ha rivolto, lo scorso 30 giugno, ai consulenti del lavoro sottolineando la natura “promozionale” e non “assistenziale” della loro prestazione lavorativa. Ma è davvero così? Cosa fanno esattamente i consulenti del lavoro? Cerchiamo di capirlo insieme.


consulente del lavoro

Le parole che Papa Francesco ha pronunciato, in occasione dell’udienza giubilare che si è svolta pochi giorni fa in piazza San Pietro, hanno lasciato il segno. “Vi incoraggio a promuovere la cultura del lavoro – ha detto il Santo Padre rivolgendosi ai consulenti del lavoro presenti in piazza – che assicura la dignità della persona e il bene comune della società, a partire dalla sua cellula primaria: la famiglia. E’ proprio la famiglia, infatti, a soffrire maggiormente per le conseguenze di un cattivo lavoro, che è sempre più carente e precario. Voi consulenti del lavoro – ha scandito Papa Francesco – non avete un compito assistenziale, ma promozionale affinché, in ambito nazionale ed europeo, le istituzioni e gli attori economici perseguano in modo concertato l’obiettivo della piena e dignitosa occupazione. Perché il lavoro – ha concluso il Pontefice – dà dignità”.  

Ma chi sono e cosa fanno esattamente i consulenti del lavoro? Sono dei professionisti che operano nell’area giuridico-economica e che si occupano di gestire il personale, dal punto di vista meramente amministrativo. La loro attività principale consiste nell’elaborazione dei cedolini paga, ma svolgono anche molte altre funzioni. Quali? I consulenti del lavoro curano tutti gli aspetti (giuridici, economici, contabili, assicurativi, previdenziali e sociali) che riguardano la stipula e l’evoluzione di un rapporto di lavoro, forniscono assistenza alle imprese nelle vertenze extra-giuridiche (conciliazioni, arbitrati) che coinvolgono lavoratori subordinati e parasubordinati e forniscono assistenza in sede di contenzioso con gli istituti assicurativi, previdenziali, ispettivi del lavoro o con gli uffici dell’amministrazione finanziaria. Non solo: i consulenti del lavoro possono anche occuparsi di controversie e attestare la certificazione tributaria e di eticità del rapporto di lavoro di un’azienda. Le loro competenze risultano, insomma, preziose per le piccole e medie imprese che faticano, molto spesso, a disbrigare da sole le incombenze amministrative (tra l’altro, in continuo aggiornamento) stabilite dalla Pubblica amministrazione.

Come si diventa consulenti del lavoro? Bisogna innanzitutto avere una laurea (triennale o magistrale) in Giurisprudenza, Economia o Scienze politiche e svolgere un praticantato di 18 mesi presso uno studio professionale di consulenza del lavoro. Dopo la pratica, occorre sostenere un Esame di Stato indetto annualmente dal ministero del Lavoro che prevede prove scritte ed orali. Il superamento dell’esame abilita alla professione e consente l’iscrizione all’apposito Albo professionale.

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