Conoscenze linguistiche: come valutare il livello a colloquio e nel CV?

email pervenuta a La Posta di Bianco Lavoro

Parlo inglese. L'ho studiato alle superiori, ho viaggiato, l'ho scritto, l'ho parlato, ho amiche all'estero. E dopo tanti anni lo studio ancora (complice il fatto che la scelta di libri in lingua inglese sia normalmente più estesa e i prezzi più bassi).

Senza falsa modestia, in inglese scrivo davvero molto bene e posso dire che il mio livello di comprensione e di conversazione sia altrettanto alto. Ho sostenuto parecchi colloqui nella mia esperienza lavorativa e in varie occasioni mi è stato richiesto un "ottimo inglese". Ma cosa si intende per davvero? Nell'ultima chiacchierata che ho fatto con una gentile signora quasi mia coetanea, a una mia richiesta di chiarimento mi è stato risposto: "Beh, mi serve che lei sia in grado di dire allo stampatore che l'immagine la vuole in alto a sinistra piuttosto che in basso a destra".

E quindi?

Una risposta del genere si commenta da sola. Per fornire questo tipo di indicazioni, una conoscenza dell'inglese pari a quella del Bardo non è che sia proprio necessaria. A volte mi viene il sospetto che chi cerca una figura di un certo tipo non sappia tanto bene cosa voglia… o vista l'attuale situazione del mercato del lavoro ci si possa permettere una persona molto qualificata per svolgere un lavoro parecchio al di sotto delle sue competenze.

Ah, dimenticavo: il contratto era a sei mesi, "per vedere se andiamo d'accordo".

Anna L. – Milano

 

 

La risposta di Marco Fattizzo, direttore di Bianco Lavoro

In effetti dire ottimo, buono, discreto, così così, senza una precisa scala di riferimento, può portare a confusione o peggio a sopravvalutazione o sottovalutazione.

Le devo comunque fare i complimenti per un motivo: lei ha chiesto un chiarimento preciso alla sua selezionatrice, in pratica ha chiesto di spiegarle cosa esattamente deve “fare” con la lingua. Bene, in questo modo può avere una visione più o meno corretta. E la ha in effetti avuta.

In Italia l'inglese, o comunque la lingua straniera in generale, non è mai stata “spinta” più di tanto dal sistema pubblico di istruzione, gli stessi professori delle superiori si può dire che ce ne siano di più o meno bravi, ma non di certo sono madrelingua (salvo rarissime eccezioni di scuole “virtuose”) ed il sistema scolastico non richiede che facciano degli esami periodici per dimostrare la loro preparazione; questo fa si che dire “ottimo inglese” in Italia è una cosa completamente differente dal dire “ottimo inglese” in Olanda, in Finlandia, in Svezia o in Danimarca. Complice anche il fatto che la TV in molti paesi europei non usa il “doppiaggio” ma i sottotitoli, facendo godere quindi sin dall'infanzia un inglese parlato in centinaia di film e documentari.

In sistema “europass” ci ha provato a creare una scala di riferimento più o meno omogenea, ma si tratta comunque di dare dei “livelli” che alla fine sono sempre molto soggettivi ed a mio parere generano più confusione che altro.

Da parte mia, quando svolgendo attività di selezione ho avuto incarichi da un cliente che mi richiede una persona con un determinato livello di una determinata lingua, ho agito sempre più o meno come ha fatto lei, chiedendo: “Mi dica esattamente cosa deve fare la persona? Parlare al telefono? Di cosa? Scrivere email? Leggere dei testi? Tradurre?,… etc..” In questo modo si ha sempre un'idea più o meno chiara. E le confesso che moltissime volte mi è stato chiesto “ottimo inglese” per scoprire poi che la conoscenza linguistica serviva solo a “passare delle telefonate” o “capire di cosa parla una email per inoltrarla alla persona giusta”.

E nel CV? Come rendere in maniera concreta la conoscenza linguistica? Per far capire quanto “soggettivo” possa essere il livello di conoscenza, famoso è il CV di un uomo che scrisse di comprendere molto bene inglese e per parlarlo “me la cavo comunque gesticolando”… (caso estremo ma di genere non rarissimo). Anche qui proprio a causa della “soggettività” del livello o di come esso viene inteso consiglio di non limitarsi a scrivere “Ottimo”, “buono” o anche solo come spesso leggo “ottima comprensione, buono scritto”, etc…

Ma di dettagliare in maniera circostanziata cosa si sa “fare” nella lingua e come la si è appresa. Permanenze all'estero sono di solito una garanzia che la lingua sia davvero buona, come anche la capacità di ascoltare un discorso in TV e tradurlo in tempo reale o di essere in grado di vendere telefonicamente un servizio o prodotto ad un cliente di madrelingua inglese (sono solo esempi ovviamente).

Un buon paragrafo nel CV su “conoscenze linguistiche” potrebbe essere: “lingua inglese: ottimo livello sia scritto che parlato. Ho studiato per un anno in Gran Bretagna, leggo abitualmente libri in lingua inglese senza ausilio di vocabolario, tratto telefonicamente con clienti americani senza alcun problema”

Provi ora lei (o anche i nostri lettori) a scrivere nei commenti un paragrafo conciso ed efficace su “conoscenze linguistiche”.

 

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  • Silviag31 5 anni

    Io ho il diploma “Proficiency in English” dell’Università di Cambrige che significa livello C2 (secondo la classifica europea di conoscenza lingue). Nessuno o quasi in Italia sa cosa sia il Proficiency, tanto meno gli impiegati delle agenzie per il lavoro che fanno i colloqui ai disoccupati. Basta digitare “proficiency in english” e vedere cosa ne dice Wikipedia del livello di conoscenza, eppure scriverlo nel mio CV non ha nessun valore appunto perchè che richiede ottima conoscenza inglese, magari necessita solo di una persona che sappia “How can I help you?” al telefono……
    Veniamo analizzati da ignoranti…cosa possiamo aspettarci…
    Silvia

  • iAnSa 5 anni

    Tempo fa feci un colloquio per uno stage in un ufficio direzionale dell’aeroporto. Nell’annuncio veniva specificata l’ottima conoscenza della lingua inglese. E infatti la prima parte della selezione era una conversazione in inglese in cui mi si chiese di parlare delle mie vacanze estive. Ottenni il posto e per sei mesi le uniche volte in cui ho avuto a che fare con l’inglese è stato quando casualmente turisti stranieri mi chiedevano informazioni in aerostazione…

  • Elisabetta 5 anni

    Come Lanciano credo che il Common European Framework of Reference for Languages (CEFR) sia un parametro importante riconosciuto anche dalle istituzioni europee. Per avere maggiori dettagli sulle conoscenze richieste per i vari livelli consiglio questo link:
    http://europass.cedefop.europa.eu/it/resources/european-language-levels-cefr
    Personalmente, dopo un diploma di liceo classico sperimentale con indirizzo linguistico (inglese, francese, tedesco) e una laurea in francese (più inglese e tedesco come lingue biennali), ho proseguito con alcuni corsi di inglese del Wall Street Institute (che consiglio caldamente a chi vuole approfondire la lingua parlata) al termine dei quali ho sostenuto il Bulats che fa riferimento proprio al CEFR.  Il mio voto è stato A2. Di conseguenza posso inserire nel mio cv questo livello, certificato da un ente riconosciuto.

  • Lanciano 5 anni

    in genere l’indicatore che viene utilizzato più di frequente per determinare la conoscenza di una lingua straniera, in questo caso l’inglese, è Il Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER), dell’inglese Common European Framework of Reference for Languages (CEFR).I sei livelli di riferimento in cui il QCER si articola (A1, A2, B1, B2, C1 e C2) sono sempre più diffusamente accettati come parametri per valutare il livello di competenza linguistica individuale; gran parte degli enti certificatori delle varie lingue europee stanno ormai completando il passaggio alle nuove denominazioni dei livelli di conoscenza linguistica per le certificazioni da essi rilasciate o, in alternativa, forniscono tabelle di conversione tra le denominazione dei propri livelli e quelle standard del Quadro comune di riferimento europeo.
    Il Quadro comune di riferimento europeo distingue tre ampie fasce di competenza (“Base”, “Autonomia” e “Padronanza”), ripartite a loro volta in due livelli ciascuna per un totale di sei livelli complessivi, e descrive ciò che un individuo è in grado di fare in dettaglio a ciascun livello nei diversi ambiti di competenza: comprensione scritta (comprensione di elaborati scritti), comprensione orale (comprensione della lingua parlata), produzione scritta e produzione orale (abilità nella comunicazione scritta e orale).
    Un’ottima padronanza della lingua corrisponde ad un livello C2 – Livello avanzato o di padronanza della lingua in situazioni complesse, in base a a questo: l’utente comprende con facilità praticamente tutto ciò che sente e legge. Sa riassumere informazioni provenienti da diverse fonti sia parlate che scritte, ristrutturando gli argomenti in una presentazione coerente. Sa esprimersi spontaneamente, in modo molto scorrevole e preciso, individuando le più sottili sfumature di significato in situazioni complesse.

    Gli esami di certificazione necessari per un inglese livello C2 sono IELTS ≥8.5 • CPE • TOEFL 120