Conflitti coi colleghi: qualche consiglio per evitarli e risolverli

Tentiamo di metterci nei panni degli altri e facciamo attenzione a quello che diciamo. I diverbi in ufficio possono creare un clima pesante e guastare il lavoro di tutti. Vediamo come evitarli

Da quando siamo bambini, dividiamo le cose e gli spazi con gli altri. Non è sempre facile: la condivisione e la coabitazione possono mettere a dura prova i nostri nervi (specie se siamo dei tipi riservati, a cui piace stare molto da soli) e provocare reazioni più o meno scomposte. Può capitare anche al lavoro dove trascorrere lunghe ore a stretto gomito coi colleghi può farci perdere la pazienza. Ma parliamoci chiaro: lavorare in un ambiente avvelenato dai litigi e dalle tensioni può diventare un vero e proprio supplizio. Ecco perché è importante che ognuno di noi si impegni ad evitare i conflitti coi colleghi o perlomeno si sforzi di risolverli nel più breve tempo possibile. Vediamo come si fa.


Partiamo col dire che, per convivere serenamente con gli altri, bisogna essere rispettosi. A differenza di quello che può accadere a casa, in ufficio è fondamentale mantenere un certo decoro. Ed evitare di dire e fare cose che possono urtare la sensibilità di chi ci sta accanto o infastidirlo in vario modo. Facciamo qualche esempio concreto: avere per vicino di scrivania un “ruminante” rumoroso, che continua a mangiare patatine e a masticare a bocca aperta, farebbe innervosire chiunque. Così come dividere la stanza con un collega che ha l’abitudine di fischiettare o canticchiare ogni volta che si mette al computer a compilare un report.

3 consigli per evitare i conflitti coi colleghi

Quando siamo in ufficio non siamo soli. Per questo, dobbiamo tenere a freno certi impulsi e certe libertà che possiamo concederci quando siamo a casa. Tutto deve partire dalle buone maniere e proseguire con un minimo di tatto e di buon senso. Per scongiurare i conflitti che possono rendere l’aria insalubre in ufficio, evitiamo di essere molesti ed impegniamoci a fare del nostro meglio.

Leggiamo attentamente le mail

Uno dei comportamenti che possono indisporre di più i nostri colleghi è l’apparente mancanza di attenzione da parte nostra. Se abbiamo ricevuto una mail in cui ci viene espressamente chiesto di dare chiarimenti o di fornire un nostro punto di vista, non ignoriamola. Certo, a tutti può capitare di essere oberati di lavoro, ma la buona educazione vuole che si risponda comunque, anche solo per riferire che al momento non si ha tempo a sufficienza da destinare alla lettura al messaggio e che, appena possibile, lo scorreremo con la dovuta attenzione. Evitiamo di leggere con superficialità le mail dei colleghi ed assicuriamoci di rispondere a tutte le loro richieste.

Non disturbiamo

Se dividiamo la stanza con uno o più colleghi, dobbiamo essere educati e rispettosi. Ed evitare che i nostri comportamenti siano da intralcio al loro lavoro. A partire dall’uso del telefono. Sia ben chiaro: nell’arco delle 8 ore che solitamente si trascorrono in ufficio, è sano e fisiologico mettersi in contatto col mondo esterno e fare e ricevere telefonate da amici e parenti. Ma se abbiamo in programma di fare una lunga chiacchierata con l’amica che non sentiamo da mesi, forse è il caso di aspettare la fine della giornata lavorativa. O consigliabile trasferirsi in un’altra stanza, dove non rischiamo di disturbare chi lavora. Le telefonate private vanno tenute alla debita distanza dai colleghi che non hanno alcun interesse a scoprire perché nostro cugino ha deciso di partire per la Tailandia o perché il nostro amico è in crisi con la compagna.

Prestiamo la giusta attenzione a quello che dicono

E’ un consiglio che riprende e approfondisce quanto evidenziato sopra. Niente può indisporre ed offendere di più della disattenzione e della strafottenza dimostrata da chi ci sta di fronte. Cerchiamo di capire che, se un collega si rivolge a noi (tramite mail, telefono o di presenza), è perché ritiene che possiamo, in qualche modo, aiutarlo. Il minimo che possiamo fare è dedicargli la giusta attenzione e sospendere momentaneamente quello che stiamo facendo. Guardare negli occhi il nostro interlocutore ed ascoltare quello che deve dirci può disinnescare conflitti e tensioni che possono creare seri problemi al lavoro.

4 consigli per risolvere i conflitti coi colleghi

Ammettiamo adesso che i rapporti coi nostri colleghi siano già compromessi e che i diverbi si registrino con una certa frequenza. Cosa possiamo fare per risolvere il problema ed evitare che l’ufficio si trasformi in un Far West dove circolano maldicenze pesanti? A venirci in soccorso possono essere alcuni dei consigli dispensati da Steve Dinkin, presidente del “National Conflict Resolution Center” (l’associazione americana che fornisce assistenza a chi vuole risolvere problemi di vario tipo). Quando parliamo di conflitti che si consumano nell’ambiente di lavoro, secondo Dinkin, bisogna:

Capire se il problema è reale

Quando siamo sotto pressione, il rischio di dire o fare qualcosa di scomposto e sconveniente è molto alto. Ma cerchiamo di essere ragionevoli: non tutte le intemperanze o le apparenti scortesie possono dare il là a dei conflitti. Sforziamoci di capire se è veramente necessario affrontare il collega o se possiamo soprassedere sulla questione. “C’è sempre la possibilità di evitare un conflitto – spiega Dinkin – ma occorre esserne convinti. Se raccontiamo a noi stessi che è meglio lasciar perdere, ma sappiamo già che non saremo in grado di farlo, stiamo solo peggiorando le cose, procrastinando un conflitto che prima o poi dovrà essere affrontato”.

Interpellare una terza persona

Se non riusciamo a venirne a capo perché sia noi che il nostro collega siamo convinti di avere ragione e non siamo disposti a cedere di un solo millimetro, l’unica cosa da fare è interpellare una terza persona. Meglio riportare il problema al capo o al nostro diretto superiore che ha il polso della situazione e può esprimere un giudizio obiettivo con cognizione di causa. In questo caso, è fondamentale tenere conto di quello che dice ed accettare comunque il suo verdetto. Anche se dovesse esprimersi a favore del nostro avversario e dovesse evidenziare che non ci siamo comportati bene.

Mettersi nei panni degli altri

E’ molto importante che ci si sforzi di guardare le cose dal punto di vista dell’altra persona. Come si fa? Si può chiedere ai “duellanti” di riferire come gestirebbero il problema, se qualcuno chiedesse il loro parere a riguardo. “Non è sempre facile che le persone capiscano come si sentono gli altri – afferma Dinkin – ma è più facile chiedere loro come reagirebbero in una determinata situazione. Molto spesso, le loro risposte rispecchiano quelle della persona con cui sono in conflitto”. Sforzarsi di mettersi nei panni dell’altro e di inquadrare il problema anche dal suo punto di vista è il modo migliore di approcciarsi alla questione. E di risolvere il problema.

Controllare il linguaggio

Quando siamo nervosi, possiamo dire di tutto. Specie se siamo delle notorie “teste calde”, che faticano a tenere la lingua a posto quando si sentono aggredite. Facciamo attenzione a quello che diciamo perché alcune parole possono ferire più delle lame e guastare irrimediabilmente i rapporti coi colleghi. “Pensiamo sempre prima di parlare”, è il consiglio di Steve Dinkin, che suggerisce anche di evitare di proferire frasi del tipo: “Tu hai detto” “tu hai fatto”, dal tono smaccatamente accusatorio. Cerchiamo di essere più cauti e composti e di porgere diversamente la questione, affermando (per esempio) che una determinata situazione ci ha procurato dispiacere, delusione, frustrazione ecc… Dire le cose col giusto tono può fare la differenza.

Evitiamo di ingaggiare conflitti coi colleghi e la vita in ufficio scorrerà più serena. Dissapori e divergenze possono capitare, ma impegniamoci a risolverli e a non lasciare strascichi velenosi alle nostre spalle perché il risentimento può inficiare pesantemente il lavoro di tutti. Affrontiamo i problemi con lucidità e poniamoci sempre in maniera rispettosa. Il nostro punto di vista potrebbe essere sbagliato e, quando qualcuno ce lo farà notare, potremmo innervosirci ancora di più. Meglio essere preparati e scongiurare il rischio di fare una sfuriata. E di mettere in imbarazzo noi stessi e gli altri.

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