Confindustria vede rosa: Pil all’1% nel 2015

Il quadro globale ha favorito la corsa delle economie dell'Eurozona, ma attenzione: l'effetto benefico potrebbe consumarsi in un paio di anni

Se dovessimo idealmente assegnare la medaglia dell’ottimismo a uno dei tanti istituti impegnati ad analizzare gli scenari economici, a vincerla sarebbe senz’altro il Centro Studi di Confindustria. Che ha ieri rivisto al rialzo le stime di crescita del nostro Paese arrivando a vaticinare un aumento del Pil che quest’anno dovrebbe raggiungere l’1% e l’anno prossimo spingersi fino all’1,5%. Per meriti che – è doveroso precisarlo – sono più esterni che interni.


Pil

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L’analisi dei tecnici di Confindustria ha, infatti, preso le mosse da un’attenta ricognizione di ciò che è avvenuto a livello globale intrattenendosi sui tanti elementi che hanno favorito la crescita economica anche nel nostro Paese. Secondo i tecnici di viale dell’Astronomia, nei mesi estivi, si è assistito a una frenata del commercio mondiale (strettamente connessa alla piccola crisi delle economie emergenti come la Cina), a un nuovo calo del prezzo del petrolio e a un cambio dell’euro sempre più favorevole, con i tassi di interesse più bassi di sempre. Per quanto non vadano trascurati anche elementi che hanno determinato uno “scombussolamento” generale come la crisi greca che ha tenuto banco per diverse settimane. 

Fatta eccezione per la deflazione che, secondo il Centro Studi di Confindustria, resta l’unica vera minaccia incombente (per via dell’eccesso di risparmio e della sovra-produttività riscontrati a livello mondiale), le cose sembrano insomma aver composto un quadro favorevole alla nostra economia. Tant’è che, nei primi 6 mesi dell’anno, il Pil sarebbe aumentato quasi dell’1,5% (rispetto all’anno precedente) e, tra febbraio e luglio, si sarebbe registrato un aumento del numero degli occupati che avrebbe contribuito a rendere gli italiani più fiduciosi. E quindi più disposti ad aprire il portafogli. Da qui le previsioni rosee che prefigurano (come già detto) un Pil all’1% nel 2015 e all’1,5% per l’anno prossimo, con un aumento considerevole (quasi 500 mila) di nuovi posti di lavoro.

C’è da festeggiare? Non troppo perché il confronto con il periodo pre-crisi rimane impietoso: rispetto al 2007, infatti, il nostro Pil ha lasciato per strada 8,9 punti percentuale, il numero dei lavoratori si è assottigliato di 720 mila unità e quello dei disoccupati è quasi raddoppiato sfiorando gli 8 milioni. Ma secondo Confindustria le cose sono destinate a proseguire per il verso giusto. “Le previsioni continuano a essere prudenti – hanno osservato da viale dell’Astronomia – alla luce del potenziale effetto complessivo sull’economia del Paese dei bassi livelli dei tassi di interesse, del cambio dell’euro, del prezzo del petrolio e della riaccelerazione, l’anno venturo, del commercio mondiale. L’effetto è quantificabile in +1,8% quest’anno e +1,2% il prossimo”. Ma non facciamoci troppe illusioni perché, come hanno ben precisato dal Centro Studi degli industriali, la congiuntura favorevole che si è venuta a determinare – che ha, tra l’altro, agevolato non solo la nostra economia, ma quella di tutti i Paesi dell’Eurozona – si esaurirà nell’arco dei prossimi due anni.




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