Confindustria: rilanciare il manifatturiero e meno tasse sul lavoro

Un calo drastico, del 25% dal 2007 ad oggi. Il settore manifatturiero andrebbe riportato sopra il 20%. Ora si attesta al 16%. Più manifattura significa maggiore produzione e quindi un numero più elevato di posti di lavoro. Il rilancio del manifatturiero in Italia è una delle tante proposte che il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi ha lanciato al governo che s’insedierà dopo le elezioni del mese prossimo. Per rilanciare la produzione però, vanno diminuite le “tasse sul lavoro” (aumentando però l’Iva).  Una di queste, particolarmente odiosa, è l’Irap,l’imposta regionale sulle attività produttive. Ridurla, permetterebbe alle aziende di respirare e quindi  anche di investire.


Gli altri due obiettivi (tre in tutto e una sfilza di interessanti proposte a corredo) di Squinzi riguardano il Pil, indicato in calo anche per il 2013; bisognerebbe invece farlo crescere almeno del 2% l’anno e raggiungere un rapporto con il debito del 100%. Poi la stoccata alla politica, la componente principe che dovrebbe perseguire tramite iniziative concrete tali obiettivi: “dai programmi dei partiti riscontriamo insufficiente attenzione ai problemi dell'economia reale, che in questo momento è il vero problema del paese”, quindi spiega il presidente di Confindustria “siamo preoccupati”. Un altro punto importante, che grava pesantemente sui costi aziendali (e che quindi si ripercuote sugli stipendi e sulla possibilità di assumere e anche su quella di non licenziare, in caso si difficoltà) è il costo dell’energia, che andrebbe ridotto del 30%. Ciò significherebbe portarlo all'incirca ad un livello similare a quello medio europeo.



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