Condannati per truffa dipendenti pubblici, timbravano ed andavano via


Linea dura della Cassazione contro i dipendenti pubblici che timbrano il cartellino e si assentano dal luogo di lavoro. La sentenza n. 25781/2012 ha infatti respinto il ricorso di quattro impiegati alla Sovrintendenza per i beni culturali e ambientali della Regione Sicilia per aver provocato “pregiudizi, sul piano dell’immagine, all’Amministrazione pubblica”, in seguito al loro comportamento non proprio virtuoso.

I quattro impiegati avrebbero infatti dato seguito a timbrature del cartellino con successiva e immediata assenza dal luogo di lavoro, per periodi di tempo compresi tra i 37 minuti e le 2 ore e 50 minuti. L’illecito sarebbe durato per quasi un anno e mezzo, fino alla scoperta nell’ambito di un’operazione di Polizia giudiziaria, finalizzata a verificare le condotte di assenteismo in uso in quello specifico ufficio, mediante analisi dei cartellini marcatempo, videoregistrazioni e pedinamenti. In seguito alla successiva denuncia, i quattro lavoratori sono stati condannati sia in primo che in secondo grado per truffa ai danni dello Stato, da parte della Corte di appello di Palermo.

Gli impiegati, tuttavia, non si sono dati per vinti e hanno presentato ricorso in Cassazione al fine di tramutare la propria pena da detentiva a pecuniaria. La Suprema Corte ha tuttavia negato in toto il ricorso, stralciando anche la richiesta di una riduzione della pena.

“I giudici di merito, con valutazione coerente e logica” – si legge nella pronuncia degli Ermellini – “hanno ritenuto che né del beneficio della non menzione, né della conversione della pena detentiva in pena pecuniaria, i ricorrenti tutti siano stati meritevoli proprio per la dimostrazione di indifferenza verso i pregiudizi, sul piano dell'immagine, arrecati all'Amministrazione pubblica".



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