Concessa carta di credito senza tasse né limiti di spesa: la banca rettifica e finisce in tribunale

È la storia vera di Dmitry Agarkov, quarantenne russo di Voronezh, che decide di modificare termini e condizioni del contratto di gestione della propria carta di credito, proponendone una senza tasse da pagare né limiti di spesa alla propria banca, la Tinkoff. Quest’ultima sottoscrive e rispedisce al mittente, salvo poi opporsi e denunciare l’uomo per frode. La questione è attualmente in discussione davanti al giudice, in Tribunale.


Proposta innocente o furbizia fraudolenta? Tutto inizia qualche mese fa, quando il signor Agarkov riceve a casa una lettera della propria banca, che gli propone una carta di credito. Leggendo attentamente il contratto, Agarkov trova che i tassi d’interesse e le condizioni di utilizzo non siano di suo gradimento. Detto fatto, decide di scannerizzare il contratto sul computer e di modificare i termini d’uso, proponendo l’abolizione di ogni tassa da pagare e nessun limite di spesa nonché penali da pagare in caso di ripensamenti e rescissione del contratto stesso da parte dell’istituto bancario. 

Infine lo stampa e lo spedisce alla banca in attesa della sottoscrizione per accettazione. Con grande stupore, dopo qualche giorno ecco che la Tinkoff rispedisce il contratto, debitamente firmato e accettato, con tanto di carta di credito pronta all’uso.

Tanto per intendersi, in termini chiari e semplici, la linea di credito aperta a favore del signor Agarkov era illimitata: in teoria avrebbe potuto acquistare un’isola della Malesia, pagando con la sua carta di credito nuova di zecca.

Scoperto il misfatto, la banca cita Agarkov in giudizio richiedendo il pagamento di ingenti more.

Ma con grande sorpresa per molti, la prima sentenza ha respinto le accuse della Tinkoff, dando ragione all’uomo. Tra gli argomenti della difesa ce n’è uno in particolare che ha suscitato le reazione dell’opinione pubblica e riscosso non pochi consensi: “avrebbero dovuto leggere, prima di firmare”, vale a dire esattamente ciò che tutti i cittadini si sentono ripetere negli uffici bancari ad ogni tentativo di protesta o richiesta di delucidazione.

Ma Agarkov non si è fermato qui e anzi ha citato la banca chiedendo un cospicuo rimborso per non aver onorato il contratto e non aver rispettato l’accordo firmato. La Tinkoff ha accusato l’uomo di frode, auspicando a suo carico almeno quattro anni di prigione.

L’opinione pubblica è divisa in due. C’è chi ammette che le compagnie finanziarie e le banche non godino certo delle simpatie della gente ma che in questo caso si tratti comunque di frode e c’è chi invece sottolinea come in realtà Agarkov non abbia falsificato la firma o modificato il contratto “dopo” la firma da parte della banca ma che l’abbia semplicemente proposto alla sua attenzione, dopo averne modificato delle parti, e che pertanto la banca sia stata libera di approvarlo e abbia avuto tutto il tempo necessario per farlo. C’è da aggiungere inoltre che in molti prevalgono il risentimento e la rabbia al solo pensiero di quanto siano incomprensibili e ambigui i contratti sottoposti da parte delle banche ma altri ammettono che, per quanto le modifiche ai termini e alle condizioni siano unilaterali, la banca ne invia sempre e comunque notifica ai consumatori e che altrettanto avrebbe dovuto fare Agarkov (ma sottolineano i più polemici, non si tratta della modifica di un contratto già accettato in precedenza ma di uno ex-novo e pertanto senza obbligo di notifica).

Non resta che attendere la sentenza definitiva, il prossimo mese.




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